Nessuno si mette mai a contare quante diossine sono presenti nelle ceneri prodotte dagli inceneritori.
Si da per scontato che siano esenti da inquinanti e che tutto sia stato “tolto” nel processo di incenerimento o di filtraggio.
Addirittura si propone l'utilizzo delle ceneri pesanti nel campo dell'edilizia mettendo a rischio inquinamento le nuove costruzioni. E’ un fatto certo e documentato che gli inceneritori con recupero energetico producano rifiuti speciali e rifiuti tossici, che restano sul fondo del forno o che sono intercettati dalla depurazione dei fumi.
Si tratta di rifiuti molto più pericolosi dei rifiuti urbani trattati, che occorre smaltire in sicurezza e con grande attenzione. Non è affatto un problema secondario, dato che le quantità di ceneri in gioco non sono per niente trascurabili.
Prendendo ad esempio l'inceneritore delle meraviglie di Brescia, nel 2005 ha prodotto complessivamente oltre 167 mila tonnellate di ceneri (136 mila tonnellate di ceneri pesanti e 31 mila tonnellate di ceneri leggere), una quota che corrisponde a 882 chili di rifiuti per ciascun abitante del comune di Brescia. E pensare che c'è ancora qualcuno che sostiene che gli inceneritori fanno “sparire” i rifiuti.
Studi su inceneritori italiani e spagnoli hanno evidenziato da 2 a 7 microgrammi di diossine nelle ceneri pesanti e da 2 a 11 microgrammi nelle ceneri leggere.
Nelle ceneri, insieme alle diossine, si trovano diversi metalli tossici e cancerogeni come gli idrocarburi policiclici aromatici, in concentrazione superiore a quelli misurati nei rifiuti inceneriti.
L’idea di risolvere il problema, come è stato fatto nel recente passato in paesi come la Danimarca, usando le ceneri pesanti per riempimenti stradali e per asfalto e utilizzando le ceneri leggere per fare manufatti in cemento, è una scelta davvero imprudente.
Ovvio che sarebbe più saggio rinunciare all’incenerimento e puntare decisamente a modelli di produzione e consumo a “rifiuti zero”, una scelta tutt’altro che utopica.
Per quantificare il problema delle diossine nelle ceneri, ricordiamo che nel 2006 in Italia abbiamo incenerito “solo” 4 milioni di tonnellate di rifiuti e ipotizzando una produzione media di 5 microgrammi di diossine per ogni tonnellata incenerita, in quello stesso anno abbiamo prodotto circa 20 grammi di diossine.
Le diossine sono sostanze molto tossiche. Sono poco volatili per via del loro elevato HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Peso_molecolare"peso molecolare, poco o nulla solubili in acqua, ma sono più solubili nei grassi, dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un'esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni.
La diossina è talmente tossica che viene misurata in picogrammi (pg). Questo valore corrisponde ad un miliardesimo di grammo.
La dose massima per l'uomo adulto è di 20 picogrammi per kg di peso corporeo a giorno, corrispondenti a 140 pg. per la media di 70 kg.
L'inceneritore di Parma emetterà dal camino una quantità di diossine corrispondenti alla dose massima per 987.428 persone adulte.
Uno dei massimi esperti in Italia di diossine e di inquinamento è Federico Valerio dal cui sito abbiamo colto ampie riflessioni qui in parte riportate.
Una miriade di notizie e di materiali che potete anche voi ritrovare qui http://tinyurl.com/federicovalerio
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 02 agosto 2010
.: GCR, no grazie :.
Sabato 24 luglio abbiamo riunito i nostri associati e simpatizzanti per una bella festa. Momento di svago ma anche frequentatissimo incontro per riassumere 4 anni di attività e di proposte alternative all'inceneritore di Parma. Per questa iniziativa abbiamo avuto l'ospitalità della Fattoria di Vigheffio, nello spazio gestito dalla cooperativa Avalon.
Ci è sembrato doveroso ringraziare i vari soggetti che hanno prestato la loro opera gratuitamente: dal gruppo Antonio Benassi Band, al fonico Riccardo Puglia con Ignazio fino alla cooperativa Avalon e dunque alla cooperativa La Giunchiglia che occupa alcune aree all'interno della fattoria, le cui insegne campeggiavano un po' ovunque nella zona.
Errore gravissimo!
La cooperativa Giunchiglia, nella persona del presidente Marco Carretta, ha smentito categoricamente che avesse appoggiato l'iniziativa “politica” del GCR, prendendo carta e penna e mandando una lettera alla Gazzetta di Parma, spiegando che mai è poi mai ha ricevuto mandato dai suoi associati e dai suoi dipendenti di ricevere un grazie dal GCR.
Ringraziamo Marco Carretta per la revoca del ringraziamento, anche se non abbiamo capito perché tanta solerzia nel voler smentire pubblicamente un grazie dato per sbaglio.
Mica abbiamo la rabbia o il colera, Marco!
Sarà forse perché la cooperativa la Giunchiglia tra le attività (leggiamo dal loro sito) “effettua la manutenzione di aree di verde pubblico nel Comune di Parma... si occupa della custodia e pulizia di impianti sportivi in convenzione con la Provincia di Parma… svolge attività di gestione di Isole Ecologiche nel Comune di Parma” cioè, guarda caso, proprio coloro contro cui il GCR ha combattuto in questi anni, per contrastare il progetto dell'inceneritore.
Caro Marco, noi siamo semplici cittadini e questi intrecci proprio non li capiamo.
Se una cooperativa lavora per un ente pubblico, il suo presidente dovrebbe poter avere la libertà intellettuale di pensarla diversamente in materia di salute e tutela dell'ambiente. O comunque anche se è di parere contrario può soprassedere se qualcuno lo ha ringraziato (per sbaglio) di aver contribuito alla riuscita di una bella festa campestre, magari proprio per evitare rifiuti e inquinamento.
Già per la festa di via Sidoli del maggio scorso il Pd aveva tuonato in consiglio comunale chiedendo conto del perché fosse stato concesso un spazio al GCR. Non sia mai che il Pd sia a favore dell'ambiente!
Non è che tutti quanti ve la state prendendo un po' troppo?
La nostra associazione sta solo facendo proposte e chiede che siano ascoltate e valutate, non siamo ne bombaroli, ne black block ne antagonisti di cui aver paura, anche solo per avervi appiccicato un semplice grazie.
Tutto questo fastidio ci insospettisce.
C'è qualcosa di più di quello che si vede in superficie?
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 1° agosto 2010
.: Mini-discariche crescono :.
Spett. Assessore Cristina Sassi
e p.c. Spett. Direttore Gazzetta di Parma
Sono sempre più, specie nel periodo estivo, quando c'è meno gente per strada e si può agire indisturbati, le mini-discariche di materiali ingombranti lasciate da persone incivili a fianco dei cassonetti stradali.
Qui di seguito alcune foto scattate questa settimana in zona via Sidoli ( http://www.flickr.com/photos/noinceneritoreparma/sets/72157624591899410/show/ )
La gestione di queste tipologie di rifiuti che vanno dal mobiletto pensile in truciolato, al televisore rotto, al divano sfondato, etc., diventa dunque un problema per gli operatori Iren che non sono attrezzati per ritirare e differenziare correttamente questi oggetti con i veicoli in dotazione nel normale turno di lavoro.
Come associazione sensibile al problema, vorremmo proporle di incrementare le possibilità di conferire questi materiali, aumentando il numero delle stazioni ecologiche presenti nel comune di Parma (attualmente 3), costruendone una nuova nella zona sud-est (l'unica attualmente scoperta, dividendo idealmente la città in 4 settori).
Sarebbe poi auspicabile a nostro parere raddoppiare nel tempo il numero delle stazioni ecologiche al fine di intercettare sempre più materiale.
Eventualmente, si potrebbe pensare, per contenere i costi di gestione, di utilizzare lo stesso personale per 2 stazioni contigue con aperture delle stesse a giorni alterni.
Come elemento formativo per la cittadinanza si potrebbe cominciare già da subito ad applicare su ogni cassonetto stradale un etichetta adesiva con le indicazioni sulla più vicina stazione ecologica e sugli orari di apertura della stessa.
In questo modo toglieremmo almeno l'alibi della mancata informazione per tutti coloro che magari non hanno occasione di visitare il sito internet di Enia oppure non leggono abitualmente la Gazzetta di Parma.
Per i cassonetti chiediamo inoltre quando e se è previsto che vengano tolti dalle strade di Parma, applicando il sistema di raccolta porta a porta spinto che in altre città in Italia e nel mondo ha permesso di raggiungere quote ragguardevoli di raccolta differenziata, potendo così applicare la tariffa premiante per i cittadini virtuosi che con grande senso civico ogni giorno si impegnano per garantire un futuro migliore alle future generazioni.
Chiediamo gentilmente una sua opinione in merito.
Cordiali saluti,
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse - Parma
Parma, 28 luglio 2010
.: Ambiente e settore manifatturiero: non c'è sviluppo senza riciclo
Confindustria raccomanda il riciclo :.
Sindaco di Parma - Pietro Vignali
Presidente Provincia di Parma - Vincenzo Bernazzoli
Assessore Ambiente Comune di Parma - Cristina Sassi
Assessore Ambiente Provincia di Parma - Giancarlo Castellani
Segreteria Direttore Generale IREN - Andrea Viero
Questo che alleghiamo è il riassunto delle raccomandazioni di Assomet e Assocarta in materia di utilizzo dei materiali da riciclo, in una lettera inviata ai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico.
http://www.assocarta.it/it/sala-stampa/comunicati-stampa/236-ambiente-e-imprese-non-ci-sono-sviluppo-e-competitivita-senza-accesso-sostenibile-a-riciclo-materiali-e-materie-prime-.html
"Assomet (Associazione Nazionale Industrie Metalli non Ferrosi) e Assocarta ribadiscono la necessità che l’approvvigionamento e l’utilizzo delle materie prime siano sempre più sostenibili sotto il profilo ambientale e sociale in linea con quanto già sottolineato a livello europeo dalle rispettive associazioni di categoria Eurometaux e CEPI.
Questo in sintesi il contenuto della lettera inviata ai Ministeri:
• rispetto della gerarchia dei rifiuti della Direttiva n. 98/2008 e della priorità al riciclaggio;
• controllo dei movimenti illegali dei rifiuti (e, quindi, di materie prime secondarie importanti) oltre alla verifica dell'omogeneità degli standard ambientali applicati nelle aree Extra UE: infatti i movimenti illegali di carta da macero e di rottami non ferrosi costituiscono un danno per la sostenibilità dei settori industriali riciclatori e rappresentano una perdita per i sistemi sociali e industriali in termini di materia prima e di energia;
• migliorare l'efficienza dei sistemi di raccolta differenziata;
• migliorare i sistemi per la raccolta dei dati sui flussi di materie prime secondarie e intensificare la ricerca in materia di riciclo dei materiali."
Parafrasando quanto diceva l'ormai ex-presidente di Enia Allodi in occasione di una recente trasmissione televisiva, questa è l'Italia e l'Europa a cui noi del GCR guardiamo: l'Italia e l'Europa che hanno preso coscienza dei limiti raggiunti nello sfruttamento delle risorse e che pensano a recuperare i materiali post consumo non più utilizzati invece di bruciarli in un forno inceneritore, perdendo in questo modo per sempre il valore di materie prime preziosissime quali carta, metallo e plastica.
Plastica che Enia (volume B del quadro di riferimento progettuale presentato da Enia, pagina 77-78) è intenzionata a intercettare solo per il 17% a fronte di una previsione del PPGR (piano provinciale di gestione dei rifiuti) di un 59,7% di riciclo per le frazioni plastiche.
Insomma, ormai è chiaro che il progetto di Iren, sostenuto dalla Provincia e sostanzialmente accettato, magari passivamente, dal Comune, è un progetto obsoleto concepito in un mondo che non esiste più.
Un mondo che in tutte le sue componenti, dai cittadini, alle aziende, dalle associazioni di categoria, ai consorzi, sta procedendo verso l’unica via possibile: la sostenibilità delle attività umane rispetto all’ambiente in cui viviamo.
Un mondo economico che chiede di gestire i materiali, che Iren-Enia vuole bruciare, per produrre nuova ricchezza e occupazione.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 31 luglio 2010
-645 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, NOI lo possiamo fermare!
+61 giorni dalla richiesta a Enia del Piano Economico Finanziario del Pai
Nota:
· Assocarta è l’Associazione imprenditoriale di categoria che aggrega, rappresenta e tutela le aziende che producono in Italia carta, cartoni e paste per carta. Fa parte di Confindustria e raggruppa l'85% delle aziende italiane con 180 stabilimenti e 21.800 addetti.
· Assomet è l'Associazione nazionale degli imprenditori della metallurgia non ferrosa; fondata nel 1946, aderisce a Confindustria ed inquadra le aziende italiane produttrici e trasformatrici di metalli non ferrosi: alluminio, piombo, rame, zinco, nichel, stagno, magnesio, metalli preziosi e metalli minori.
.: L'ambiente che uccide :.
Da Bolzano a Siracusa, dal Trentino alla Puglia, le neoplasie infantili stanno crescendo a un ritmo indiavolato. Un dato sconvolgente che deriva da una attenta lettura delle tabelle dell'International Agency for Research on Cancer, l'agenzia intergovernativa dell'OMS.
Per la leucemia per il sesso femminile, si scopre che dopo il Kuwait c'è Varese, a seguire Cracovia e Bahia Blanca in Argentina, poi altre tre italiane: Torino, Genova e Parma!
In nessuno luogo come in Italia un bimbo maschio rischia di ammalarsi del linfoma di Hodgkin: undici città delle venti più pericolose al mondo sono nel Belpaese.
Siracusa, Varese, la Romagna, Sassari e Parma fanno invece l'en plein: sono i cinque luoghi con l'incidenza più alta del mondo per le donne.
Questo è quello che si legge nel libro “Così ci uccidono” di Emiliano Fittipaldi, giornalista dell'Espresso.
Perché a Parma non si parla di questa emergenza?
Perché non si dice che in due mesi avevamo già utilizzato tutti gli sforamenti da PM 10 concessi annualmente, disattendendo una puntuale normativa europea?
Perché iniziative utili e concrete come le Kyoto Forest si sono perse per strada?
Perché si usa la green economy come slogan e non se ne comprendono i concreti contributi?
La costruzione di una enorme nuova industria insalubre di classe 1, un inceneritore che brucerà come minimo 130.000 tonnellate di rifiuti, comprendendo tra le altre cose materiali provenienti da discariche e rifiuti speciali, renderà meno monotoni i nostri discorsi, perché potremo parlare, oltre che di PM10, anche di diossine e furani.
Quante volte ci siamo detti “che aria irrespirabile”, quante volte ci siamo guardati intorno e abbiamo visto o vissuto direttamente veri e propri drammi famigliari legati a patologie imputabili all’inquinamento.
E’ ora di rivendicare aria respirabile: è un nostro diritto, dobbiamo ricordarlo.
La nostra comunità deve mettere la salute al primo posto esigendo azioni concrete e risolutive.
Ma soprattutto evitare di peggiorare la situazione attuale, dando il via a progetti che già in progetto aumenteranno notevolmente gli inquinanti.
E i rischi connessi
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 28 luglio 2010
.: Caro Allodi ti scrivo
(sulla notizia dell'avvicendamento
del vicepresidente di Iren Andrea Allodi) :.
Caro Allodi ti scrivo
ora che la pensione è vicinissima
pensa al tuo passato
e prova a guardare al futuro
hai progettato con rigore la rovina del nostro territorio
ora te ne vai con il tuo gruzzolo mensile assicurato
a noi solo i fumi e le diossine
pensaci bene
è il momento di acquistare il tuo buen retiro
ci aspettiamo una scelta oculata
come hai ben detto a tutti noi in televisione
là all'ombra del camino
dove respirare è un toccasana
dove l'ambiente, anno dopo anno,
migliorerà sensibilmente
rispetto al critico centro città
noi ti aspettiamo
ti vediamo già là
rilassato, soddisfatto e felice
con quel sorriso beffardo
finalmente sedati gli scatti di ira
...dalle inebrianti volute di fumo
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 28 luglio 2010
.: Enia, un desolante spettacolo :.
Enia è spettacolare, nel senso dello spettacolo. Ci consoliamo per la perdita delle comiche e ci accontentiamo delle moine dell'ex municipalizzata.
Rivediamo l'annosa vicenda del Piano Economico Finanziario.
In data 31 maggio mandiamo una posta elettronica a Selina Xerra, relazioni con il pubblico di Enia, dopo aver inutilmente chiesto al telefono di sapere dove fosse, sul sito Enia, il piano economico finanziario relativo all'inceneritore di Parma.
Facciamo presente che la delibera del consiglio comunale di Parma 45 del 31 marzo 2006 sottolinea la necessità di massima trasparenza sul Pai e la impone come parte dell'accordo: “L’Enìa Spa si obbliga a riconoscere ai cittadini, alle associazioni ambientaliste e a ogni altro soggetto il diritto di accesso secondo le norme della Legge n. 241 del 7/8/1990 relativamente a TUTTI gli atti riguardanti il termovalorizzatore.”
Ma Selina fa capire che sarà difficile ottenere il documento, materia delicata per una Spa quotata in borsa e amenità del genere.
In data 9 giugno Selina scrive in pompa magna la risposta che recita “a distanza di soli 9 giorni, nonostante la pratica sia evadibile in 30, siamo con la presente ad informarla...”.
Non è ovviamente la risposta alla nostra richiesta, ma semplicemente un pastrocchio, che recita che nel tal ufficio “sono consultabili i documenti...”. Sommessamente ci chiediamo “Non bastava dirlo al telefono il 31 maggio che dovevamo recarci in un ufficio?”
Ci adeguiamo alla modalità ed agli orari indicati, 2,5 ore alla settimana solo di martedì, davvero disponibili quelli di Enia.
Il 6 luglio gli astri si allineano nel modo corretto e siamo là davanti. Primo foglio da compilare, documento da presentare, badge da ritirare, persona da seguire. Eccoci finalmente nella stanza dei bottoni. Sotto sorveglianza disarmata viene aperto un armadio con due mensole traboccanti di faldoni. Pronunciamo la parola magica, “Dov'è il Piano Economico Finanziario?” aspettando le coordinate gps.
Un attimo di disorientamento nella nostra accompagnatrice preannuncia un nuovo modulo da compilare. Il Piano non è in quell'armadio. Inutile osservare che siamo andati lì con quel preciso scopo, dopo averlo precisato in lettera ed aver ricevuto risposta che precisava le modalità. Fingono di non capire?
Ce ne andiamo a mani vuote, non dopo aver incrociato un bel sorriso di nonno Allodi, ancora gaudioso all'ipotesi di irrorare Parma di diossine e furani, chissà come fa a mantenere l'aplomb.
Il 12 luglio l'amministratore delegato di Iren ambiente Andrea Viero fornisce l'ultima, per il momento, puntata delle telenovela. A 42 giorni dalla nostra richiesta ci risponde ancora con una non risposta. Nessun cenno alla nostra esplicita richiesta se non fumosi discorsi di regole interne e di terribili questioni di Borsa.
Iren ci dice di no nonostante non lo possa fare. Questa è la trasparenza di Enia, che dal 31 di maggio non è stata ancora in grado di passare una carta.
Finalmente arriva anche l'intervento del sindaco di Parma Pietro Vignali, che in una lettera inviata a Viero il 19 luglio è assolutamente esplicito: “invito la S.V. a voler dare le opportune e necessarie disposizioni ai dipendenti uffici, affinché, Enia Spa, ora Iren Spa, rispetti gli obblighi assunti con l'accordo in argomento ottemperando alla richiesta di accesso agli atti da parte dei cittadini e delle associazioni”, arrivando anche a minacciare la stabilità dell'intero impianto.
Sottolinea infatti il sindaco che la trasparenza degli atti “rappresenta presupposto fondante dell'accordo”.
Infine il 23 luglio scriviamo di nuovo a Iren richiedendo il documento.
La telenovela è giunta qui: 57 giorni dopo la richiesta del piano economico finanziario parlano solo i silenzi di Enia.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 27 luglio 2010
.: Bologna addio :.
Questa è acqua del torrente Baccatoio, inquinato dall'inceneritore del Pollino, in Toscana, sulla riviera della Versilia: diossine e metalli pesanti sono stati sversati per mesi, a 2 km dalla spiaggia di Marina di Pietrasanta.
Quello del Pollino era presentato come un inceneritore modello, aggiornato da pochissimo, nel 2008, dopo sforamenti nelle emissioni e un altro episodio di inquinamento delle acque. A gestirlo la Veolia, colosso multinazionale dei rifiuti.
Sono migliaia i parmigiani che passano le vacanze in Versilia, come del resto i piacentini, i reggiani, i modenesi: una vacanza s rischio?
Questa è la premessa che avremmo voluto portare a Vasco Errani, se si fosse presentato all'appuntamento. Avevamo infatti chiesto un incontro con il presidente della regione e quando siamo arrivati c'era l'assessore Freda. Spiegato l'equivoco l'abbiamo ringraziata, dicendo che avremmo tentato di fissare di nuovo un appuntamento per non farle perdere tempo
Una premessa consistente in una bottiglia riempita di acqua prelevata in Versilia, che forse è meglio non bere.
Questo è lo scenario tipico legato ad un territorio dove è in funzione un inceneritore: se non è l'acqua ad essere inquinata, è la terra, oppure l'aria, oppure tutte quante insieme.
Volevamo portare a Bologna la questione della gestione dei rifiuti di Parma, che per noi è fallimentare, una differenziata che stenta a superare il 50%, un porta a porta a macchia di leopardo, il centro città, come altre zone, ancora con i cassonetti stradali pieni di plastica e carta, recuperabili. L'organico, quando c'è, raccolto nei sacchetti di plastica. Le cassette di plastica, di cartone e di legno dei fruttivendoli, nuove di pacca, schiacciate tutte insieme con l'organico e bruciate nel grande falò.
Su tutto l'idea assurda di avere per ogni provincia un inceneritore, quando già a Piacenza hanno difficoltà a trovare rifiuti da bruciare.
A Parma si sta costruendo un inceneritore da 130 mila tonnellate, nonostante la necessità di trattamento dei rifiuti urbani sia di 65 mila (dati desunti dal progetto di Enia e dalle stime del Piano Provinciale dei Rifiuti).
Dietro le quinte il business dei rifiuti speciali, affidato al gestore, che oggi si chiama Iren, che sulla salute dei parmigiani costruirà i suoi bilanci, con poca trasparenza, prova ne sia la negazione del piano economico finanziario legato al progetto, che nonostante una lettera del sindaco ancora non esce dalle teche della multiutility.
Chissà poi quando chiederemo di accedere ai dati delle emissioni, cosa risponderanno.
A Parma si costruisce l'impianto contro tutti.
I cittadini, le aziende dell'agroalimentare, i sindacati di categoria, i consorzi, Greci, Barilla, Chiesi i 3 illustri nomi che non vengono nemmeno presi in considerazione.
Il consenso è preso a sberle, ma i risultati poi arriveranno, il tempo è galantuomo.
La politica dei democratici locali in tema ambientale semplicemente non esiste. Nell'inceneritore si intendono bruciare i rifiuti sepolri nelle discariche del territorio: 7 milioni di tonnellate di rifiuti, 50 anni di forno pieno di scorie di ogni tipo e pericolosità, ma nessuno alza alcun dubbio, anzi il gesto è ritenuto dai vertici del partito una presa di coraggio.
L'associazione Gestione Corretta Rifiuti ha in questi anni avuto maggiore ascolto dalla destra che dalla sinistra. Per incontrare il presidente della Provincia Bernazzoli c'è voluto un anno, per incontrare il sindaco di Parma Vignali è bastato un mese.
Oggi abbiamo davanti una politica dei rifiuti che risulta autopunitiva per il territorio.
Migliaia di aziende dell'agroalimentare, un territorio che su questo comparto ha salvato l'economia locale, il sistema delle Dop e dei Doc sviluppatissimo e a rischio inceneritore, gli esempi di Brescia (diossina nel latte), di Montale (diossina nel latte materno e nei polli), di Pietrasanta (metalli pesanti nell'acqua) sono lì da vedere.
Oggi siamo all'assurdo.
Abbiamo il sindaco del capoluogo, che guida una amministrazione di centro destra, propenso ad una alternativa, disponibile a verificare un'altra modalità di gestione dei rifiuti, che considera il nostro progetto alternativo “una cosa seria”.
E sull'altro fronte il presidente della Provincia, che guida una maggioranza di centro sinistra, che sbatte la porta, nega ogni tipo di confronto sull'alternativa, si innervosisce alle nostre insistenze, al nostro non adeguarci e non abbassare il capo.
Ci viene detto che l'iter è concluso, è stato discusso per anni, che tutti hanno avuto la possibilità di fare le proprie considerazioni.
La nostra associazione fin dal 2006 va ripetendo che è sbagliato partire dall'impianto, una casa si costruisce dal tetto?
Seguendo le indicazioni dell'Europa bisogna prima arrivare a computare le reali necessità di trattamento applicando prima la riduzione, poi il riuso, poi il riciclo e infine il recupero, non necessariamente tramite incenerimento.
Senza applicare le corrette pratiche, come il porta a porta spinto, si è deciso nel lontano 2005 una necessità di trattamento teorica, slegata dall'applicazione pratica e da una verifica sul campo.
Oggi vediamo come il sistema inceneritori provochi il collasso del sistema di riciclo delle materie.
Brescia, dopo dieci anni di inceneritore, ha la differenziata bloccata al 40%.
L'incenerimento è antitetico alla raccolta differenziata, proprio perché entrambi i sistemi inseguono lo stesso trofeo, la materia ad alto potere calorifico, la carta, la plastica, il legno.
Affidare allo stesso gestore le due tipologie di raccolta significa dare 2 lattanti ad una stessa balia. Nessuno dei due morirà di fame.
Si darà in parti eque ad entrambi.
I cittadini oggi sono maggiormente informati e sanno cosa si devono aspettare dal nuovo inceneritore in costruzione. Nel 2012 depositeranno nell'urna un voto chiaro e inequivocabile.
E noi faremo la nostra parte per sottolineare le decisioni prese, il consenso per chi sosterrà ancora l'inceneritore verrà meno.
Noi faremo la nostra ulteriore battaglia.
Il futuro dei nostri territori è strettamente legato alla qualità ambientale degli stessi.
Gli inceneritori attivi nella nostra regione continuano nell'opera di distruzione dell'ambiente.
E vanno nella direzione contraria ad un risanamento ed a un recupero della qualità dell'aria, della terra, dell'acqua.
La nostra proposta alternativa, sviluppata a livello embrionale con una analisi di fattibilità, costruita da ingegneri e chimici ambientali iscritti ai rispettivi ordini, è stata depositata in comune e in provincia. E' supportata dall'ordine degli ingegneri di Parma, che ha incaricato la commissione sostenibilità di occuparsene.
Questa proposta potrebbe essere adottata in tutte le province e portare alla chiusura di tutti gli impianti di combustione, a partire da quelli più vecchi.
L'analisi delinea come sia possibile gestire la materia dei rifiuti senza incenerimento e che le quantità residue non consentono la costruzione di un inceneritore. Non ci sono i numeri.
Spiega le modalità alternative e le azioni da intraprendere per gestire ogni materiale.
Il sindaco di Reggio Emilia Delrio ci ha confermato in un incontro a Parma con il sindaco Vignali questa nostra conclusione: l'inceneritore è anti economico.
La gestione meccanica a freddo consente di recuperare materia riducendo a quantità irrisorie lo scarto ed è la chiave di volta per ribaltare l'approccio ai rifiuti che sono, ricordiamolo sempre, risorse, che trattate in modo corretto diventano recuperabili per un nuovo ciclo industriale.
Il territorio ha bisogno di cambiare, prima che sia troppo tardi.
Questo avremmo voluto dire, se il nostro interlocutore fosse stato presente.
Questo lo avremmo detto se alla ulteriore richiesta di appuntamento al presidente Errani avessimo avuto riscontro.
Bologna, addio.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 26 luglio 2010
.: Parma Parallela :.
Una serata sulle note degli Antonio Benassi Band, che hanno accompagnato a Vigheffio le gremita Festa Rifiuti Zero, organizzata dall'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse per abbracciare tutti i sostenitori della vertenza in atto contro la costruzione dell'inceneritore di Parma.
Già dalle prime ore della sera gli stand gastronomici messi a disposizione dalla cooperativa Avalon registravano l'ingrossarsi delle file.
L'associazione aveva preparato per l'occasioni video, proiezioni, gadgets, riffe, informazione a 360 gradi sugli inceneritori e sull'alternativa proposta alle amministrazioni locali.
Grande riscontro ha avuto poi lo spazio gioco dedicato ai più piccoli che fino a tarda ora si sono divertiti tra salto con la corda, cacce al tesoro, tiro al birillo.
Grazie alla disponibilità di Riccardo Puglia, il tecnico Ignazio ha dato man forte agli impianti audio e luci e poter dare smalto all'esibizione dal vivo della band.
“La donne di Mantova”, “Piovani”, “Parma Parallela” il quartetto non si è risparmiato ed ha fatto godere l'affollata platea la gran parte del repertorio di canzoni anche in dialetto parmigiano che non hanno mancato di strappare convinti applausi e partecipati cori di accompagnamento.
Una carrellata di rock made in Parma che ha raccolto in questi anni crescente attenzione e convinti successi nelle esibizioni dal vivo che il gruppo porta in giro per la Padania e oltre.
“Lo torturo”, “Dito qui”, “Carla Bruni e sarcosi”, la verve sagace e auto ironica di Antonio, voce e chitarra elettrica, Nik, chitarra elettrica e voce, Giordano, basso, Dade, batteria e voce, si è impadronita della platea per un felice concerto live tutto da ascoltare e da vedere.
Baciata da un clima possiamo dire perfetto la “Festa Rifiuti Zero” ha registrato il tutto esaurito e fino a tarda ora tavoli gremiti e tanta allegria per dire ancora una volta che Parma non vuole l'inceneritore dei veleni.
C'è una Parma parallela che vuole un futuro per la nostra città. Un futuro libero da diossine e inquinamenti. Una Parma che conquista giorno per giorno maggiore terreno e che alla fine, chissà, potrebbe anche tagliare vittoriosa il traguardo.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 25 luglio 2010
.: Pop corn al gusto rifiuti :.
Ancora gli inceneritori nell'occhio del ciclone. I Nas di Brescia hanno denunciato 21 autisti, dipendenti di una ditta di autotrasporti campana, per le gravi irregolarità nel trasporto di alimenti destinati agli animali.
L'azienda è di Maddaloni (Caserta) e avrebbero violato le norme igieniche sul trasporto di prodotti alimentari, utilizzando le stesse autocisterne per caricare rifiuti e poi mangimi per animali, senza provvedere ad una regolare bonifica.
L'indagine, partita lo scorso dicembre, è stata curata dal Nucleo Anti Sofisticazioni del Carabinieri e si è conclusa all'inizio di luglio con il sequestro di venti automezzi e la denuncia degli autisti.
Anche un dipendente di una stazione di lavaggio di Lonato (Brescia) è stato denunciato alle autorità competenti.
Secondo i Carabinieri - che hanno seguito i camion per alcune settimane - le autocisterne trasportavano scorie industriali provenienti da Acerra, dirette all'inceneritore di Brescia.
Una volta scaricato il carico, dopo un sommario e veloce lavaggio senza nessuna bonifica, andavano alla ricerca di mais da utilizzare per la produzione di mangimi.
I Nas hanno rilevato che il cereale era contaminato dalle sostanze tossiche presenti nei rifiuti.
Con questo sistema, gli autisti trovavano carichi di ritorno offrendo tariffe più basse di quelle di mercato, mentre in teoria dovevano tornare vuoti.
La vicenda ha anche avuto ricadute ambientali. L'autolavaggio di Lonato infatti disperdeva sostanze tossiche e pericolose nell'ambiente, senza rispettare assolutamente le procedure di smaltimento.
Ancora una volta i rifiuti speciali sono al centro di brutti affari che causano ricadute sulla salute dell'uomo. A Ugozzolo si intendono bruciare 130 mila tonnellate all'anno di rifiuti tra cui la metà saranno proprio “speciali”.
Speriamo che i gestori di tale impianto siano assolutamente corretti e attenti a tutte le procedure per non trovarsi un giorno con notizie di questo genere provenienti da Parma.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 19 luglio 2010
.: Bologna snobba Parma - Un fantasma di nome Errani :.
Volevamo illustrare al presidente della regione Emilia Romagna l'analisi di fattibilità per la gestione dei rifiuti di Parma senza inceneritore.
L'analisi, costruita con l'apporto di ingegneri e chimici ambientali, mette in evidenza che non ci sono i numeri a Parma che giustifichino la costruzione di un inceneritore.
Il 18 giugno inviamo la richiesta alla segreteria della presidenza
Il 22 giugno telefoniamo alla segreteria, risponde Katia, che ci informa che il presidente Errani è a Roma e ci invita a ritelefonare il lunedì successivo.
Il 28 giugno giunge una posta elettronica in cui ci confermano l'appuntamento “nell'ufficio dell'assessore Freda”.
Il 14 luglio ci rechiamo a Bologna, arriviamo all'ufficio e scopriamo che l'appuntamento è con l'assessore Freda, di Errani neanche l'ombra.
Siamo partiti da Parma in 3, spostando impegni di lavoro, facendoci sostituire, affidando bambini a baby-sitters: ci guardiamo negli occhi e vicendevolmente scopriamo delusione e frustrazione e una (leggera?) sensazione di essere presi per il naso.
Qualche scambio con la segretaria ci rende edotti che non abbiamo chiesto esplicitamente l'incontro “con il presidente”, ma ci domandiamo a che serva scrivere alla “segreteria del presidente”, se poi ci fanno incontrare altri personaggi. E soprattutto quale utilità possa esserci nel conoscere gli impegni di Errani se tanto è un altro che dobbiamo incontrare.
Se si suona ad un campanello ci si aspetta che chi apre corrisponda al tastino premuto, o è di moda schiacciare un tasto attendendo chi apre, per puro gusto della sorpresa?
Mentre rimettiamo armi e bagagli per il ritorno, incrociamo l'assessore Freda, che per onorare il suo cognome si guarda bene da esporre una qualsiasi forma di scuse, visto l'evidente equivoco, ma anzi si mostra scocciata non poco dal diniego.
Ma come, sono qui per voi e ve ne andate?
Ora abbiamo indirizzato alla segreteria della presidenza una ulteriore richiesta di incontro specificando in lettere cubitali chi intenderemmo incontrare, sempre che il destinatario sia sufficientemente ben disposto per concedersi a dei parmigiani piccoli piccoli, deboli deboli, ma molto preparati sul tema dei rifiuti.
Attendiamo con scarsa speranza la risposta, a meno che, ingegnandosi, non intendano dirottarci un'altra volta verso qualche altro indirizzo.
Del resto Bologna è grande, ricca di uffici e di aria condizionata a mille, con finestre spalancate!
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 18 luglio 2010
.: Un workshop sotto vuoto spinto :.
Workshop, o meglio Desert-Shop, mercoledì scorso, al Campus Universitario. Si parlava di Sistemi di gestione dei rifiuti. Nell'aula deserta abbiamo sentito le motivazioni che spingono verso la realizzazione degli inceneritori. Un'occasione per darsi ragione da soli e la foto allegata la dice lunga senza tante parole. Forse erano più i relatori che il numero di coloro che stavano ascoltando.
Fra gli appunti raccolti al volo segnaliamo: “ci sono difficoltà di interpretazione dei dati e delle valutazioni delle metodologie applicate nei vari studi, se non si è accorti e scrupolosi possono uscire i risultati che vogliamo vedere. Per questo occorre mettere sempre in dubbio le valutazioni e le conclusioni”, oppure “è complicato valutare le emissioni perché varia il combustibile”.
Tutto il resto è stato un presentare studi, dati e opinioni di ricercatori, studiosi, tecnici, addetti ai lavori, che sostengono come l'inceneritore di Parma sia il male minore, pur apportando 3,2 ton di polveri all'anno e 45 mg di diossine.
E sapete cosa significa questa apparente piccola quantità? Corrisponde a 45 miliardi di picogrammi, dosi per 1 milione di abitanti adulti.
Nel nostro Paese è sempre difficile capire dove stia la verità, fra conflitti d'interesse, fra controllori che si controllano da soli, fra studi e ricerche commissionate, anche i tanti bravi ricercatori, studiosi, professionisti, politici, sono in difficoltà a capirlo.
La scelta è fortemente influenzata dalla visione che abbiamo. Se si guarda avanti, oramai quasi tutti si rendono conto che questo modello di consumo è finito, la discussione è solo su quanta strada manca al capolinea.
Se crediamo di essere in strada con un auto senza volante, la scelta dell'inceneritore va in questa logica. Se vediamo che l'auto ha il volante (mai vista una senza) possiamo sterzare e cambiare strada.
Auguriamo a tutti quelli che scelgono di andare dritto di trovare la forza di guardare i bambini di oggi negli occhi, quando ci chiederanno di render conto del mondo che gli abbiamo lasciato.
Ogni giorno arriva la notizia di un inceneritore sequestrato, sigillato, chiuso e di relative indagini, arresti, citazioni a giudizio.
Sono tutti impianti nuovi, certificati, naturalmente Bat (con le migliori tecnologie disponibili) ma resta il fatto incontestabile che gli inceneritori siano forti produttori di inquinanti e luoghi dai quali stare, abitare, lavorare, a debita distanza.
Oggi le lobbies degli inceneritoristi prevedono nei loro bilanci quote da destinare a studi che guarda caso salvano gli impianti, un moderno green washing che abbiamo intravisto anche mercoledì.
Vorremmo infatti sapere se tutti questi esperti sono disponibili a trasferire essi stessi e le loro famiglie all'ombra di un camino, per dimostrare nei fatti che l'aria emessa da un inceneritore è migliore di quella ambiente.
Attendiamo notizie in merito.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 17 luglio 2010
.: 8000 lavoratori? Per Enia non esistono :.
A pagina 57 dello Studio di Impatto Ambientale sull'inceneritore di Parma commissionato da Enia allo Studio Oikos Progetti (presentato nell'agosto 2007) si legge "la maggior ricaduta emissiva è prevista solo nella zona limitrofa all'inceneritore che risulta a bassa densità abitativa"
Partiamo da questa dichiarazione per spiegarvi perché mercoledì 15 luglio dalle 17 alle 18.30 sotto un sole che spaccava le pietre, alcuni di noi si sono recati all'uscita dello stabilimento Barilla di Pedrignano per consegnare ai dipendenti una lettera che li esorta ad informarsi e discutere i pericoli che il costruendo inceneritore di Ugozzolo porterà alla loro salute e all'immagine dell'azienda conosciuta in tutto il mondo.
La bassa densità abitativa non prende in considerazione infatti che nei pressi dell'inceneritore sorgono o sorgeranno aziende che danno lavoro a migliaia di dipendenti.
Gente che passa 8-10 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, per 48 settimane all'anno, una consistente parte della propria vita, all'ombra di un camino che emette 3,2 tonnellate di PM10, diossine e metalli pesanti.
Non sappiamo cosa si intenda per bassa densità abitativa nella letteratura scientifica ma siamo in grado di fare una stima approssimativa di quante persone lavorano nel raggio di una area di 2 km dal camino.
Per iniziare possiamo metterci i 1500 dipendenti Barilla per poi continuare con i 300 ricercatori della Chiesi Farmaceutici, quindi consideriamo gli attuali 2000 lavoratori dello SPIP 1 a cui si aggiungeranno a breve altri 3-4000 lavoratori del nuovo SPIP 2 & 3 e finiamo pure con i 250 dipendenti dell'Ikea di Parma e i circa 200 dipendenti di Greci.
Questi sono i numeri approssimativi e la somma di questi fortunati beneficiari delle emissioni del camino Enia arriverà dunque a oltre 8000 persone.
Dunque 8000 persone nel raggio di 2 km sono da intendersi bassa densità abitativa?
Enia ha tenuto conto di queste persone nello studio di impatto ambientale
oppure ha considerato solo gli abitanti dei casolari circostanti?
Il 15 luglio eravamo davanti a Barilla anziché in piscina a difenderci dalla calura estiva, per informare le persone che lavorano lì che è possibile gestire i rifiuti in maniera alternativa senza che loro debbano rischiare la salute.
Pensiamo sia loro diritto discuterne e chiedere a dirigenti e titolari di una della maggiori aziende italiane di fare pressioni affinchè il progetto dell'inceneritore venga sospeso.
Caro dipendente Barilla,
sei sicuramente già informato sulla prossima realizzazione dell'INCENERITORE di UGOZZOLO situato a soli 1,5 km dal luogo in cui lavori 8 ore al giorno per tutto l'anno.
Tuo malgrado sarai costretto a fare i conti con maggiori emissioni provenienti dal camino che, oltre a diossine e metalli pesanti, emetterà 3,2 tonnellate di PM10 in più ogni anno rispetto alla situazione attuale (fonte: Studio di impatto ambientale Enia pubblicato anche sul ns. sito).
Il tuo titolare così come altri importanti esponenti dell'industria parmense hanno espresso dubbi sull'opportunità di continuare in questa scelta obsoleta e scellerata.
Anche tu puoi fare la tua parte discutendone con i tuoi colleghi e sollecitando i dirigenti della tua azienda a far maggiori pressioni sulle amministrazioni locali affinché si sospendano i lavori e si valuti la proposta di gestione rifiuti alternativa del GCR.
Noi vogliamo che Barilla continui ad essere l'azienda italiana con la miglior reputazione nel mondo ed abbiamo a cuore la salute dei nostri figli.
E' giunto il momento di far sentire la tua voce.
Cordiali saluti,
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 16 luglio 2010
.: La banda stona ma il pubblico applaude :.
Domani al Campus l'Università di Parma organizza un workshop sui rifiuti. Nonostante i disastri che leggiamo ogni giorno sulla stampa, di pochi giorni il sequestro dell'inceneritore di Pietrasanta, che avvelenava le acque del torrente Baccatoio (2 km dalla spiaggia), il mondo accademico si riunisce per darsi ragione da sé, senza alcun contraddittorio, senza alcuna voce che faccia da controcanto.
Nonostante si dia per scontato ormai che gli inceneritori siano, oltre che dannosi per l'ambiente, anti economici per le amministrazioni che li adottano, vincono ancora in Italia le lobbies dell'incenerimento, contro tutti e contro tutto, buonsenso incluso. Di certo sostenute da una certa parte del mondo accademico.
Leggiamo gli interventi previsti ed è davvero tutto un programma.
Saluta l'assessore comunale Sassi, di cui ricordiamo la felice espressione: “un barbecue inquina più dell'inceneritore”.
Apre Agostino Gambarotta: “gli inceneritori inquinano meno delle caldaie”, segue l'intervento di Stefano Consonni: ricerche finanziate da Aem Milano ed Ansaldo, consulente per Asm Brescia (che ha il più grande inceneritore d’Italia), Ansaldo, Italcementi, Snam, Frano Tosi, consigliere della municipalizzata allora chiamata Asm Piacenza e dal 1996 al 1998 presidente della Tecnoborgo Spa, società pubblico privata preposta alla costruzione dell’impianto d’incenerimento rifiuti di Piacenza.
Ecco poi Angelo Montenero, che vuole usare le ceneri ricche di diossine e metalli pesanti per produrre vetro; Pierangelo Carbone e Giacomo Cerri, dell'assessorato all'ambiente di Piacenza, il cui inceneritore ha bruciato perfino il petrolio del Lambro.
Non hanno chiesto invece la presenza del presidente dell'ordine dei medici di Piacenza Giuseppe Miserotti che in un appello alla città di Parma afferma: “posso assicurare che esiste una copiosissima letteratura sia nazionale che internazionale sui danni alla salute causati da questi impianti (tumori, malattie disormonali, disturbi dell’immunità, malattie polmonari e cardiocircolatorie”.
Dopo il coffee break è la volta di Michele Giugliano, del dipartimento idraulica e ambiente del Politecnico di Milano e già consulente di Asm Brescia. Ha realizzato corsi e studi su Inquinamento atmosferico e trattamento delle emissioni gassose che hanno visto le seguenti collaborazioni con enti ed imprese: Asm Brescia, Consorzio Smaltimento rifiuti di Lecco, CUEM-Consorzio Universitario Economia Industriale e Manageriale, Eni, Istituto per l’Ambiente, Snam, SnamProgetti. Lo stesso professor Giugliano insieme al professore Stefano Consonni, ha realizzato per conto Federambiente (organismo che riunisce tutte le ex municipalizzate d’Italia e ditte interessate a questo settore) uno studio sui grandi vantaggi dell’incenerimento dei rifiuti citato come esempio da Asm Brescia.
Carlo Signorelli, che ha presentato per Enia lo studio di impatto ambientale dell'inceneritore di Parma: “gli inceneritori dovrebbero garantire bassissime emissioni di diossine e di altri inquinanti pericolosi per la salute... la maggiore ricaduta emissiva è prevista solo nella zona limitrofa all'inceneritore, che risulta a bassa densità abitativa”.
Vero, i dipendenti Barilla, Greci, Chiesi, Spip... non vi abitano, trascorrono lì solo 8 ore al giorno... E poi scrivendo “dovrebbero” ci salviamo da ogni evenienza.
Infine Giulio De Leo e Michele Cordioli che hanno presentato la loro ricerca parziale che salva l'inceneritore, ma che ad esempio ha calcolato le emissioni sulla metà dei metri cubi emessi.
Una bella giornata per suonare note stonate, e nonostante tutto applaudirSI.
Parma, 13 luglio 2010
.: Lettera Aperta a Pietro Vignali, sindaco di Parma
Per Enia la trasparenza semplicemente non esiste :.
Caro Sindaco Vignali,
come volevasi dimostrare, la trasparenza di Enia è solo una facciata cadente e dietro si intravede il nulla. Avevamo chiesto ad Enia il piano economico finanziario dell'inceneritore, e il consiglio comunale di Parma si era espresso chiaramente in tal senso.
Addirittura lei era intervenuto per dire che da Enia si aspetta assoluta disponibilità e collaborazione. Noi ci siamo recati alla sede dell'ex municipalizzata come ci avevano indicato di fare, esattamente il martedì mattino, dalle 9,30 alle 12, che grande disponibilità Enia!
Là scopriamo che il documento non è presente insieme a tutta la documentazione dell'inceneritore, tutta si fa per dire, naturalmente.
Ci hanno chiesto una nuova domanda, da presentare e sottoscrivere e con l'impegno a risponderci entro 30 giorni.
Oggi doccia fredda, con una sibillina risposta non risposta che ci nega il documento richiesto a firma dell'amministratore delegato Andrea Viero.
Enia non scuce niente altro che non sia all'interno dell'armadione, dove però quello che interessa non c'è.
Una presa in giro vera e propria, non le pare? Domande e contro domande per risponderci che il documento ce lo possiamo solo immaginare e che non potremo averlo tra le mani mai.
Forse lei che è sindaco ci riuscirà? Oppure neanche al primo cittadino di Parma diranno il fatidico sì?
Enia si allontana da tutti noi, ora è Iren e a risponderci, è Viero e non Allodi a firmare.
Decidono a Torino e Genova, non a Parma, cosa dire e fare e, soprattutto, cosa bruciare.
Che segreti conterrà il piano economico finanziario? Forse Enia che spenderà ben di più di quanto ha detto e dichiarato fino ad oggi? Forse Enia che non è in grado di rientrare dall'investimento senza un generoso e costante apporto di rifiuti che siano prodotti o meno da Parma? Forse Enia che senza delle tariffe di teleriscaldamento molto alte non coprirà i costi?
Abbiamo toccato un nervo scoperto, ed Iren di questi tempi ne ha già esposti parecchi.
E' un momento delicato, dove nemmeno la trasparenza nei confronti dei cittadini di Parma è contemplata come doverosa. Ci negano un semplice documento, chissà cosa succederà quando chiederemo i dati delle emissioni, quando vorremo mettere il naso in che cosa entra all'impianto di Ugozzolo, quando dovremo controllare quello che combinano all'interno del Pai.
Oggi si è consumata ancora una volta il sequel del dopo Enia, di quanto lontano sia dagli interessi dei cittadini e dagli interessi del nostro territorio una Spa quotata in Borsa.
E noi abbiamo intenzione di consegnare al buio la gestione dei rifiuti per i prossimi 20/25 anni, 5 lustri di affari legati all'inceneritore, nonostante gli ultimi fatti di sequestri e impianti fuori norma come l'ultimo accaduto di Pietrasanta.
Ma il programma della sua nuova formazione prevede questo tipo di collaborazione con l'ente gestore dei rifiuti? Totale e cieca fiducia nei loro atti?
Confidiamo nelle sue capacità per riportare alla realtà la vicenda Enia.
Parma, 13 luglio 2010
.: Sotto sequestro l'inceneritore di Pietrasanta
Ha riempito il territori di diossina e metalli pesanti :.
A Falascaia è attivo o meglio era, un impianto di incenerimento considerato sicuro, perché dell'ultima generazione, di quelli che inquinano meno di un barbeque, secondo l'ormai famosa affermazione dell'assessore all'ambiente del comune di Parma Cristina Sassi.
Aperto nel 2002, 110 mila le tonnellate trattate annue, nel 2008 lo sforamento dei livelli di diossina era stato di 4 volte i limiti di legge, e addirittura si ipotizzò che si fosse costruito un software che manometteva i dati per mantenerli nei termini consentiti. Controlli, aggiornamenti, rassicurazioni.
La commissione speciale di inchiesta non aveva portato da nessuna parte e tutti si erano detti tranquillizzati, al punto che il presidente della commissione Paolo Marcheschi aveva chiosato, “servono, non solo in questo impianto, maggiori controlli per monitore al meglio la qualità delle emissioni e per tranquillizzare le popolazioni.
Nel caso specifico, il nuovo gestore dell’impianto di Falascaia, subentrato nell’esercizio da circa un anno, si è dimostrato disponibile ad aumentare i controlli e a collaborare con gli enti preposti per un monitoraggio più puntuale ed efficace delle emissioni”.
Non potevano invece stare tranquilli i cittadini versiliesi, non dovevano proprio.
E oggi la magistratura ha messo la parola fine alla storia dell'inceneritore con il sequesto di tutto l'impianto.
Sigilli posti dalla Procura di Lucca con l'ausilio della polizia forestale, provinciale e comunale in località Pollino dove fino a ieri era in funzione il mostro inquinatore.
Sembra di vivere in anticipo delle situazioni a cui anche a Parma ci dovremo preparare.
L'inceneritore di Falascaia viene chiuso dopo 15 anni di lotta dei cittadini e de
i comitati che avevano nel tempo denunciato innumerevoli volte lo sforamenti dei limiti di legge e gli inquinamenti subiti del territorio.
Ora a Parma, ancora al momento libera da questo incubo, non soddisfatta dai danni che l'impianto del Cornocchio ha causato al territorio, i nostri amministratori, Provincia di Parma in testa, ci vogliono ributtare in questa scena che nessuno vuole.
Nonostante tutto quello che succede in giro per l'Italia
il business viene messo prima dell'interesse dei cittadini.
Svegliati Parma.
Parma, 1 luglio 2010
.: Non è vero. -
Ma Enia insiste con gli spot pro inceneritori. :.
Enia risponde a tutta pagina alle affermazioni dell'associazione Gestione Corretta Rifiuti, pubblicate domenica scorsa, ma non entra nel merito delle questioni da noi esposte. Vediamo alcuni passaggi.
Non è vero che, come afferma il titolo, “Raccolta differenziata e recupero energetico” possano convivere. Si sa infatti che i due sistemi, inceneritore e raccolta differenziata, sono antitetici fra di loro, e non serve chiamare il forno “recupero energetico” perché sappiamo bene che il recupero di energia, bruciando materie come la plastica, è soltanto del 15%.
Che il forno inceneritore sia antitetico alla raccolta differenziata lo dice lo stesso Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti (PPGR) quando, nella relazione illustrativa, a pagina 70, recita: “quando poi le amministrazioni locali avranno adottato con successo le strategie di riduzione e riciclaggio, la carenza di rifiuti da trattare potrebbe creare dei problemi economici ai gestori degli impianti di trattamento ed in particolare degli impianti di combustione. Queste situazioni non incentivano inoltre il raggiungimento degli obiettivi di raccolta poiché la raccolta differenziata diventa antitetica al trattamento del residuo”.
Non è vero che il problema dei costi della gestione dei rifiuti sia la mancanza di impianti. Il problema è la quantità di rifiuto indifferenziato che produciamo. Enia non si sta per niente impegnando nella riduzione, come invece chiede l'Unione Europea nei suoi indirizzi strategici. Mantenere i cassonetti stradali, ad esempio, significa voler mantenere alta la produzione di rifiuti, per poter così giustificare la necessità di un forno.
Con il piano alternativo presentato dal GCR la necessità impiantistica si riduce a 26000 tonnellate annue di rifiuto da trattare e non 130000 come sostenuto da Enia.
Non è vero che i costi senza inceneritore ricadano sui cittadini perché anche i costi “con” inceneritore sono a carico dei cittadini. I circa 200 milioni che serviranno a costruire l'inceneritore verranno spalmati sulle nostre bollette impedendo di fatto un calo delle tariffe.
Non è vero che il Pai avvierà all'inceneritore solo la parte non riciclabile dei rifiuti. E' la stessa Enia nel progetto definitivo del Pai, a pagina 28, ad affermare che verranno bruciate 1000 tonnellate di vegetale da raccolta differenziata, 2000 tonnellate di plastica da raccolta differenziata, oltre a 20000 tonnellate di fanghi da depurazione, nonostante esistano sistemi alternativi di smaltimento che non necessitano di combustione. Nel forno verranno gettati anche grossi quanitativi di rifiuto speciale derivante da attività commerciale, industriale e artigianale che in realtà potrebbero essere anch'essi recuperati.
Non è vero che il Pai lo si costruisce per risolvere il problema dei rifiuti urbani. La necessità impiantistica prevista dal Piano Provinciale è di 65000 tonnellate urbani e non 130000 come verrà costruito il forno. Come mai Enia non ne parla mai? Come mai Enia non dice quanto guadagnerà dai rifiuti speciali che verranno bruciati a scapito della salute dei cittadini, che non hanno prodotto questi rifiuti?
Non è vero che l'inceneritore è assolutamente sicuro, infatti sono previste mitigazioni milionarie da conferire ai comuni limitrofi per il danno subito dall'impatto dell'impianto.
Non è vero che il 99% delle emissioni nocive è dovuto ad altre fonti. Gli inceneritori infatti sono, secondo l'Arpav Veneto, “le fonti principali di produzione di diossine”.
Le emissioni di un inceneritore sono un potenziale pericolo per la salute umana: gas, ceneri volanti, ceneri pesanti, acque di lavaggio, altri residui, emissioni incontrollate. Ogni anno l'inceneritore di Parma produrrà 39000 tonnellate di scorie ricche di diossine e metalli pesanti, utilizzerà enormi quantità di acqua per raffreddare la ceneri, emetterà ingenti quantità di diossina nell'ambiente.
I principali composti pericolosi emessi da un impianto sono, oltre le diossine, il cromo, il particolato fine e ultrafine, il piombo, l'arsenico, il mercurio, il berillio, il cadmio e gas acidi come l'acido cloridrico, l'acido fluoridrico, gli ossidi zolfo. Nei rifiuti prodotti sono presenti altri 19 metalli, oltre alle diossine si formano composti organici causati anche dall'incompleta combustione del rifiuto e comprendono centinaia di molecole semi volatili di cui solo il 10% è stato identificato, composti persistenti e bioccumulabili.
Tra le sostanze cancerogene emesse ci sono i policlorobifenili (Pcb).
I soggetti esposti sono non solo le popolazioni residenti ma anche i lavoratori stessi degli impianti.
Non è vero che i monitoraggi saranno in continuo per tutti gli inquinanti: ad esempio per le diossine sono previsti controlli per 8 ore in un anno. I controlli sono affidati allo stesso gestore che poi trasmette i dati ad Arpa.
Non è vero che si crei allarmismo. E' l'inceneritore che porta con sé una scia di danni che non può che impensierire il territorio. A Brescia è accaduto che alcune stalle non potessero vendere il latte perché la diossina era fuori norma, a Montale addirittura le mamme hanno il latte materno con tassi di diossina altissimi, in Scozia il tasso di mortalità dei bambini residenti sotto vento all'inceneritore è più alto di dieci volte, a Civitella Valdichiana l'inceneritore della Chimet ha avvelenato fiumi e campi coltivati.
Forse è il caso che la popolazione sappia.
Infine ci piacerebbe conoscere, proprio per la corretta e trasparente informazione di cui Enia porta vanto, chi paga per pagine intere di quotidiani che propongono una informazione parziale e scorretta.
Pagano anche i cittadini?
Sono le nostre bollette a finanziare lo spot pro inceneritore?
Parma, 1 luglio 2010
.: Ma Bolzano non era il modello da seguire? :.
E' di oggi la notizia che a Bolzano, proprio di fianco all'inceneritore preso a modello da Enia, nel corso delle operazioni di bonifica di una vecchia discarica sono state rinvenute 8.500 tonnellate di rifiuti altamente nocivi che stanno mettendo a rischio la falda acquifera.
Il presidente della provincia autonoma Luis Durnwalder si dichiara "allarmato" dalla notizia.
Noi siamo andati a Bolzano nell'aprile scorso per intervistare comitati, agricoltori e i responsabili di inceneritore e impianto di compostaggio. Abbiamo visto la discarica incriminata: si trova sopra un colle a ridosso di autostrada, inceneritore e vigneti.
E' questo forse un esempio della tanto decantata sensibilità ambientale altoatesina a cui si rifà Allodi per convincere i parmigiani che l'inceneritore sarà innocuo? Seguiremo Bolzano anche nella bonifica delle discariche?
A Parma abbiamo stoccati al Cornocchio migliaia di tonnellate di rifiuti tra cui i pericolosissimi rifiuti tossici della Karin B.
Useremo l'inceneritore per liberarcene?
Il "marino" della nuova pubblicità del Prosciutto di Parma verrà arricchito dalle emissioni di sostanze chimiche estremamente tossiche?
La nostra idea per il futuro della Food Valley è diversa: è fatta di gente civile che si impegna a fare una buona raccolta differenziata perché sa che gli conviene.
Il futuro che vorremo per Parma è fatto di mobilità sostenibile, energie alternative e filiere corte.
Il sistema Parma merita di più del futuro a cui sta pensando Enia.
Parma, 30 giugno 2010
.: NASCE L'ASSOCIAZIONE GCR :.
L'associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR
nasce il 21 giugno 2010 con tre scopi principali
• impedire la costruzione dell'inceneritore
• promuovere la realizzazione di un sistema alternativo di gestione dei rifiuti
facente riferimento alla strategia Rifiuti Zero
• affrontare problemi ambientali per il miglioramento della qualità della vita.
Il coordinamento ha deciso di riunirsi in associazione per dare modo a tutti i cittadini di avere un riferimento certo sul cammino che ci porterà all'abbandono del progetto di Enia di costruire un inceneritore a Ugozzolo, 4 km da piazza Duomo.
Il coordinamento ha inoltre deciso di fondare l'associazione per raccogliere l'eredità di 4 anni di lavoro a seguire da vicino la tematica e le problematiche relative al progetto di Enia.
L'associazione è anche propositiva e si pone l'obiettivo di promuovere un sistema alternativo di gestione dei rifiuti che faccia a meno della combustione per sposare tutte le tecnologie più avanzate di trattamento meccanico a freddo dei materiali post consumo, al fine di garantirne un loro totale recupero e chiudere il ciclo dei rifiuti in modo virtuoso, senza danno all'ambiente e alla persone.
Al fine di non schiacciare l'orizzonte la terza finalità riguarda l'ambiente a 360 gradi, perché siamo consapevoli che lo stato attuale del nostro territorio non solo non sopporterebbe un nuovo impianto inquinante, ma ha bisogno di una forte inversione di tendenza, per recuperare la qualità dell'aria, del suolo e delle acque, requisiti fondamentali per guardare al futuro con minore ansietà.
Consci del grande valore affidatoci dalle generazioni passate e della grande responsabilità verso quelle future i fondatori dell'associazione GCR si muoveranno per attivare tutte quelle sinergie a livello locale utili a portare tutto il territorio provinciale verso una forma di sostenibilità e di sviluppo coerenti.
L'appello è ora rivolto ai cittadini di Parma e della Provincia affinché aderendo in massa alla neonata associazione confermino il grande appoggio dato in questi anni al coordinamento.
L'associazione si rivolge anche alle amministrazioni locali.
Sale un forte appello alla ragionevolezza, affinché si ponga l'interesse della popolazione davanti a tutti gli altri interessi.
Oggi è possibile con il contributo di tutti fermare la costruzione dell'impianto ed aprire un tavolo di consultazione che valuti la proposta alternativa presentata dal GCR la scorsa settimana.
L'iter autorizzativo che ha dato il via al cantiere di Ugozzolo sembra essere definitivamente compromesso. Non avrebbe alcun senso fingere tranquillità ed aplomb quando il castello sta manifestando evidenti crepe su ogni fronte. Fermiamoci ora, diamo dimostrazione di buonsenso.
L'associazione come prima iniziativa organizzerà un presidio permanente in piazza Garibaldi al fine di ottenere una risposta chiara da parte del sindaco Vignali,
Un presidio che intende manifestare all'opinione pubblica l'estrema urgenza
di prendere decisioni importanti per tutta la comunità di Parma e Provincia.
L'ultimo appello è per Enia. Si fermi ora prima che sia la magistrature ad imporre lo stop. Abbandoni un progetto che si è dimostrato utile solo alla Spa per incamerare soldi a scapito della qualità della vita dei suoi clienti.
Nell'ultimo confronto avuto con l'amministrazione provinciale è emersa l'intenzione
di Enia di bruciare nel forno anche esclusivamente rifiuti speciali, facendo cadere in un solo attimo tutte le premesse del progetto, che erano quelle di giustificare la costruzione dell'inceneritore per affrontare il problema dei rifiuti urbani.
Era chiaro da subito che costruire un forno da 130 mila tonnellate mentre l'esigenza di trattamento era solo di 65 mila tonnellate di rifiuti urbani doveva nascondere un secondo fine che oggi finalmente è venuto alla luce.
Il forno di Ugozzolo è solo un business per Enia.
Parma, 25 giugno 2010
.: Incredibile Enia :.
La credibilità di Enia è ai minimi storici.
Osserviamo tutti i giorni i suoi mezzi, con fiancate che ci raccontano il proficuo destino della frazione organica, immagini accattivanti e slogan virtuosi, la natura che ringrazia i nostri sforzi.
Tutta immagine, zero sostanza.
False rappresentazioni, che contrastano con il modo in cui Enia gestisce la raccolta dell'umido. Agli utenti vengono forniti sacchetti di plastica dove mettere gli scarti alimentari, proprio la plastica che inquina, sporca e fa a botte con l'impegno dei cittadini. Per risparmiare, Enia non compera sacchetti in mater bi ma quelli in polietilene, in contrasto perfino con una delibera del consiglio comunale di Parma. Lo scarto così aumenta del 22%, l'organico va trattato una volta in più per separare i sacchetti, la qualità che ne deriva è scadente, la plastica, sporca di organico, va all'inceneritore insieme ai residui di cibo rimasti attaccati ai sacchetti. Una porcheria.
Enia costruisce un inceneritore e ci fa credere che migliorerà la differenziata.
Poi scopriamo che comunque vada la raccolta dei materiali, l'inceneritore brucerà a mille.
Arriviamo al 100% di raccolta differenziata? No problem, l'inceneritore brucerà il 100% di RIFIUTI SPECIALI, in barba a tutte le premesse del piano provinciale dei rifiuti, giustificato per gestire i rifiuti urbani e non certo gli speciali, di cui il pubblico non è per legge obbligato a occuparsi.
Poi cosa ci sarà dentro i rifiuti speciali? Non lo sapremo mai. Da dove verranno?
Lo decideranno a Genova e a Torino, i veri padroni di Enia dal primo luglio prossimo.
L'inceneritore è stato giustificato ai cittadini per risolvere il problema dei rifiuti urbani,
ora scopriamo che verrà utilizzato invece per gli speciali, in barba a tutte le promesse fatte.
Non è forse uno scandalo enorme?
Le tariffe dei rifiuti saranno definite dal gestore senza che le amministrazioni possano intervenire.
Questo perché la costruzione dell'inceneritore non è stata messa a gara per far vincere il progetto migliore
e meno costoso, ma affidata direttamente ad Enia, che può imputare al progetto tutti i costi che vuole.
Cosa e quanto pagheremo? Dipenderà da quanto spenderanno nel corso del progetto.
Ad esempio la gara per le costruzioni edili (stimate in 43 milioni di euro) ha avuto un solo concorrente, che ovviamente ha presentato un'offerta praticamente identica alla base d'asta, vincendo.
Quarantatré milioni di euro non fanno gola a nessuna impresa?
Possibile?
Non si nasconde nulla dietro questa per lo meno strana gara d'appalto?
Altro esempio calzante. Saremo noi cittadini a pagare le compensazioni ai comuni limitrofi a causa del danno causato dall'impianto, come se un taxista senza assicurazione facesse pagare la multa ai clienti che salgono.
Ecco poi la raccolta multi materiale brutale. Ormai sappiamo che la raccolta differenziata non è un problema di quantità ma di qualità. Posso anche differenziare il 100% ma se la qualità del prodotto è carente, i materiali vengono di nuovo scartati e tornano all'inceneritore.
Il cassonetto giallo contiene sia la plastica che il vetro e le lattine. Il camion che le raccoglie compatta tutti questi materiali provocando la frantumazione del vetro. Si sa che la qualità del vetro dipende anche dalla dimensione dei cocci, più sono piccole, più il materiale è scadente. Si mormora che addirittura il 50% del multi materiale venga scartato a valle ed alimenti gli inceneritori.
Di fatto nel 2009 il Conai, il consorzio nazionale che governa la raccolta differenziata, ha punito il comune di Parma per la scarsa qualità della raccolta, togliendo 600 mila euro di contributi.
Il teleriscaldamento è “caldissimo”.
Il sistema di teleriscaldamento prefigura un monopolio a scapito dei cittadini. Le tariffe imposte da Enia fanno riferimento ad una efficienza di caldaia scarsa, riferita ad anni fa, quando oggi invece le moderne caldaie a condensazione consentono rendimenti migliori e spese inferiori. Si andrà a spendere molto per un servizio che potrebbe costare meno se fatto a casa propria con una moderna caldaia.
Oltretutto senza la possibilità di staccarsi dal sistema.
Oltretutto scaldando acqua a 180 °C per tutto l'anno, anche d'estate.
Fingere di differenziare.
Con le parole di un suo dirigente, Enia ha affermato che le cassette di plastica che vediamo buttare tutti i giorni insieme a carta, legno e organico, nei camion dell'azienda, sono riciclate al 99%. Quelle cassette finiscono tutte all'inceneritore, smentendo completamente le affermazioni così convinte di Enia.
Anche un semplice appalto per sfalciare l'erba diventa un buco nero da cui Enia faticherà ad uscirne. Mazzette e corruzione e fatture gonfiate senza che nessuno ci faccia caso, senza che i controlli interni scattino all'unisono.
Come fa Enia a presentarsi ancora davanti alle telecamere
e sostenere di essere una azienda di cui potersi fidare?
Parma, 24 giugno 2010
.: Dopo Coldiretti - anche dal Consorzio Difesa Produzioni Agricole
il NO all’inceneritore :.
Brutto periodo per il presidente di Enia Andrea Allodi.
La settimana era iniziata con la denuncia, da parte dell’avvocato Pietro De Angelis, di vizi di procedura nell’assegnazione dell’appalto per la costruzione dell’inceneritore.
Poi è finito in manette un suo dipendente, filmato mentre intascava mazzette in un giro di tangenti per appalti per la gestione del verde comunale, mentre si vocifera nella stampa di fatture gonfiate ad hoc per rientrare dalle spese.
I sindacati hanno dichiarato ad Enia da almeno due anni giravano “voci” di corruzione nella gestione degli appalti, e che avevano chiesto alla multi-utility di fare chiarezza ma senza successo.
Un bel colpo all’immagine dell’azienda che si vanta di essere improntata alla trasparenza.
A Parma intanto non si placano le polemiche sulla costruzione dell’inceneritore, anzi semmai si intensificano.
Dopo la Coldiretti, si è aggiunto al coro di voci contro la costruzione dell’inceneritore anche quella del Presidente della Chiesi Farmaceutici, preoccupato per la salute dei suoi dipendenti, che chiede che siano fermati i lavori, e le alternative valutate al più presto.
Ora anche il Consorzio Difesa Produzioni Agricole di Parma ha aggiunto un “No” secco contro il progetto di Allodi.
In una nota rilasciata alla stampa venerdì scorso, il presidente del Consorzio, Paolo Cavalli, ha dichiarato che “I soci del Consorzio di Difesa temono, oltre il danno diretto alla loro salute e dei loro animali (a riguardo segnaliamo che a Brescia, nel latte prodotto in alcuni allevamenti di bovini situati in prossimità del forno inceneritore, è stata riscontrata la presenza di elevate percentuali di diossina), anche un danno di immagine per le produzioni tipiche della nostra zona, in particolare per il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e le colture orticole, nello specifico il pomodoro.”
Ha ragione a preoccuparsene il presidente di questo Consorzio, che rappresenta 1.100 aziende agricole, buona parte dei quali situati a Parma, Torrile, Sorbolo e Mezzani – proprio le zone che saranno maggiormente colpite dal “fallout” del camino di Enia, e le stesse zone per le quali è stato previsto una compensazione annuale per tentare di bonificare i danni che saranno causati dall’inceneritore.
C’è in effetti un rischio tangibile di contaminazione degli alimenti, come nel caso di Brescia citato da Paolo Cavalli, e molti prodotti potrebbero non più fregiarsi dei marchi DOP e DOC se le condizioni di salubrità dovessero venire meno.
Il Presidente chiude il comunicato del Consorzio chiedendo alle autorità locali “l’immediata sospensione dei lavori di costruzione del forno inceneritore per esaminare con maggior attenzione i rischi connessi alla sua entrata in funzione e per valutare seriamente la proposta alternativa formulata dal Comitato Gestione Corretta Rifiuti.”
Una discesa in campo pesante, che non può che aggiungere ulteriore preoccupazione per Allodi.
Ma se continua a voler costruire un inceneritore che la città non vuole, che gli imprenditori non vogliono, che i medici non vogliono, che gli agricoltori non vogliono, che le mamme non vogliono e che gli industriali non vogliono, sarà meglio che il Presidente di Enia si abitui alle polemiche ed alle proteste, destinate solo ad intensificarsi.
Parma, 22 giugno 2010
.: La verità sui rifiuti •
Milioni di tonnellate di rifiuti
bruciate per bonificare le discariche :.
Abbiamo letto le prime dichiarazioni delle amministrazioni sulla proposta alternativa all'inceneritore, presentata alla stampa venerdì scorso dal Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti di Parma.
Forse dobbiamo spiegare a Comune e Provincia che esistono 4 fasi di un progetto: l'analisi di fattibilità, quella che abbiamo elaborato e che serve per verificare se esiste la possibilità di effettuare un progetto; il progetto preliminare, che esamina siti, logistica e primo dimensionamento degli impianti; il progetto definitivo e infine quello esecutivo.
Nel documento presentato la settimana scorsa ci sono tutti gli elementi
che dimostrano la fattibilità del progetto
e tutti i nodi salienti vengono affrontati con soluzioni alternative all'incenerimento.
L'organico, trattato attraverso la digestione anaerobica e il successivo compostaggio del digestato, diventa completamente inodore e non crea alcun problema, a differenza del compostaggio tal quale dell'umido come si fa ora. Questa soluzione non è stata ancora adottata, nonostante tutti gli esperti sicuramente interpellati. Una frazione importante dei rifiuti come quella umida poteva già da anni essere fonte di reddito per la comunità ed invece viene trattata male e poi completamente esportata fuori provincia, dimostrando l'incapacità organizzativa del gestore.
Nell'analisi di fattibilità è stato affrontato il discorso di una raccolta differenziata il più possibile mono prodotto, in modo da avere maggiore facilità di recupero.
Abbiamo inoltre toccato l'argomento del trattamento meccanico dell'indifferenziato, confrontando i dati con quelli di altre località, in modo da avere un effettivo riscontro di quello che andavamo affermando.
Le conclusioni inattaccabili sono nelle tabelle presentate e a disposizione anche sul nostro sito web (www.gestionecorrettarifiuti.it). Tali cifre portano a sostenere che rimangono quantitativi da trattare inferiori a quelli prodotti dal forno come ceneri residue ed inquinate, che andranno portate in discarica.
L'estrusione non è stata affatto abbandonata come sostiene invece l'assessore Castellani, che a quanto pare non ha letto la relazione ed ha solo commentato al buio. L'abbiamo semmai potenziata, prevedendo 4 linee di estrusione per le plastiche non riciclabili, sullo stesso modello di Vedelago che, ricordiamo, senza alcuna sovvenzione pubblica, porta bilanci in attivo ed occupazione stabile.
La relazione insomma è scesa nel dettaglio di un progetto preliminare anche se non abbiamo ancora individuato i siti, per ovvie ragioni di opportunità, in modo da poter condividere con le Istituzioni le località
dove insediare tali impianti.
E' evidente che se l'esame del nostro progetto viene affidato ad esperti che costruiscono principalmente forni, la risposta rischia di essere invalidata da un palese conflitto di interessi.
Il consiglio che rivolgiamo a Comune e Provincia è quello di rileggere più volte il documento proposto. Le tesi portate sono state elaborate da tecnici che hanno lavorato nel settore. In estrema sintesi è un documento sensato, convincente, un'ottima base da cui partire.
Sul fronte sanitario, che non è stato trattato nella proposta, sentire invece Enia fare affermazioni su diossine e inquinanti, temi da far affrontare a medici esperti, crediamo sia poco serio. I manager devono fare il loro mestiere, possibilmente occupandosi di evitare lacune che in questi giorni non sembrano essere di poca importanza.
Il problema dell'inceneritore di Parma non è il rifiuto urbano. L'incontro che abbiamo avuto con i tecnici della Provincia è stato chiarificante e disarmante al tempo stesso. Quindi inutile che Enia continui a mostrare solo un volto della Luna, e il retro finga di non averlo continuando a girarsi. Dopo decenni di mala gestione dei rifiuti oggi si pensa di usare il forno per bonificare le discariche. Ecco la verità.
L'obiettivo delle amministrazioni oggi a Parma è quello di bruciare, in stretto accordo con Enia, decine di migliaia di tonnellate ogni anno di rifiuti speciali, che oggi seguono altre strade, ma che si intende convogliare al forno di Ugozzolo.
E milioni di tonnellate di rifiuti di tutti i tipi, oggi sepolti nelle discariche.
Con 15 milioni di tonnellate di rifiuti stoccati nelle discariche, c'è materiale da bruciare per 20 anni, anche senza rifiuti urbani.
Se i cittadini di Parma, le varie associazioni di produttori agricoli, di industriali, del comparto agro alimentare, sono d'accordo con questa linea, ben venga il forno.
Ma che almeno sappiano la verità.
Parma, 21 giugno 2010
.: Inceneritore: chi lo vuole alzi la mano :.
Si sta ingrossando la lista delle aziende contrarie all'inceneritore di Ugozzolo.
Sul sito del Coordinamento è presente da alcuni giorni l'appello in cui le aziende del parmense chiedono alle amministrazioni locali di fermare un progetto inutile, costoso e controproducente per un’economia locale già fortemente provata dalla crisi. I fax stanno arrivando di continuo nella sede del CGCR.
Sono firme pesanti che si aggiungono a quelle dei cittadini,
di movimenti politici (Movimento 5 Stelle, Lega, Repubblicani Europei), associazioni di agricoltori (Coldiretti) e fanno buona compagnia con la contrarietà di Greci, il fastidio palesato da Guido Barilla e le perplessità di Chiesi per una presenza che si fa sempre più scomoda e ingombrante.
Comune e Provincia si rimpallano le responsabilità sulla decisione finale e diventa sempre più difficile trovare qualcuno a Parma disposto a difendere a spada tratta un impianto che è stato progettato oltre 5 anni fa e che nasce già vecchio.
E' ora di dirlo chiaramente: Parma non vuole più l'inceneritore di Ugozzolo.
Parma ha capito che l'inceneritore è un affare solo per Enia, una Spa che dal 1° luglio si trasformerà in un colosso dove il comune di Parma conterà per poco più del 6% e dove le decisioni su cosa bruciare nel forno si prenderanno a Genova o a Torino.
Enia, una società che adesso deve difendersi da uno scandalo che non avremmo mai voluto capitasse a Parma, una triste storia fatta di piccoli uomini che lucrano sulla pelle dei cittadini e su cui la dirigenza Enia è colpevolmente mancata nel controllo.
Lo stesso controllo che da mesi viene garantito ogni qualvolta si mostrino obiezioni sulla pericolosità delle emissioni del camino di Ugozzolo: “Vi assicuriamo che faremo un monitoraggio continuo dei principali inquinanti”.
Non ci sentiamo sicuri, non manderemo i nostri figli all’asilo di Pedrignano se l’inceneritore verrà costruito.
C'è una Parma pulita che non vuole saperne di nanopolveri, PM10 e metalli pesanti.
C'è una Parma che lavora onestamente ed è senza parole di fronte al comportamento meschino di funzionari corrotti.
C’è una Parma che non vuole l’inceneritore e chiede che Comune e Provincia si mettano al lavoro allo stesso tavolo, per mettere a punto il progetto alternativo che il Coordinamento ha già presentato.
Parma, 18 giugno 2010
.: Enia gioca a carte coperte :.
La delibera comunale approvata nella seduta del consiglio del 31 marzo 2006, n. 45, era stata molto chiara.
Il secondo emendamento, approvato all'unanimità, 30 consiglieri su 30, recita
“...Inserire dopo il primo capoverso del dispositivo della deliberazione: “L’Enìa Spa si obbliga a riconoscere ai cittadini, alle associazioni ambientaliste e a ogni altro soggetto il diritto di accesso secondo le norme della Legge n. 241 del 7/8/1990 relativamente a tutti gli atti riguardanti il termovalorizzatore”.
Enia è tenuta a informare tutti i cittadini su tutto l'iter dell'inceneritore fornendo tutta la documentazione relativa. Così almeno abbiamo capito noi.
Così abbiamo voluto verificare nel concreto se alle parole corrispondono i fatti.
Visto che come cittadini vogliamo capirne di più, abbiamo chiesto ad Enia di inviarci un documento, il “piano economico finanziario” relativo all'inceneritore, documento che non abbiamo mai avuto il piacere di incrociare sul sito di Enia.
Ma il silenzio è tuttora la risposta della ex municipalizzata.
Siamo molto sorpresi.
E' un brutto inizio per dimostrare la collaborazione con i cittadini.
L'inceneritore non c'è ancora e già Enia ci nega dati e documenti
Cosa succederà quando l'inceneritore sarà avviato?
Come saranno i controlli tante volte sbandierati come indice di trasparenza?
Non è un giorno radioso per la schiettezza di Enia, dal comune abbiamo avuto ampie rassicurazioni che non ci siano problemi ostativi ad ottenere questa documentazione, ma in via Traversetolo, a quanto pare, la pensano diversamente e credono opportuno giocare a carte coperte.
A pensar male degli altri si fa peccato, ricordava Andreotti, ma spesso si indovina.
• Parma, 7 giugno 2010
.: All'Onu si parla di Parma :.
Alle Nazioni Uniti si parla di Parma.
Non dei suoi eccellenti prodotti alimentari però, ma del rischio di perderli,
se l'inceneritore di Ugozzolo verrà realizzato.
Il 5 maggio scorso la commissione sostenibilità ha ricevuto, per la seconda volta in pochi mesi, Paul Connett, il chimico inglese docente alla St. Lawrence University di New York.
E' tornato all'Onu per spiegare la filosofia “Rifiuti Zero”, la politica di corretta gestione dei rifiuti che punta alla eliminazione degli stessi entro il 2020, naturalmente senza ricorrere agli inceneritori.
La risposta del consesso internazionale è stata molto calorosa e seguiranno le interviste sui canali radio e tv dell'Onu.
Peccato che i posti italiani fossero vacanti, evidente la scarsa attenzione del nostro Paese verso questi temi cruciali per il nostro futuro.
A dialogare ai massimi livelli sui rifiuti era lo stesso Paul Connett che, ospite a Parma in una trasmissione televisiva lo scorso 27 aprile, fu apostrofato con il termine “cretino” dal presidente di Enia Allodi, che per imporre la propria posizione era ricorso perfino alla maleducazione. Chissà se inviteranno anche nonno Allodi al palazzo di vetro di New York, a spiegare la sua filosofia di approccio ai rifiuti.
Paul Connett, nel corso del suo intervento, ha parlato di Parma, del suo essere al bivio per la decisione sul futuro del territorio, della minaccia ai suoi prodotti causata dall'ipotesi di costruzione di un inceneritore.
Se da un lato Parma è conosciuta ovunque per la qualità dei prodotti, oggi si intende costruire un inceneritore proprio a fianco del più grande pastificio del mondo, nonostante i molti esempi in Italia di virtuosismo, nonostante la confortante percentuale di raccolta differenziata del nostro territorio, nonostante il fatto che aumentando gradualmente tale percentuale, non rimarrebbe nulla da bruciare nel grande forno.
Ma ormai si è capito che l'inceneritore è solo un grande business per Enia, e che la popolazione e le aziende ne ricaveranno solo danni economici e sanitari, senza peraltro nemmeno risolvere il problema delle scorie, visto che ogni anno dal forno usciranno 40 mila tonnellate di ceneri inquinate da metalli pesanti e diossine.
In ogni parte del mondo si riflette sulla questione rifiuti e sempre di più si mette in discussione la tecnica dell'incenerimento, visti i suoi molteplici risvolti negativi. Si affronta il problema guardando avanti e tenendo conto delle ultime tecnologie sviluppate. Tecniche che consentono di riportare i rifiuti nei cicli produttivi e trasformarli da problema a risorsa.
• Parma, 13 maggio 2010
.: Studi parziali, risultati parziali :.
Uno studio con la esse maiuscola prende in considerazione tutte le variabili sul campo e poi trae le dovute conseguenze. Non si accontenta di dati parziali e se lo fa lo ammette pubblicamente.
Ieri il dipartimento di scienze ambientali dell'Università di Parma ha snocciolato le sue cifre al pubblico, in occasione della presentazione della valutazione del nuovo inceneritore.
Il docente Giulio De Leo ha parlato in un momento cruciale per la scelta della strategia da adottare per Parma. Il gruppo di studio ha preso in considerazione l'effetto di soli 3 inquinanti, peccato che dall'inceneritore ne escano invece 247.
Ricordate lo studio di impatto ambientale di Enia? Anche loro avevano preso in considerazione solo 3 inquinanti, dimenticandosi per strada le diossine, che quando si brucia plastica contenente cloro, si producono con profusione e sono una delle sostanze più velenose che esistano.
Seveso lo ricordiamo tutti, una bomba che ancora oggi miete vittime in tre comuni vicini all'impianto dell'Icmesa. Migliaia gli animali che nel 1976 furono abbattuti mentre la popolazione fu avvisata della nube 8 giorni dopo i disastro.
Ieri si è cercato di affermare che l'inceneritore non fa male senza analizzare tutti i dati, come voler giudicare un'auto senza entrare nell'abitacolo.
Bisogna sottolineare che presentando lo studio i docenti hanno anche comunicato l'aspetto parziale e incompleto del lavoro, sollecitando un ulteriore approfondimento, con il contributo di tutti. Ma se i dati sono fuorvianti e male interpretabili, non aveva forse senso aspettare di avere un quadro complessivo?
Si è detto addirittura che il bilancio di massa su questi 3 inquinanti, a fronte dell'avvio del teleriscaldamento, sia positivo, quando la stessa Enia ammette che ogni anno l'impianto immetterà in atmosfera ben 3 tonnellate in più di particolato grossolano Pm10, lo stesso che negli inverni di Parma rende l'aria irrespirabile e pericolosa.
Non di meno alcuni appunti devono fare riflettere. E' stato detto che l'impianto porterà ad una saturazione del 70% degli inquinanti emessi, senza considerare gli altri impianti della zona, e che ci troviamo in un'area già gravemente lesionata dagli impatti dell'autostrada, della Tav, delle industrie già presenti.
Non si è parlato dell'accumulo delle diossine nei campi e nelle catene alimentari, perché come detto di diossine non si è nemmeno accennato.
Si sono calcolati gli impatti su una persona adulta di 70 kg, quindi sui bambini i conteggi sarebbero ben diversi.
Si richiede l'avvio prima dell'opera, di una valutazione di impatto sanitario che non è stata fatta e che aiuterebbe a verificare il prima e il dopo opera, sulla popolazione residente, un'altra sollecitazione che ci fa capire che non stiamo parlando di una grigliata, come qualcuno va sostenendo, ma di un impianto industriale pericoloso, come recita la stessa normativa, che ritiene gli inceneritori industrie insalubri di classe prima.
Ma davvero c'è ancora qualcuno che sostiene che sia un impianto da costruire?
• Parma, 12 maggio 2010
.: Quello sporco, umido pasticcio di Enia :.
Il 30 luglio del 2008 la giunta comunale di Parma vota all'unanimità una delibera presentata dall'assessore Sassi riguardante l'adeguamento del piano “Parma Differenziata”, piano strategico affidato al consorzio Priula nel 2007.
Si tratta in somma sintesi di incrementare li numero delle stazioni ecologiche e di aumentare la raccolta dell'umido, bisognosa di un deciso incremento. Enia sottoscrive la proposta e la delibera passa.
L'intenzione è quella di coinvolgere sempre maggiori zone della città nella raccolta differenziata porta a porta permettendo di raggiungere entro il 2012 le percentuali richieste per legge.
Il piano di Priula è molto dettagliato, anche nelle modalità di attuazione.
Per la frazione umida, per una serie di motivazioni, tra le quali la riduzione dei gas serra, “si ribadisce l'importanza di effettuare la raccolta del rifiuto umido con sacchetti biodegradabili anche nel Comune di Parma”.
Detto, fatto.
Enia ci porta in casa i sacchetti di plastica. Proprio il polietilene, considerato il peggior contenitore per la frazione umida.
Il documento di Priula non esita a citare anche la legge a supporto delle proprie convinzioni ed in particolare il decreto legislativo 04/2008 che definisce la raccolta differenziata: “La frazione organica umida è raccolta...con sacchetti biodegradabili”.
“L'esperienza di gestione del compostaggio” continua Priula nel documento approvato dalla giunta comunale “dimostra che la separazione completa del sacco di plastica dal rifiuti organico non è possibile in quanto insieme alla plastica rimane una quantità significativa di materiale organico non separabile. Questo rifiuto che viene avviato a smaltimento, deve essere bruciato insieme alla plastica”.
Uno studio regionale dell'Arpa del Veneto aveva addirittura fatto il conto della serva.
Usare i sacchetti di plastica fa incrementare lo scarto addirittura del 22%.
L'utilizzo del sacchetto in mater-bi ha anche altre importanti motivazioni che giocano a suo favore.
Oltre alla diminuzione di gas serra emesso, la traspirabilità fa sì che il rifiuto si riduca in peso del 30%, mitigando così anche i costi per la sua gestione, evita i cattivi odori, la formazione di muffe e la fermentazione anaerobica (senza ossigeno) causa di deterioramento della stessa frazione organica e conseguente scadimento della qualità, elimina la formazione di percolato e la fermentazione della materia organica.
Ma la faciloneria del gestore dei rifiuti arriva anche a complicare le cose semplici. O forse no.
Con il sacchetto di plastica l'organico diventa quasi un rifiuto da trattare e smaltire e il richiamo dell'inceneritore è sempre fortissimo ed echeggia nelle orecchie di Enia come una sirena irresistibile.
Ma allora ci domandiamo: a che cosa servono le delibere di giunta, approvate dallo stesso ente gestore, se poi si fa esattamente il contrario, senza che nessuno sollevi obiezioni?
Si tiene davvero alla raccolta differenziata dell'umido oppure è uno specchietto per le allodole?
Allo sforzo dei cittadini che ogni giorno separano diligentemente gli scarti di cucina dal rifiuto secco segue altrettanta attenzione da parte del gestore?
• Parma, 30 aprile 2010
.: Erba nera :.
Il nuovo inceneritore di Parma ci regalerà cartelli come quello nella foto,
installati dal comune attorno all'inceneritore di Brescia, l'impianto migliore al mondo,
quello con le tecnologie ultra moderne che fanno sì che l'impatto sull'ambiente sia uguale a zero?
Uno zero un po' troppo pieno di cose, come quelle che si possono immaginare leggendolo.
Per una volta, caso raro in Italia, un cartello è chiaro e inequivocabile e non lascia alcun dubbio a chi legge. C'è scritto infatti sull'avviso:
“Comune di Brescia, divieto di pascolo.
E' severamente vietato sfalciare, asportare o utilizzare o disperdere l'erba giacente nel terreno."
Erba?
Dalle parole impresse come fuoco sembra si tratti invece di una qualche sostanza tossica, da cui prendere le distanze, da non toccare, a cui non avvicinarsi nemmeno. E' l'erba attorno all'inceneritore, quella che nel 2008 ha portato il latte delle mucche bresciane oltre il limite di diossina ammesso per la vendita del prodotto. E alle mucche ovviamente quel foraggio non è stato mai più offerto.
Potrebbe essere l'erba delle casetta in campagna che il presidente di Enia Allodi consiglia come investimento per il futuro: “Abitare a un passo dall'inceneritore? Meglio che l'aria del centro città”. Nonno Allodi investe sul futuro e racconta favole, non solo ai nipoti, ma anche ai parmigiani adulti, anche se sono ormai troppo grandi per abboccare.
Così neanche Barilla se la sente di continuare nella strategia del silenzio e la butta sul marketing e sulla percezione dei consumatori, poco avvezzi ad acquistare un prodotto del mulino bianco se troppo vicino a un mulino nero. Più esplicito Greci, che messo il naso nei dati e negli altri impianti già attivi in altre parti d'Italia, intravede l'impossibilità di rendere sicuri gli inceneritori, perché comunque le emissioni sono certe e le coltivazioni ne subiscono le conseguenze.
Due sassi gettati nello stagno, i cui cerchi continuano ad allargarsi senza posa.
Erba nera, condita con una miscela complicata di sostanze chimiche che trova nel forno dei rifiuti una perfetta fucina, dove si forgiano composti innaturali e venefici. Metalli pesanti e diossine in larga misura, sostanze che portate a spasso, in un raggio di almeno 30 km, dalle piccole infinitesime particelle di emissione entrano in qualunque organismo che incontrano senza uscirne più.
E' lo scenario del futuro di Ravadese, una terra da cui tenersi alla larga, dove il valore delle case sta scemando giorno per giorno, dove in tanti stanno pensando alla diaspora, se davvero arriverà il mostro che incenerisce ogni cosa, anche il futuro.
“Parma ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore” sono le parole del chimico inglese Paul Connett, una sentenza che verrà pronunciata all'Onu a maggio, il mese di Cibus, la vetrina di una terra felice che per mantenere il sorriso deve indossare una maschera, quella per proteggersi dall'inquinamento arrogante e inutile di un inceneritore, utile ai pochi che ci faranno soldi, a spese dei molti che ne subiranno i veleni.
• Parma, 29 aprile 2010
.: Papi, a cosa servono gli inceneritori? :.
“Papi, a cosa servono gli inceneritori agli uomini?” “A dar loro gli strumenti per capire quanto sono fessi”.
Il fulminante scambio di battute è del vignettista Moneta e riassume quanto sia in fondo semplice la questione. Siamo davanti ad un gesto folle e semplice, che nasconde interessi nascosti e solo danni per le persone.
A Parma il 17 aprile si è sviluppato un nuovo orizzonte..
Abbiamo guardato avanti e ci siamo posti domande.
Lo abbiamo fatto in tanti, riprendendoci quel ruolo di precursori e avanguardia del futuro che arriverà presto e che in quella giornata abbiamo sentito e percepito presente.
Le mille facce della stessa voglia di fare, di esprimere dissenso e proposta, stanchi di essere considerati muta protesta, facile merce di scambio.
Detto in mille modi, dalla musica di Fabrizio Frabetti, alla surreale, intelligente e scoppiettante presenza del Teatro Necessario. Un popolo che sa costruire, fare con le mani, dire coi volti.
Che sa portare a Parma l'eccellenza mondiale sul tema. Paul Connett che ritorna qui a ripetere, non abbiamo capito, che è l'ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore, e lui lo ascoltano all'Onu
e lo rifaranno a maggio, quando dirà anche di noi, una figuraccia planetaria.
Una manifestazione complicata e complessa sintetizzata in un'immagine, quattro bidoni, quattro bistrattati contenitori per raccogliere con diligenza le nostre materie dopo il consumo.
E non lasciare nulla sui prati, solo il verde dell'erba, perché così noi siamo fino in fondo.
Come i raggi sorridenti delle biciclette che hanno fatto pellegrinaggio sul luogo dell'imminente disastro, biciclette contro il mostro, stuzzicadenti contro mulini a vento, i sorrisi a sbaragliare qualunque forza soverchiante. Con semplicità vi batteremo.
A Parma da tutta Italia, a Parma, spesso indorata e imbellettata come una vecchia signora con la erre moscia e l'identità austriaco-francese, finalmente riscattata oggi, 17 aprile del'anno 2010.
A Parma per duecentocinquanta adesioni di gruppi, che poi arrivano davvero, da Torino, Genova, Acerra, Firenze, Trento... Colorata fiumana che sotto la pioggia battente rimane incresciosamente in ordinata fila per giungere in Pilotta a ritmo di musica e di ballo festoso.
Scoppiettante avanguardia dei Guerrilla Trash, nel corteo che doveva passare da piazza Garibaldi ma che timori infondati hanno deviato il suo corso, obbligando a saltare vie importanti. Paura del guitto avanzare dei passeggini?
“Pan, parsut, movida... e aria pulida” è lo sberleffo per gli amministratori che non c'erano, la loro distanza apre varchi di distacco, idoli isolati nel loro Olimpo, che non comprendono più, che hanno altro da fare, altra carta da contare.
Deboli controfigure, si sfilano sotto i colpi dell'evidente fallimento, non rappresentanti, non amministranti, non persone.
L'arpione è stato scagliato il 17, la sua presa è forte e decisa, da lì non si muove.
Una storia scritta anche con i nomi importanti che contano. Quello di Patrizia Gentilini, oncologa che ha visto in faccia cosa viene dopo l'accensione, di Rossano Ercolini, che a Capannori ha dato il via a rifiuti zero in Italia, di Enzo Favoino da Monza, dove al parco agrario progettano il futuro.
Volti impegnati in questa lotta e giunti a Parma per firmare la presenza, come Joan Marc Simon, di Gaia International, l'alleanza per l'alternativa, o Giuseppe Miserotti, presidente dell'ordine dei medici di Piacenza, dove l'inceneritore per rifiuti urbani brucia il petrolio del Lambro, come Carla Poli, che a Vedelago ha fatto vedere all'Italia come i rifiuti diventano risorsa.
Una storia scritta anche dagli artisti e dagli attori e dagli operatori, da Tangram Teatro dell'Oppresso, da Luigi e la Casa Cantoniera, da Riccardo Puglia che ha dato voce alle voci, dalla Giunchiglia che ha messo in ordine il parco, da Luigi Vecchi che ha portato i giocattoli.
Una marea di persone che hanno portato un segno in dono alla nostra città.
• Parma, 24 aprile 2010
.: La Barilla preoccupata dell'inceneritore :.
Il grande scoop è di Repubblica Parma on line ( www.parma.repubblica.it) che in prima pagina rilancia la dichiarazione di Guido Barilla, ai margini dell'incontro organizzato da Confagricoltura al Grand Hotel de la Ville.
L'intervista se l'è guadagnata il bravo giornalista di Repubblica con una lunga attesa durante l'incontro. "La vicinanza dell'inceneritore al nostro stabilimento ci preoccupa".
La preoccupazione riguarda non l'eventuale danno sanitario che il costruttore avrebbe confermato inesistente, ma il rischio d'immagine che Barilla potrebbe avere con la vicinanza del suo stabilimento principe al nuovo inceneritore di Ugozzolo.
La società Barilla è stata subissata negli ultimi mesi da un crescendo di messaggi e mail in cui i consumatori si dimostravano estremamente preoccupati per la qualità dei prodotti Barilla nello scenario post accensione del forno.
Una marea di accorati appelli, a volte anche accesi e piccati, che tutt'oggi inonda la pagina facebook dell'azienda di Pedrignano, ma anche intasa i server della loro posta elettronica con missive che giungono da ogni parte del mondo, accomunate da un'unica preoccupazione e da un'unica richiesta: fatevi valere, Barilla resti buona! Difendete il marchio prestigioso dalla cenere del nuovo impianto.
Probabilmente è cominciata a crescere la preoccupazione nelle fila dei dirigenti Barilla, assolutamente sensibili ad ogni minimo movimento sul fronte delle vendite e dell'appeal del marchio, presente praticamente su tutto il pianeta, un marchio tra i più riconosciuti e apprezzati al mondo, che a quanto pare comincia a sussultare sotto i colpi dei cittadini consumatori preoccupati della loro Barilla, quella che identificano con la riuscita ed indimenticabile campagna promozionale che associa la multinazionale alla nostra casa, ai nostri sentimenti più intimi e gelosi.
Forse oggi si potrebbe di nuovo dire “Dove c'è Barilla c'è casa”.
Lo vedremo nelle prossime, caldissime, settimane.
In tempo di crisi, ma non solo in quello, bisogna fare i conti con tutto, anche con le piccole cifre, specie se tanto piccole non sono. La bolletta dei rifiuti non è certo una di quelle spese leggere, specialmente sul nostro territorio, dove il gestore dei rifiuti, Enia, esporta a zonzo per la regione, ed oltre, i nostri rifiuti, anche quelli semplici semplici da gestire come l'organico e la plastica.
Un tour che si ripete ogni giorno dell'anno con migliaia di chilometri (oltre 400.000!), percorsi per trasferire ad altri i rifiuti di casa nostra.
Ma dal 2012, sostiene Ena, spalleggiato con convinzione dall'amministrazione provinciale, la musica cambierà. Nel 2012 sorgerà nuovo fiammante, è proprio il caso di dirlo, l'inceneritore dei miracoli, che se da un lato fa sparire come d'incanto tutti i rifiuti che inghiotte, dall'altro riduce le tariffe e ci dona quel gusto tutto italiano dello sconto.
Peccato che non sia vero.
Opuscoli e campagne di affissioni invitare a credere ai miracoli, ma la realtà ha spesso il sapore amaro della smentita.
I rifiuti, ahimè, non spariscono e se una loro parte non si trova è proprio in quel preciso momento che dobbiamo cominciare a preoccuparci. Antoine Lavoisier, che si era preoccupato prima di noi, lo aveva già detto nel Settecento, con poche parole che hanno lasciato il segno. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Ecco la parolina che manca sempre nelle litanie di Enia, che è meno capace del mago Zurlì.
I rifiuti ci sono ancora ma si sono trasformati, andando a finire in alto, in aria, sotto forma di fumi, gas, ceneri, particelle. Le discariche moderne sono i cieli aperti. Ciò che sparisce dal suolo se ne va nell'aria.
Che noi respireremo, di qualunque qualità sia.
Che gli inceneritori non facciano bene ormai lo sanno tutti, infatti Enia tende a precisare che saranno adottati tutti gli ultimi ritrovati della tecnica, per ridurre il rischio. Rischio, badate bene che non dovrebbe esistere, visto che gli inceneritori, ascoltando le parole del presidente Allodi -mai smentite-, hanno un apporto uguale a zero sull'ambiente.
Che non facciano bene lo diceva già nel 2008 la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale che riconosce compensazioni (soldi dati ai comuni nei pressi dell'impianto a fronte dei danni subiti) a diversi comuni della Bassa. Ma l'inceneritore non doveva far bene?
L'altra magia è il calo di tariffe.
Sostiene Castellani, assessore della Provincia, che a impianto avviato, 2012, le tariffe scenderanno a quelle del 2008, perché da allora i rifiuti ce li gestiremo in casa. Nel 2008 la tariffa rifiuti per una famiglia di 4 persone ha superato i 200 euro.
Il grande dono dell'inceneritore sarà pagare oltre 200 euro per una famiglia di 4 persone.
Forse nessuno sa che a Treviso, dove è stata avviata la raccolta porta a porta spinta senza inceneritore, la tariffa dei rifiuti è scesa sotto i 100 euro.
Riusciranno a dire che gli euro veneti valgono meno dei nostri?
E' con il riciclo che il costo della gestione dei rifiuti cala, non certo con l'inceneritore.
• Parma, 23 aprile 2010
.: Per difendere i bambini, attenti ai rifiuti :.
L’allarme arriva dal congresso nazionale dell’Associazione culturale pediatri (Acp) del Centro Sud, in corso a Napoli.
I pediatri riuniti richiamano in modo inequivocabile l’attenzione di tutti sui bambini che vivono in prossimità delle discariche e degli inceneritori, bambini, dicono gli esperti, su cui si accumulano nuovi fattori di rischio per la salute ancora troppo spesso sottovalutati o ignorati.
«Il problema – dicono Anna Maria Moschetti, pediatra dell’Acp di Taranto, e Raffaele Cioffi del dipartimento di Ingegneria dei materiali dell’Università Parthenopea di Napoli - è che discariche e inceneritori, a causa delle sostanze tossiche rilasciate nell’ambiente, sono le pratiche di trattamento dei rifiuti più rischiose per la salute delle popolazioni esposte.
I rischi per la salute dovuti all’inquinamento ambientale sono maggiori per le popolazioni più vulnerabili, primi tra tutti i bambini». «Solo controllando le alterazioni dell’ambiente si possono evitare le malattie da inquinamento».
In Italia, tengono a sottolineare i pediatri presenti, esiste un elevato numero di siti contaminati da sottoporre ad operazioni di bonifica, considerando l’enorme quantità di rifiuti speciali, pericolosi e non, smaltiti legalmente o illegalmente sul territorio.
Solo controllando le alterazioni dell’ambiente si possono evitare le malattie da inquinamento: la salvaguardia della salute deve passare attraverso la salvaguardia dell’ambiente.
L’invito alle autorità è quello di mettere in atto ogni sforzo possibile per favorire la riduzione della produzione
dei rifiuti, la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali.
Gli inceneritori sono ancora una volta al centro delle preoccupazione dei medici, specialmente di quelli che hanno in carico la parte debole della nostra popolazione, che rappresenta l'Italia del domani.
E quale futuro vogliamo dare ai nostri bambini? Quello di una terra sempre più deteriorata e gravata di un pesante fardello di inquinamento? O quella virtuosa della politica del riciclo e del recupero dei materiali, per permettere quel risparmio delle ricorse di cui il pianeta ha assoluto bisogno?
Anche a Parma è in atto una grande partita su questi temi e la decisione sulle gestione futura dei rifiuti sarà la cartina di tornasole per capire in quale direzione guardano i nostri amministratori: avanti con virtù o indietro con miopia.
• Parma, 22 aprile 2010
.: La manifestazione nazionale ha colpito al cuore :.
Una pagina nuova. Copiosamente scritta dalle migliaia di cittadini che hanno sfilato festosi
per le strade di Parma. La pioggia nulla ha potuto contro l'entusiasmo
e la grande voglia di dire qualcosa di importante al Paese intero.
I cittadini d'Italia sono contro gli inceneritori, nuovi o vecchi che siano, con trucchi vecchi o magie nuove.
Basta bruciare, basta distruggere materia, dobbiamo cambiare strada, non c'è alternativa.
Oggi Parma è stata invasa come non si vedeva dall'adunata degli Alpini,
un serpentone colorato e chiassoso che dall'ex Eridania si è riversato in viale Fratti
ed ha occupato barriera Garibaldi inondando poi come un fiume in piena strada Garibaldi,
che non riusciva a sostenere la massa.
Cinquemila o forse più, che sono arrivati da Torino, da Genova, da Roma, da Trento, Treviso, Venezia, Pistoia, da tutta l'Emilia Romagna, da Aversa, riuscendo nell'impresa
di scoccare un potente spintone all'impalcatura di cartone dell'inceneritore,
che oggi rimane debole residuo avamposto di un mondo vinto dal futuro,
un mondo ormai passato di un modello di consumo e sviluppo insostenibili.
Consumare e bruciare, consumare e bruciare. Basta!
Lo hanno detto non solo loro, il popolo della salute, ma anche i medici. Patrizia Gentilini, che da oncologa vede tutti i giorni cosa significa un ambiente malato e l'azione di impianti come gli inceneritori, Giuseppe Miserotti, presidente dell'Ordine dei Medici di Piacenza, che invita i colleghi ad esprimersi,
a considerare la situazione ambientale e dire la verità anche quando è scomoda.
Lo hanno detto in tanti che la strada non è l'inceneritore. Rossano Ercolini di Capannori, fondatore di Ambientefuturo, Enzo Favoino della Scuola Agraria di Monza, il futuro è il riciclo, il passato è l'inceneritore.
Lo ha detto Paul Connett, che dagli Stati Uniti ha percorso migliaia di chilometri
per dire a Parma di svegliarsi dal torpore e di guardare in faccia alla realtà, anche se fa paura.
C'è ancora tempo per cambiare e diventare un esempio di saggezza.
E Connett è solo, scusate se è poco, un consulente dell'Onu sui rifiuti.
Uno ascoltato a San Francisco, ma non a Parma.
Lo ha detto Carla Poli, che da Vedelago, un piccolo centro riciclo in prvincia di Treviso,
sta spargendo le sue pillole di saggezza in giro per l'Italia: Prato, Sassari, Caltagirone,
Salerno, Avellino, anche il profondo ingestibile Sud trova la speranza del riscatto
in semplici prassi di buona gestione dei rifiuti, per portarli a “sparire”
perché completamente recuperati a nuova vita.
Parma, con i suoi sordi e ciechi amministratori, non se n'è ancora accorta. Ci spieghino cosa si brucerà nell'inceneritore quando
la raccolta differenziata eliminerà dei rifiuti la carta e la plastica.
Ci spieghino se il metallo brucia, se il vetro brucia, se l'alluminio brucia.
Chissà cosa vogliono buttare nella bocca vorace dell'inceneritore di Parma.
Oggi la città è stata colorata sotto il cielo grigio e grondante da migliaia di persone,
in testa i meravigliosi di Ultimo Teatro hanno dato il carattere festoso e irriverente
a tutto l'interminabile serpentone che ha fatto sussultare Parma.
• Parma, 17 aprile 2010
.: 17 aprile. Una manifestazione senza bandiere di partito :.
Una manifestazione senza bandiere dei partiti.
Così ha deciso il comitato organizzatore della manifestazione nazionale contro gli inceneritori, che si terrà a Parma il prossimo 17 aprile. Nell'incontro del martedì i delegati hanno concordato di mantenere la linea adottata nell'ultima manifestazione pubblica, la fiaccolata di Santa Lucia del 12 dicembre scorso, per evitare etichette e strumentalizzazioni.
I partiti politici possono ovviamente aderire, e lo stanno già facendo sulla pagina di Facebook creata per l'evento, ma a loro si chiede di partecipare alla manifestazione lasciando a casa i vessilli di partito.
Il 17 aprile infatti vuole diventare un appello corale dell'Italia per l'aria pulita, contro gli inceneritori e per l'alternativa, e vuole permettere a tutti di partecipare senza sentirsi etichettato o oscurato da appartenenze partitiche che nulla centrano con l'essere contrari a questo ennesimo progetto che mette in gioco la salute dei cittadini e il futuro della food valley.
Così il 17 aprile Parma sarà invasa dalla gente e dalle bandiere delle associazione e dei movimenti per testimoniare che la salute e la difesa dell'ambiente non sono ne di sinistra, ne di centro, ne di destra.
Il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti e Risorse porta avanti dal 2006 questa battaglia a favore di tutta la comunità. Così vuole continuare, nel tentativo di informare e sensibilizzare opinione pubblica e mondo produttivo sul tema del rifiuti e della loro corretta gestione, per evitare che ci ritroviamo, tra pochi anni, con un ambiente ulteriormente degradato e appesantito da inquinanti che possono essere evitati, se si comincia a ragionare sulle alternative possibili.
Il mito degli inceneritori “soluzione globale” è ormai tramontato. Sono ormai considerati giustamente impianti a grande rischio e come tali sono classificati dalla normativa nazionale che ad esempio non li prevede in zone ad alta vocazione agricole e con presenza di Dop e Igp.
Allora ci eravamo sbagliati? Forse Parma non è terra di grandi prodotti alimentari apprezzati in tutto il mondo? Come si è potuto allora accettare che nel cuore della food valley si andasse a costruire un impianto così impattante e ingombrante per la qualità dei prodotti alimentari?
Un inceneritore da 130 mila tonnellate di rifiuti bruciati ogni anno a pochi passi dalla Barilla?
Il 17 aprile si griderà anche questo non senso.
• Parma, 31 marzo 2010
.: 17 aprile. Una manifestazione senza bandiere di partito :.
L'eternit, materiale composito di amianto e cemento brevettato nel 1901 dall'austriaco Ludwig Hatschek, ha una storia lunga e tribolata. Salutato come la scoperta del secolo, venne via via impiegato in ampi settori produttivi ed in particolare per le tubature degli acquedotti, come lastre di copertura dei tetti, o addirittura nel design, per una sedia da spiaggia. Negli anni '60 la scoperta che le fibre di amianto provocano il cancro.
Nonostante ciò, la produzione proseguì fino agli anni '80, anche per le colpevole pressione delle industrie, affamate di profitti e disinteressate alla salute dei lavoratori.
In Italia, a Casale Monferrato, la produzione è proseguita fino al 1986, a Broni addirittura fino al 1992.
Il caso è emblematico. La conclamata pericolosità di una sostanza non servì a bloccarne la produzione e ci vollero trent'anni per arrivare ad uno stop definitivo. Ora i processi, le opere di bonifica con costi elevatissimi, le morti che arriveranno a migliaia, in Italia in particolare nella zona di Casale Monferrato.
Il caso eternit assomiglia alla querelle sugli inceneritori.
Fanno male o no? Sui vecchi impianti ormai nessuno mette dubbio sugli enormi danni sanitari provocati
Ora ci si affida alla tecnologia e alla mancanza di dati epidemiologici (malattie) per affermare che gli inceneritori di nuova generazione sono sicuri.
Il dubbio, purtroppo rimane.
Se un processo come quello di bruciare i rifiuti produce sostanze cancerogene molto pericolose, non è attraverso la tecnologia che possiamo impedirne la formazione, anzi. E' il processo in sé a produrre queste sostanze. Bruciando rifiuti semplicemente ne cambiamo lo stato, li trasformiamo, disgregando le molecole che li compongono e immettendo in atmosfera i nuovi composti. Partiamo da una materia molto eterogenea, composta da una serie lunghissima di sostanze che bruciate insiemein un grande calderone crea nuove molecole, molto più pericolose delle sostanze introdotte a monte dell'impianto.
Ecco che gli inceneritori devono prevedere imponenti sistemi di filtrazione per cercare di bloccare a camino l'emissione di sostanze tossiche. Filtri che la pratica ha dimostrato di scarsa efficacia specie nel tempo. Filtri costosissimi che spesso non vengono sostituiti e la cui efficacia è molto limitata nel tempo.
Questi filtri, vista la mole di emissioni, si intasano ogni 2-3 secondi e un apposito soffio di aria compressa deve essere emesso in continuazione per recuperarne l'efficienza.
I nuovi impianti poi bruciano a temperature molto elevate nel tentativo di scongiurare la produzione di diossine e tenendo alte le temperature diminuisce la grandezza delle particelle emesse fino al punto da “passare” liberamente nelle maglie troppo larghe dei filtri stessi.
Un sistema sbagliato in fase di progettazione: bruciare non significa distruggere.
Quanto dovremo aspettare ancora per cambiare strada? Si dice che gli inceneritori ci regaleranno l'indipendenza territoriale. Non è vero, visto che su una tonnellata di rifiuti bruciati si producono trecento chili di ceneri pesanti ricche, per modo di dire, di metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici. Dove le mettiamo? Si propone di utilizzarli nei cementifici e mischiarle con il cemento. Vogliamo forse costruire case malate nelle loro stesse componenti di base, i mattoni? Che pazzia.
Mischiare le ceneri ad altre sostanze e poi utilizzarle nelle costruzioni porta semplicemente a zonzo il problema. C'è infatti il problema della lisciviazione che porta a far disciogliere le sostanze aggregate a parti solide che vengono poi liberate in ambiente.
Oggi che ci sono sistemi alternativi all'incenerimento per la gestione dei rifiuti ha ancora senso perseguire la strada dell'incenerimento? Efficaci, meno costosi, ma soprattutto non dannosi per l'uomo e per l'ambiente,
i sistemi di trattamento meccanico a freddo stanno prendendo piede anche in Italia.
Insistere nell'errore degli inceneritori fa ricordare la storia dell'eternit. A forza di negare il rischio abbiamo prodotto una catastrofe umanitaria che ci accompagnerà nei prossimi decenni
• Parma, 5 aprile 2010
.: I contributi Cip6 sono illegali, lo dice l'Europa :.
Mercoledì 31 marzo presso il teatro della parrocchia di Sant'Evasio, via Colli 12, a Parma, si svolgerà l'incontro di presentazione della vertenza “Cip6”, l'azione di rimborso promossa da Diritto al Futuro per richiedere indietro i contributi Cip6 pagati nelle bollette elettriche dal 2001 ad oggi.
Sarà presente Rossano Ercolini, fondatore del movimento Rifiuti Zero in Italia e presidente dell'associazione Dirittoalfuturo.
La sigla Cip6 deriva da una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi, la numero 6 appunto, che nel 1992 recepiva una norma europea di incentivazione alla produzione “verde” di energia.
In Italia però, unico paese in Europa, fu aggiunta una parolina, “assimilate”, che di fatto apri la strada al finanziamento occulto degli inceneritori. Da allora questi impianti hanno fatto man bassa degli incentivi andando a raccogliere il 90% dei finanziamenti.
I Cip6 si sono rilevati un tesoro nascosto per i gestori degli inceneritori che hanno visto l'energia elettrica prodotta dagli impianti pagata tre volte il prezzo di mercato. Un Bengodi che ha fatto incassare, ad esempio all'inceneritore di Brescia, qualcosa come l'astronomica cifra di 450 milioni di euro.
Il 7% di ogni bolletta elettrica viene utilizzato per sostenere i Cip 6, di fatto i contribuenti hanno finanziato negli anni impianti che bruciavano perfino scarti di raffineria e di lavorazioni industriali, oltre che plastica dai rifiuti urbani e molte altre sostanze inquinanti.
Ad oggi solo il 10% di questi soldi è stato veramente investito nelle vere rinnovabili come eolico, solare, idroelettrico.
L'Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea ed è stata condannata. Alla luce di questo c'è oggi la possibilità di chiedere, sia come aziende che come provati, la restituzione della somma che dal 2001 ad oggi è stata illecitamente usata.
A condurre questa battaglia è l'associazione Diritto al Futuro che sta raccogliendo in tutta Italia le adesioni per poter poi procedere con la richiesta di rimborso.
A tal fine il Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti di Parma ha organizzato una serata per spiegare ai cittadini tutte le modalità di azione e per raccogliere al tempo stesso le adesioni.
L'incontro di svolgerà il 31 marzo alle ore 21 presso il teatro della parrocchia di Sant'Evasio, via Colli 12.
La vertenza Cip 6 sarà a carico dell'associazione Diritto al Futuro e la sola somma richiesta ai sottoscrittori sono 10 euro per coprire le spese accessorie.
Nella stessa serata, portando con sé una fotocopia della bolletta elettrica e quella di un documento di identità, sarà possibile sottoscrivere da subito l'azione di rimborso.
Per altre informazioni è attiva la pagina Internet www.dirittoalfuturo.it/vcip6.html
• Parma, 29 marzo 2010
.: Dopo la Metro, l'inceneritore :.
L'abbandono per carenza di finanziamenti del progetto Metro Parma ha portato in città diverse riflessioni dei due schieramenti a favore e contro la metropolitana.
Rimane dato incontestabile il fatto che la popolazione fosse rimasta fredda all'idea e abbia salutato con un sospiro di sollievo la notizia dello stop al progetto.
Da subito, bucherellare Parma per ottenere una unica linea di metrò con costi non prevedibili e vantaggi scarsi, non era sembrata una grande idea.
Gli stessi dati falsati sull'utenza che avrebbe usufruito di tale mezzo, hanno evidenziato le carenze dei numeri per un progetto troppo grande per una realtà come la nostra.
Parma ha bisogno sì di una infrastruttura di trasporto efficace ed efficiente, ma non è andando nel sottosuolo che si troverà la soluzione.
Come spesso accade, il ritorno al passato, questa volta della rotaia di superficie, sembra essere più che una opportunità, se consideriamo le potenzialità che potrebbe avere una struttura di trasporto leggero che colleghi non solo Parma città ma congiunga la Pedemontana e la Bassa al centro. Solo in questo modo si potrebbe alleggerire la pressione del traffico che ogni giorno si sviluppa sugli assi di andata e ritorno dal posto di lavoro. Solo con una comoda, puntuale, frequente linea di superficie si potrebbe ripopolare la provincia di pendolari che di giorno scendono in città e di sera fanno ritorno, comodamente, alle loro case. Una prospettiva che porterebbe anche alla riduzione degli affitti nel centro per favorire un recupero delle tante case abbandonate e vuote presenti nella fascia collinare, luoghi ancora salubri ma oggi troppo scomodi per poter proporre là una residenza, con lavoro in pianura.
La popolazione ha vinto la sua partita per evitare un'opera che nel tempo sarebbe stata una perenne fonte di perdite economiche a suo danno, non ci sono e non ci saranno i numeri per rendere remunerativo un servizio così costoso, anche in fase di mantenimento.
Ora la popolazione di Parma e del suo territorio si rivolge preoccupata e pensosa verso il progettato inceneritore di Ugozzolo, un'opera costosa ed inutile che assomiglia, per inefficacia e costi, al progetto della metro. L'inceneritore che inquina ulteriormente una terra già degradata sotto il punto di vista ambientale non è la soluzione al problema dei rifiuti del nostro territorio, specie oggi che altri territori hanno adottato strategie di gestione a freddo dei rifiuti, ottenendo sorprendenti risultati a fronte di alcun inquinamento ambientale.
Sembra giunto il momento di chiedersi per quale motivo si insista su un progetto ormai vecchio, come l'inceneritore, abbandonato da territori anche vicini a noi, come Reggio Emilia, e non ci si incammini verso tecniche più leggere ed efficaci di gestione dei materiali di scarto.
La popolazione di Parma oggi si chiede chi e quanto guadagni da un'opera che non ha ricadute positive nemmeno per le tariffe applicate ai cittadini, visto che il costo enorme del progetto non potrà che gravare per tanti anni sulle bollette degli utenti.
Ci si attende altresì che anche la magistratura faccia il suo corso e, come in altri territori, scriva la parola fine su un progetto che mette in grosso pericolo la salute delle popolazioni residenti attorno all'impianto, per non parlare dell'economia della food valley, che vedrebbe i suoi prodotti sporcati dalle emissioni nocive dell'inceneritore.
Gli agricoltori hanno finalmente preso coscienza del problema e può essere un primo importante passo verso un maggiore coinvolgimento dei reparti produttivi locali, che sulla qualità puntano i successi dei loro prodotti.
• Parma, 28 marzo 2010
.: Inceneritore: quali rischi per l'agricoltura :.
Si svolgerà giovedì 25 marzo presso la parrocchia di Ravadese la serata informativa sui danni che potrebbe causare all'agricoltura l'impianto di incenerimento in costruzione a Ugozzolo.
Durante l'incontro, intitolato “Inceneritore e food valley: quali rischi per l'agricoltura?”, verranno evidenziati i tanti pericoli insiti in questo enorme forno che emette migliaia di sostanze, di cui solo il 20% sono conosciute.
Sono stati invitati direttamente oltre cinquanta agricoltori della zona di Ravedese, i primi che verranno toccati dalla ricadute, oltre che tutte le aziende biologiche e caseifici del territorio parmense e le relative associazioni di categoria.
Una delle anomalie del progetto è quella di aver voluto collocare l'impianto in un'area già messa in ginocchio dalle attività industriali presenti, nonché da infrastrutture come l'autostrada e la Tav, una zona insomma già oggi con una situazione ambientale compromessa e con elevati tassi di sforamento degli inquinanti noti come Pm 10, già oggi oltre i limiti consentiti dalla legge.
Parma è insieme alle altre città emiliane, nel pieno della pianura padana, la quarta area più inquinata al mondo, vero e proprio polmone nero d'Italia. La nostra città, nonostante gli sforzi del comune, si colloca al 34° posto per qualità dell'aria. Ed è noto come la qualità dell'aria è il primo responsabile del benessere o malessere della popolazione residente.
Gravi sono i danni che gli inceneritori stanno causando nei territori in cui sono attivi. A Brescia, nel 2008, tre aziende agricole avevano il latte con un tasso di diossina superiore ai limiti di legge e per questo è stata loro impedita la vendita del prodotto. A Montale (Pistoia) è risultato avvelenato dalla diossina dell'inceneritore addirittura il latte materno. E proprio nei giorni scorsi sono stati rinviati a giudizi i gestori e i proprietari di quell'impianto, oltre che i tre comuni dell'area, colpevoli di non essere intervenuti in occasione di inquinamenti fuori norma causati dall'inceneritore stesso.
Saranno chiamati a risarcire i danni.
Di fronte ad alternative concrete e fattibili con quelle proposte anche per Parma, non si capisce infatti il motivo per cui si continui ad insistere su un impianto oggi ritenuto sovradimensionato e dannoso, per la salute dell'uomo e per la salute dell'ambiente, oltre che economicamente difficile da sostenere vista l'enorme spesa prevista, ora stimata in 180 milioni di euro.
La serata del 25 marzo sarà indirizzata in particolare agli agricoltori della zona per poter dialogare con loro su che cosa si possa ancora fare per bloccare l'iter di costruzione dell'impianto, previsto operativo nl 2012. Un'azione che deve per forza di cosa coinvolgere tutta la cittadinanza, interessata in prima persona alla qualità dell'aria della nostra zona e di Parma in particolare.
• Parma, 22 marzo 2010
.: Salviamo il latte materno :.
Ci sarà sul nostro mondo qualcosa di più sacro del latte materno?
E' la vita stessa che passa dalla mamma al bambino, un prezioso scrigno ricco di sostanze fondamentali allo sviluppo del neonato. Le nostre mamme da sempre trasmettono la vita attraverso il loro latte.
Qualcuno ha il coraggio di negare che il latte materno debba essere difeso coma la vita stessa?
Un dono, che da migliaia di anni porta avanti la nostra specie e quella in generale dei mammiferi.
Un segno di speranza nel futuro, una sinfonia da osservare in trepidante silenzio.
Ma oggi questa magia è messa in ginocchio dagli inceneritori.
A Pistoia, analizzando campioni di latte materno di due mamme che abitano nei pressi dell'impianto di incenerimento di Montale, è emerso un dato sconvolgente.
I campioni di latte prelevati erano avvelenati da diossina, in una concentrazione tale da renderlo, se per assurdo questo latte fosse portato ad una centrale, invendibile.
I risultati delle analisi hanno anche evidenziato senza ombra di dubbio che la diossina che ha ammorbato i campioni è la stessa che proviene dall'inceneritore di Montale, lo stesso inceneritore che lo scorso anno aveva avvelenato i polli, sempre nella zona di emissione.
Montale, che ha un inceneritore di ultima generazione, ma che nel 2007 è stato chiuso dall'Usl per aver sforato le emissioni di diossina e furani. Solo dopo, però, che il danno era stato fatto.
Il policlorobifenile è una intrigante famiglia di diossine e le 12 molecole riscontrate nei campioni di latte hanno lo stesso profilo di quelle emesse dall'impianto di incenerimento, sulla base di dati dello stesso gestore e di Arpa Toscana.
E' dal Coordinamento dei comitati della piana Firenze Prato Pistoia che l'8 marzo, in occasione della giornata della donna, è partita la campagna nazionale di difesa del latte materno.
Una iniziativa subito accolta e sostenuta dei medici per l'ambiente di Isde, l'associazione internazionale che raggruppa i medici specializzati sui temi dell'inquinamento.
Il futuro di tuo figlio, recita lo slogan, non è da affidare alla sorte.
Negli intenti della campagna una petizione a favore della difesa del latte materno e una iniziativa di bio monitoraggio da estendere a tutto il territorio nazionale, le cui istanze verranno portate all'attenzione delle donne che hanno incarichi istituzionali e il primo appuntamento non potrà che essere maggio con la festa della mamma per raccogliere i primi risultati.
Nel frattempo piovono le adesioni da tutta Italia ed anche Parma non è da meno. Lo scorso 5 marzo alla Camera di Commercio, una delle ideatrici della campagna, l'oncologo Patrizia Gentilini, ha portato la notizia in anteprima e il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti ha da subito aderito.
La petizione si trova ora sul sito di Liberacittadinanza all'indirizzo www.tinyurl.com/difesalatte
Il sito del GCR www.gestionecorrettarifiuti.it ospita una pagina ad hoc.
La si trova anche all'indirizzo www.tinyurl.com/lattematerno mentre il Coordinamento è disponibile per contatti alla mail gestionecorrettarifiuti@gmail.com
La difesa dal latte materno è una battaglia che ci deve coinvolgere tutti.
• Parma, 19 Marzo 2010
.: Risposta al Dott. Bertolini su Repubblica:.
Sul quotidiano la Repubblica è comparsa una intervista online al dott. Bertollini, funzionario dell’OMS, ampiamente rassicurante circa l’incenerimento dei rifiuti. Le affermazioni contenute nell’intervista ci stupiscono profondamente: infatti più di una delle dichiarazioni contenute nell’intervista è in aperto contrasto sia con quanto contenuto in documenti ufficiali della stessa OMS, sia con precise disposizioni della Comunità Europea quali la la Direttiva 2008/98/CE, sia con la posizione espressa dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Chirurghi ( FNOMCeO), documenti tutti ampiamente ripresi nella corposa Monografia: “Gestione dei rifiuti e rischi per la Salute” .
Innanzi tutto l’affermazione circa pretrattamenti efficienti in grado di eliminare materiali tossici dai rifiuti è del tutto fantasiosa, in quanto non esistono tecnologie in grado di “purificare” a priori i rifiuti ed anzi i processi di combustione si caratterizzano proprio per trasformare in pericolosi inquinanti anche ciò che in ingresso è assolutamente innocuo ed inerte ( come nel modo più banale è documentato da quanto scritto in ogni pacchetto di sigarette).
L’affermazione inoltre che “Gli inceneritori non hanno nessun effetto negativo sulla salute dei cittadini”, appare priva di fondamento scientifico, come la letteratura anche più recente dimostra: effetti cancerogeni sulle popolazioni esposte alle emissioni di inceneritori sono ampiamente documentate da studi seri e metodologicamente robusti, come ben messo in evidenza nel documento dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) “Trattamento dei rifiuti e salute” del febbraio 2008. Che questo dato si riferisca ad impianti funzionanti già da molti anni e non ad impianti entrati in funzione recentemente o ad impianti ancora da costruire è di una tale ovvietà che non meriterebbe neppure di soffermarsi.
Purtroppo questo argomento viene ampiamente usato per dedurne una ipotetica e non documentata innocuità dei cosiddetti “nuovi impianti”: è fin troppo noto che le patologie oncologiche si manifestano a distanza di molti anni dalla prima esposizione e che quindi gli effetti rilevati oggi non possono che riferirsi ad impianti funzionanti da tempo!
Quale fondamento scientifico può pertanto avere un asserzione tesa a negare qualsiasi effetto di tipo cancerogeno sulla salute dei cittadini da parte di impianti costruiti in questi anni o ancora da costruire?
Del resto, anche in un recente report dell’OMS si specificava che: “ Vi è ragionevole evidenza di alcuni effetti avversi sulla salute da parte dei vecchi impianti. Ci sono pochi o non rilevanti dati per quanto riguarda gli impianti più moderni”. La conclusione che se ne traeva era che “le decisioni relative alla costruzione di nuovi impianti dovrebbe osservare il principio di precauzione, e ciascun impianto e ciascun sito dovrebbe essere rigorosamente valutato per la sua potenziale pericolosità per la salute”, che è cosa ben diversa da quanto asserito nell’intervista, ossia che “Con gli inceneritori di ultima generazione la popolazione può stare assolutamente tranquilla”. Del resto, proprio in relazione alla pericolosità delle emissioni degli inceneritori (vecchi o nuovi che siano) si puntualizzava: “Un dato di cui si dovrebbe tenere conto è questo – se gli inceneritori di rifiuti producono emissioni note per essere nocive, non c’è motivo per supporre che esse debbano essere meno (o più) nocive delle stesse emissioni provenienti da altre sorgenti. Anche se, ad esempio, gli impianti per i rifiuti producono nella maggior parte dei siti solo una piccola frazione dell’inquinamento atmosferico da particolato, questa piccola frazione è sicuramente nociva”.
Quando anche le quantità di inquinanti immessi nell’ambiente da parte dei nuovi impianti fossero effettivamente minori rispetto a quelle dei precedenti – cosa niente affatto sicura quando si considerino i flussi di massa totali e non le concentrazioni, vista la taglia notevolmente superiore di quelli nuovi – la composizione dell’inquinamento non solo non cambia, ma in certi casi peggiora, come accade per il particolato, in cui la frazione ultrafine, la più pericolosa, diventa preponderante.
Non è perciò in alcun modo possibile asserire, con un minimo di credibilità scientifica, che “gli inceneritori non hanno nessun effetto negativo sulla salute dei cittadini” neppure per gli impianti di nuova o recente costruzione. E’ poi la stessa Comunità Europea a riconoscere la nocività degli impianti di incenerimento, quantificando addirittura in termini monetari i costi per l’ambiente e la salute (i cosiddetti costi esternalizzati) di ogni tonnellata di rifiuti combusta.
Quanto all’importanza di un sistema di riciclaggio efficiente, siamo i primi a riconoscerne il ruolo prioritario nella strategia di gestione dei rifiuti, ma ci preme ricordare come l’assurdo sistema di incentivazione concesso, solo in Italia, agli inceneritori dotati di recupero energetico (CIP 6 e certificati Verdi) rappresenti un fattore di grave distorsione del mercato che impedisce il decollo di una efficiente filiera del recupero della materia, privilegiando a senso unico i processi di combustione. Questa anomalia è già stata con chiarezza individuata e denunciata dalla FNOMCeO nel documento in precedenza citato, che non può essere ignoto al collega Bertollini.
Per il prestigio dell’Istituzione che il dott. Bertollini rappresenta e per la delicatezza e l’importanza che l’argomento riveste, auspichiamo una pronta ed argomentata precisazione da parte dell’intervistato, che vada oltre alle banalità citate nell’articolo, quale quella relativa all’inceneritore di Vienna.
L’inceneritore di Vienna è ormai un esempio fortemente inflazionato, da sempre usato dai venditori di impianti di incenerimento, senza che mai alcuno si premuri di tener conto delle puntuali critiche che sono state rivolte a questo, come agli altri impianti di incenerimento, da Organizzazioni non governative, quali ad es. Greenpeace o il WWF: se ciò è scusabile sulla bocca di politici ed amministratori non addetti ai lavori, appare francamente inadeguato per un funzionario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Dott. Michelangiolo Bolognini Pistoia
Prof. Antonio Faggioli Bologna
Dott. Paolo Franceschi Savona
Dott. Matteo Frusi Cuneo
Dott. Gianluca Garetti Firenze
Dott. Patrizia Gentilini Forlì
Dott. Giovanni Ghirga Civitavecchia
Dott. Manrico Guerra Parma
Dott. Gustavo Mazzi Pordenone
Dott. Giovanni Invernizzi Sondrio
Dott. Ferdinando Laghi Castrovillari
Dott. Ruggero Ridolfi Forlì
Dott. Giovanni Vantaggi Gubbio
Dott.Vincenzo Migaleddu Sassari
• Parma, 17 Marzo 2010
.: Gli inceneritori fanno male, lo dice pure il Corriere :.
Ora lo ammette candidamente addirittura il Corriere della Sera: “Vivere vicino ad un inceneritore
aumenta il rischio di tumori”. E si va addirittura oltre, prefigurando un vero e proprio apartheid
sanitario.
Adriana Bazzi, in prima pagina su Corriere Salute di ieri, domenica 14 marzo, parla della V
Conferenza Oms di Parma e ne traccia i risultati ottenuti, tra molte attese e altrettante difficoltà.
Così il proposito, sottoscritto da cinquantatré Stati europei, di salvaguardare in particolare le fasce
deboli dall'inquinamento, si stempera nella difficile messa in atto delle intenzioni.
Si chiede, la giornalista, con quali risorse verranno realizzate le azioni di prevenzione per dare una
svolta allo stato di salute del mondo, risorse che non ci sono e che non verrebbero spese in ambiti
politicamente poco redditizi come quello della salute, quando chi può permetterselo può vivere in
ambienti più sani.
Si evince che chi abita nelle zone più degradate, come nei pressi di discariche o inceneritori, non
abbia grandi capacità economiche, e quindi di conseguenza anche poco appeal per i decisori politici.
Cittadini di serie A, che si possono permettere di vivere in aree più salubri, e cittadini di serie B, che
non possono che accontentarsi di abitazioni nei pressi di questi impianti. Che fanno male.
L'ammissione della Dichiarazione di Parma è che la salute delle persone non dipende soltanto da
comportamenti individuali ma in particolare delle condizioni ambientali e dai comportamenti
collettivi.
Una corretta politica di prevenzione deve quindi mirare a disinnescare le situazioni a rischio, come
le discariche e gli inceneritori. Bonificare aree compromesse è però ancora ritenuto un costo e non
un investimento sulla salute dei cittadini e sul futuro delle generazioni a venire. Prevale ancora il
cinismo di corto respiro su una visione propedeutica al miglioramento dello stato di fatto e della
situazione attuale.
Ancora una volta la politica si mostra lontana dalla gente, lontana dall'interesse generale, come
distaccata dal popolo che dovrebbe rappresentare e i cui interessi dovrebbe essere chiamata a
difendere. Più interessata a investire in un progetto di visibilità immediata che in un altro che porta
doni nel futuro prossimo venturo.
• Parma, 15 marzo 2010
.: Gli inceneritori spina nel fianco alla Conferenza Oms di Parma :.
Si è svolta a Parma dal 10 al 12 marzo la Quinta Conferenza Interministeriale dell'Oms
sull'ambiente. Il tema centrale era quello della salute dei bambini in rapporto alle condizioni
ambientali.
Di tutto si voleva parlare fuorché dell'allarmante situazione ambientale di Parma e del progetto
dell'inceneritore in costruzione a fianco alla Barilla.
Ma Parma è al 34° posto in Italia per la qualità dell'aria ed è immersa nella quarta area più inquinata
del mondo, come fare finta di niente?
Non se ne voleva parlare ma il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma ha dato
il meglio di sé per far emergere il fantasma del camino all'interno del contesto internazionale.
Già da prima del loro arrivo, la situazione di Parma era stata messa in evidenza da un messaggio di
posta elettronica spedito a vari delegati prima del loro arrivo. Al centro congressi, la brochure in
inglese “The Alternative to Incineration” circolava sui banchi dei delegati.
Gli attivisti si sono ritrovati in putno nevralgico della città ed hanno innalzato le bandiere e gli
striscioni della protesta, raccogliendo la curiosità della stampa e dei media oltre che degli
esterrefatti cittadini.
Poi Christina Townsend, del GCR, ha iniziato il lavoro vero e proprio.
L’organizzazione HEAL (Health and Environment Alliance) era presente alla conferenza dell’OMS,
ed ha preso l’iniziativa di distribuire le brochures del GCR ai delegati, offrendosi anche di fornire
qualsiasi appoggio necessario alla GCR nella sua battaglia contro gli inceneritori. Da tempo sono
contrari alla costruzione degli inceneritori ed erano schoccati che ci sia un progetto per costruirne
uno proprio a Parma.
Marco Martuzzi è “Scientific Officer” della Health Impact Assessment department dell'Oms. Ha
dichiarato che alla fine di un sistema che prevede riduzione, riuso, riciclo, ci possa stare anche
l'incenerimento; ma uno scambio di idee ha messo in dubbio le basi delle sue supposizioni quando è
stato evidenziato che se il riciclo viene fatto a norma di legge EU, come di fatto si dovrà fare, a
Parma non rimarranno abbastanza rifiuti per tenere acceso l’inceneritore.
Robert Walgate è il giornalista accreditato da The Lancet Medical Journal dell’UK, e si è dimostrato
molto interessato ai dati sull'inquinamento di Parma al punto da chiedere “Ma c'è sempre quella
brutta cappa marrone sopra questa zona?”. E' tornato alla redazione con alcune copie della
brochure.
Roman Lebed della BBC World Service, di stanza a Kiev, era venuto a Parma per evidenziare la
bellezza e la pulizia, anche ambientale, di Parma rispetto alla città Ukraina. Idee che si sono
ingarbugliate non poco dopo i dati emersi durante il colloquio con il Coordinamento.
Alla conferenza stampa di Isde, l'associazione internazionale dei medici dell'ambiente, è scoppiata
infine la grana Oms. Un suo delegato, Roberto Bertollini, aveva il giorno prima dichiarato
l'innocuità degli inceneritori di ultima generazione, affermazione che chiaramente non è in linea con la posizione ufficiale dell’Oms. Davanti all'evidenza si sono susseguite telefonate roventi e smentite
tra i referenti ufficiali dell’Oms presenti alla Conferenza. Il tema scotta e chi lo tocca si brucia.
La sorpresa è arrivata al termine della conferenza, quando alla nostra inviata si è avvicinato un
sostenitore della causa “no inceneritori”: era Dominique Belpomme, il celebre oncologo francese,
che si è dichiarato disponibile a sostenere il GCR in qualsiasi modo possibile. Data l’esperienza di
Belpomme nel campo dei tumori legati all’inquinamento da inceneritori ed i suoi successi in
battaglie analoghe in Francia, l'offerta è stata subito accettata.
Il 17 aprile si svolgerà nella capitale della Food Valley la prima manifestazione nazionale contro gli
inceneritori, che comincia ad assumere dei connotati internazionali: sarà la risposta alla conferenza
Oms di marzo?
• Parma, 14 marzo 2010
.: Un sit in per riflettere sul futuro :.
Mercoledì 10 marzo dalle ore 17,30 alle 18,30 in viale Barilla 29 il Coordinamento Gestione
Corretta Rifiuti ha indetto un sit in per manifestare la grave situazione ambientale di Parma in vista
della costruzione dell'inceneritore di Ugozzolo.
Saranno presenti le bandiere “No Inceneritore, Sì all'alternativa” per coinvolgere anche i delegati
alla Conferenza dell'Oms e sensibilizzarli sul grave rischio per il futuro della nostra città, a seguito
del progetto scellerato deliberato dalla Provincia di Parma e gestito da Enia
Parlare di futuro dei bambini significa anche ripensare a progetti magari già avviati se questi
possono portare un grave danno alle future generazioni ed al futuro della food valley.
Il Coordinamento ha sempre sostenuto oltre il “no” un progetto alternativo che dia soluzioni alla
gestione dei rifiuti senza arrecare danno all'ambiente, un progetto fattibile e meno costoso, e
soprattutto che non arreca danno all'ambiente.
Venerdì scorso in una gremita Camera di Commercio i medici per l'ambiente Isde hanno presentato
la loro monografia sulla gestione dei rifiuti e i rischi per la salute.
Bruciare i rifiuti è di per sé una pratica da evitare perché andiamo semplicemente a trasformare
della materia in fumi e ceneri che se prima non costituivano un pericolo per la salute, bruciandoli si
trasformano in migliaia di molecole che vengono immesse nell'ambiente.
Il caso del latte materno alla diossina causato dall'inceneritore di Montale (Pistoia) è un caso
evidente di quale portata possano avere questi impianti nei confronti della salute pubblica e
dell'ambiente.
Il CGCR si appella a tutte le forze del territorio, politiche, amministrative, economiche,
universitarie, affinché si apra un dialogo e si discuta insieme sul come affrontare la gestione dei
rifiuti senza inceneritori. Altri territori lo stanno facendo, basta seguire l'esempio.
Basterebbe sospendere momentaneamente il procedere del progetto dell'inceneritore per verificare
nei fatti la bontà della proposta alternativa.
Il vantaggio sarebbe davvero per tutti.
• Parma, 9 marzo 2010
.: Gestione dei rifiuti e impatto sulla salute :.
Venerdì 5 marzo alle ore 21 presso la sala Aurea Parma della Camera di Commercio si terrà la presentazione della
monografia “Gestione dei rifiuti e rischi per la salute”.
Parteciperanno gli autori Antonio Fagioli, docente di Igiene presso l'Università di Bologna, Patrizia Gentilini,
specializzata in oncologia ed ematologia, dal 1979 al 2007 presso all'Oncologia dell'Ospedale di Forlì, Manrico Guerra,
medico di base e presidente dell'ISDE (Associazione Internazionale dei Medici per l'Ambiente) di Parma.
Come noto gli amministratori locali hanno deciso di costruire a Parma un inceneritore che brucerà 130.000 tonnellate di
rifiuti all'anno producendo sul territorio un elevato impatto sia sanitario che ambientale, oltre che economico. La serata di venerdì servirà a focalizzare, alla luce degli ultimi studi scientifici, quali siano le conseguenze sull'ambiente
e di conseguenza sull'uomo, di una gestione dei rifiuti che utilizza l'incenerimento come tecnica di smaltimento degli
stessi.
Oggi l'uomo distrugge milioni di tonnellate di materiali post-utilizzo che sono il frutto di enormi dispendi di energia.
Milioni di tonnellate di materia che si è venuta costituendo in miliardi di anni di evoluzione terrestre, dilapidata in pochi
attimi senza apparente coscienza di cosa questo atto comporti in termini di equilibri globali.
Produciamo -e distruggiamo quello che produciamo- sull'altare del consumismo e del profitto, del profitto di pochi.
La traccia dell'uomo la vediamo ormai opprimente sopra di noi, una vela scura di smog e polveri che attanagliano le
metropoli, avvelenano l'aria.
Ogni anno immettiamo in atmosfera il doppio di anidride carbonica che il nostro pianeta è in grado di assorbire.
E non è
tutto. Le combustioni, tutte le combustioni, producono scorie. Ossidi di azoto e di zolfo, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, particolato fine e ultra-fine.
E' inquinamento chimico. Nel senso che questa particelle eterogenee vanno a interferire con la specie viventi
minandone gli equilibri anche a livello molecolare. Con effetti addirittura sull'epigenetica, mettendo quindi in crisi il
progetto stesso della creatura vivente contenuto nel suo genoma.
Le modalità di trattamento del cosiddetto rifiuto assumono quindi non solo una connotazione economica ma soprattutto
una specificità ecologica, per l'enorme impatto che esse hanno sull'ambiente e sulle specie viventi.
L'approccio corretto nel confronti della produzione e del trattamento di una materia è quello di una analisi complessiva
che tenga conto delle implicazioni economiche, sociali, sanitarie, ambientali, energetiche, perché sottraendo alla
formula anche solo un elemento otteniamo risultati taroccati, non rispondenti al vero.
L'evidenza dell'impatto sanitario degli inceneritori sull'ambiente convive ancora col dibattito e il dubbio solo perché
insistono intrecci economici, politici, finanziari, che ancora condizionano pesantemente le scelte, favorendo corruzione,
inutili danni ambientali ad intere regioni, spesso rafforzando anche circuiti criminali, influenzando le agenzie deputate
ad una corretta e veritiera valutazione sulla tutela dell'ambiente e della sanità pubblica
• Parma, 4 marzo 2010
.: Lo scandalo della Chimet :.
Chimet è un'azienda toscana, che opera a Civitella Valdichiana. E' una azienda leader nel settore del
recupero dei metalli preziosi ma che si occupa anche dello smaltimento dei rifiuti attraverso
l'incenerimento. Una società dotata di tutti i requisiti normativi, blasonata di tutte le certificazioni
ambientali e collaborazioni universitarie possibili.
Ma inquina l'ambiente.
Un fabbrica florida e mortale, che ha avvelenato tutto e tutti con fumi e fanghi tossici.
I casi di leucemia nelle zone esposte ai fumi del loro inceneritore risultano tre volte maggiori
rispetto alle attese.
Ma sono i cittadini che si sono dovuti rimboccare le maniche e con la solita sequela di raccolte di
firme, denunce e segnalazioni sono arrivati ai primi risultati. La polizia giudiziaria ha messo sotto
sequestro aree inquinate dove veniva tranquillamente coltivato grano destinato al consumo umano.
Infine la Procura ha disposto la fine delle indagini per poter poi procedere alla richiesta di rinvio a
giudizio: destinatari dei provvedimenti, oltre che il titolare della ditta, anche il sindaco di Civitella,
accusato di non aver fatto nulla.
Cosa fanno allora gli amministratori, lista civica legata al Pd? Denunciano con un ordine del giorno
la giornalista che ha dato voce ai comitati dei cittadini. E lo fanno a nome di “tutti i cittadini”.
Non c'è destra o sinistra che tenga.
Abbiamo davanti un ennesimo esempio di come gli interessi vengano prima di tutto il resto, anche
della salute dei cittadini. Siamo arrivati a questa verità incontestabile: il potere economico è il vero
padrone del nostro Paese, la politica segue ed arranca, bramosa probabilmente del suo pezzo di
torta, a discapito della polis.
Non serve nemmeno la stampa libera e il coraggio di una giornalista perbene che cerca
semplicemente di fare il proprio lavoro.
Non è lecito nemmeno mostrare la realtà, come la strada della morte di Civitella, dove un numero
impressionante di casi di tumore e leucemia non è servito a scuotere gli animi, a smuovere le
coscienze.
Ancora una volte emerge una realtà dei fatti incontestabile. Incenerire materia serve soltanto a farla
sparire alla vista. In realtà ogni atomo di sostanza non può svanire nel nulla ma solo trasformare sé
stessa in qualcos'altro, spesso, nel caso degli inceneritori, in una miscela di veleni che fanno
ammalare, che uccidono, che schiacciano l'uomo alla sue responsabilità.
Perché continuare nell'errore?
• Parma, 4 marzo 2010
.: Chi controlla i controllori? :.
Gianni Santucci sul Corriere della Sera riporta la notizia, rimasta naturalmente nascosta per anni,
sulla sotto stimate misurazioni dello smog a Milano e in Lombardia.
Si tratta di un dossier europeo sulle centraline dislocate da Arpa che la stessa Regione Lombardia ha
finanziato ma che, visti i risultati sconcertanti, è rimasto in un cassetto.
Le misurazioni infatti risultano essere inferiori ai valori reali del Pm10 anche del 40 per cento.
Come molti sapranno sono le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale ad occuparsi di
registrare lo stato di salute della nostra aria. Attraverso i dati forniti dalle centraline sparse sul
territorio, misurano la concentrazione di inquinanti, in particolare quelle di Pm10, il particolato
emesso dai processi di combustione.
Succede che la Comunità Europea, per verificare la qualità delle registrazioni, affianchi un
laboratorio mobile alle centraline di Arpa, mettendo poi a confronto i dati.
Il risultato lascia a bocca aperta: l'agenzia regionale ha divulgato sempre e comunque dati più bassi
di quelli reali.
La concentrazione di inquinanti è sempre sotto stimata con picchi in difetto che raggiungono anche
il 40 per cento. A Monza 13 giorni su 13 sono registrati con dati inferiori, a Milano 13 giorni su 14,
a Busto Arsizio la centralina sottostima regolarmente i dati del Pm10 tra il 10 e il 20 per centro.
I rapporti sono stati elaborati dal Joint research center, centro ricerche di Ispra, l'istituto superiore
per la protezione e la ricerca ambientale.
Ovviamente le conclusioni a cui sono giunti i tecnici non sono mai state rese note e solo la
caparbietà dei “Genitori Antismog”, una associazione di cittadini milanesi che lotta da anni contro
l'inquinamento della metropoli lombarda, ha permesso di farli emergere dal buco nero istituzionale.
Ovvio che ora ci si chiede quale possa essere l'attendibilità dei dati che anche a Parma ci vengono
proposti da Arpa. Ci possiamo fidare? Le stime sugli inquinanti sono davvero reali? Quello che ci
viene propinato come la realtà dei fatti è solo una finzione per edulcorare una situazione ambientale
disastrosa oltre le già note condizioni attuali?
• Parma, 2 marzo 2010
.: Il CGCR a fianco dei No Tav :.
Da molti anni ormai, in tutto il territorio nazionale, come conseguenza di una smania costruttivoaffaristica
che non ha eguali nella storia italiana, nascono e si moltiplicano comitati di protesta
locali che, rimasti orfani di una qualsiasi sponda politica o istituzionale, si uniscono e si mettono a
far politica, quella vera, dal basso.
Il movimento “No Tav” è uno dei capisaldi a livello italiano, per le istanze che porta avanti con
dignità, rigore e determinazione. Il movimento ha fatto capire che la protesta di una valle è in realtà
la protesta di un’Italia intera, la lotta contro un’opera distruttiva che avrebbe ripercussioni
economiche per tutti i cittadini del Belpaese. E l’incredibile coinvolgimento trasversale e unitario
dei cittadini di quelle terre, non ha eguali nella storia della “politica” recente italiana.
Cittadini che già da quattro anni hanno eretto barricate, costruito presidi permanenti, subito i vili
assalti notturni della Polizia (dicembre 2005), che ha spaccato le ossa alla gente che in quelle zone è
nata e vissuta. Ma che non cede e che urla ancora il suo No.
Oggi in seguito all’ennesimo pestaggio di civili inermi, leggiamo dalle cronache un resoconto delle
forze dell’ordine che ci pare di aver già letto decine di volte in passato. Com’è noto strategia
mediatica e tattica militare camminano parallele, con un copione ormai visto talmente tante volte
che lo si potrebbe riscrivere ad occhi chiusi. Compresi gli articoli che descriveranno la situazione il
giorno dopo. Tutto già visto, tutto già noto.
Prima si fa dire ai politici di tutti gli schieramenti quanto importante, buono, giusto, strategico sia
un progetto che in realtà devasterà ancora una volta l'ambiente, poi si mette le mani avanti dicendo
che questa volta non verranno accettate proteste e che ci sarà “tolleranza zero” nei confronti di chi
impedirà i lavori, poi ci si inventa un finto carotaggio in zona non interessata ai lavori, giusto per
garantirsi i fondi europei.
Poi arrivano gli immancabili violenti, quelli che ci sono sempre, altrimenti a cosa servirebbero i
manganelli? Si spaccano un po’ di teste come quelle della sicuramente violentissima signora ora
ricoverata in ospedale o del giornalista di una radio locale.
Tutto normale nel paese delle grandi opere e dei piccoli cervelli, tutto normale nel paese che premia
i massacratori di Genova 2001.
Ascanio Celestini in “Una montagna di balle” ci ricorda che in Italia per far eseguire i lavori sulla
testa della gente, si mandano avanti prima i poliziotti, poi dietro le ruspe, e infine i politici e gli
affaristi che contano il denaro guadagnato.
Esprimiamo la vicinanza a Marinella e Simone per l’attacco subito e a tutti i Valsusini impegnati in
questa lotta comune. La strada è segnata e i piccoli passi lasciano comunque il segno del loro
passaggio. La lotta dei No-Tav è la nostra lotta. Di gente che vuole difendere il proprio territorio,
condividendo una matrice comune contro opere dannose e spesso inutili, strenuamente dalla parte
dell'ambiente in cui viviamo.
• Parma, 01 marzo 2010
.: Barilla rassicura i suoi fans ma la mossa si rivela un boomerang :.
Ogni azienda che si rispetti ha ormai il suo social network sul web, per stare vicina ai clienti.
Barilla non poteva mancare a questo appuntamento ed ha la sua finestra di contatti su Facebook.
All'indirizzo http://www.facebook.com/Barilla l'azienda raccoglie 12.520 fans ed ospita in queste
ultime settimane il dibattito sull'inceneritore di Parma.
Vi chiederete cosa possano centrare gli spaghetti con i rifiuti.
L'inceneritore di Parma sarà costruito a 1 km dalla Barilla e il suo camino svetterà sul pastificio più
grande del mondo, mettendo leggermente in crisi l'immagine pulita del Mulino Bianco.
La pagina è stata così negli ultimi tempi oggetto delle preoccupate lettere degli affezionati
sostenitori della dieta mediterranea, che chiedono rassicurazioni alla multinazionale e si domandano
come mai Barilla non si sia impegnata a fermare il progetto.
“Gli inceneritori sono fabbriche di veleni e di sostanze cancerogene certe per l'uomo”, la parole
dell'oncologa Patrizia Gentilini lasciano poco spazio al dubbio.
L'Ordine dei Medici dell'Emilia Romagna e l'Ordine dei Medici Francesi hanno proposto una
moratoria sulla costruzione degli inceneritori, richieste cadute nel vuoto.
Uno studio recente sull'inceneritore di Coriano (Forlì) ha evidenziato nelle donne residenti da
almeno cinque anni nei pressi dell'impianto un aumento dell'incidenza di tutti i tipi di tumori del
54%.
Gli inceneritori fanno male.
E fanno male in particolare a chi ci vive nei pressi.
La marea di messaggi sulla pagina di Barilla comincia ad impensierire i piani alti dell'azienda. La
difesa tentata in questi giorni assicurando un monitoraggio continuo e la fiducia nel gestore
dell'impianto ha avuto un effetto se volete contrario alle attese.
Barilla sostiene che dalle informazioni ricevute da Enìa “non esiste nessun motivo di allarme circa
la sicurezza degli stabilimenti e dei nostri prodotti” ma comunque anche “la nostra azienda attiverà
un monitoraggio continuo sugli effetti dell'attività del termovalorizzatore, per intervenire
tempestivamente in caso di necessità”. Chissà quali saranno queste misure tempestive in caso di
necessità. Chiudere le finestre? Mettere su ruote il pastificio e traslocare?
Si fidano di chi costruisce l'impianto?
Da che mondo è mondo, la bontà del vino non la si chiede all'oste!
Un gatto che si morde la coda, un mulinello che cresce ogni giorno, alimentando il polverone che si
fa sempre più nero. Mano mano che cresce l'informazione, che la consapevolezza aumenta, i
consumatori prendono sempre maggiore coscienza che qualcosa nel meccanismo si sia inceppato.
Che gli slogan di Barilla mal si accompagnano con un inceneritore.
E c'è già chi ha scritto la parola fine. I vostri prodotti non li compro più. E non è un bel segnale.
• Parma, 24 febbraio 2010
.: Il rifiuto non esiste :.
In natura il rifiuto non esiste. E' un'invenzione tutta umana di poche centinaia di anni fa, dalla
rivoluzione industriale in avanti. Ma il pianeta Terra, nella sua lunga vita che dura da miliardi di
anni, non ha mai conosciuto questo termine.
Siamo sul mondo da 10.000 anni, un battito d'ali di farfalla se rapportati ai tempi evolutivi terrestri.
E fino alla rivoluzione industriale l'azione dell'homo sapiens non ha avuto influenze apprezzabili
sulla biosfera, sull'equilibro ambientale del mondo.
Poi la scoperta delle fonti fossili, la macchina a vapore, la corsa tecnologica che non si è più
fermata, e senza tenere conto delle leggi del mondo.
Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. La trasformazione dell'energia in calore è
irreversibile, così l'equilibrio del pianeta tende al disordine perché non esiste un sistema che dal
calore ottenga energia senza sprechi.
Andiamo verso l'entropia, il caos, sempre più in fretta, sempre più incoscienti.
Oggi gli umani distruggono milioni di tonnellate di materiali post-utilizzo che sono il frutto di
enormi dispendi di energia. Milioni di tonnellate di materia che si è venuta costituendo in miliardi
di anni di evoluzione terrestre, dilapidata in pochi attimi senza apparente coscienza di cosa questo
atto comporti in termini di equilibri globali.
Produciamo -e distruggiamo quello che produciamo- sull'altare del consumismo e del profitto, del
profitto di pochi.
La traccia dell'uomo la vediamo ormai opprimente sopra di noi, una vela scura di smog e polveri
che attanagliano le metropoli, avvelenano l'aria.
Ogni anno immettiamo in atmosfera il doppio di anidride carbonica che il nostro pianeta è in grado
di assorbire. E non è tutto. Le combustioni, tutte le combustioni, producono scorie.
In vari gradi di dannosità a seconda dei materiali di combustione.
Ossidi di azoto e di zolfo, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, particolato fine
e ultra-fine.
E' inquinamento chimico. Nel senso che questa particelle eterogenee vanno a interferire con la
specie viventi minandone gli equilibri anche a livello molecolare. Con effetti addirittura
sull'epigenetica, mettendo quindi in crisi il progetto stesso della creatura vivente contenuto nel suo
genoma.
Le modalità di trattamento del cosiddetto rifiuto assumono quindi non solo una connotazione
economica ma soprattutto una specificità ecologica, per l'enorme impatto che esse hanno
sull'ambiente e sulle specie viventi.
Se il rifiuto è davvero il materiale non più riutilizzabile, prima di arrivare al suo trattamento finale
occorre applicare senza sconti la strategia indicata a livello internazionale e note come le 4R:
riduzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero energetico. Da applicare, secondo i dettami internazionali
di Agenda 21 e il Rapporto Wced del 1987, con questa scala di importanza.
Oggi invece assistiamo ad una celebrazione della quarta R, il recupero energetico, che si è scoperto essere assolutamente negativo dal punto di vista dell'efficienza energetica. Una degenerazione che
ha portato l'Italia a premiare con incentivi chi brucia qualunque cosa, anche acqua, drogando di
fatto un mercato che non sarebbe sostenibile economicamente.
L'approccio corretto nel confronti della produzione e del trattamento di una materia è quello di una
analisi complessiva che tenga conto delle implicazioni economiche, sociali, sanitarie, ambientali,
energetiche, perché sottraendo alla formula anche solo un elemento otteniamo risultati taroccati,
non rispondenti al vero.
L'evidenza dell'impatto sanitario degli inceneritori sull'ambiente convive ancora col dibattito e il
dubbio solo perché insistono intrecci economici, politici, finanziari, che ancora condizionano
pesantemente le scelte, favorendo corruzione, inutili danni ambientali ad intere regioni, spesso
rafforzando anche circuiti criminali, influenzando le agenzie deputate ad una corretta e veritiera
valutazione sulla tutela dell'ambiente e della sanità pubblica.
• Parma, 22 febbraio 2010
.: Le competenze interessate di Leap :.
Le competenze interessate di Leap
La Gazzetta di Parma di ieri (domenica) riportava, a cornice del servizio sulla presentazione dello
studio dell'Isde “Gestione dei rifiuti e rischi per la salute”, un commento di Stefano Consonni,
docente al Politecnico di Milano, nonché presidente di Leap, Laboratorio Energia ed Ambiente
Piacenza.
Il professor Consonni elenca i risultati di ricerche che ha condotto dove si evince che gli inceneritori
hanno un livello di emissione “dello stesso ordine dell'aria ambiente”.
Liberati dal peso del timore, attendiamo tutti con ansia il 2012, quando finalmente potremo andare a
fare fumini e pellegrinaggi medicamentosi alla bocca dell'inceneritore di Parma: lui sarà
sicuramente il primo iscritto.
Secondo Consonni infatti l'impianto di Parma “non lascerà praticamente tracce sull'ambiente” ed
anzi “il contributo dell'inceneritore alla presenza della diossina nell'atmosfera è talmente piccolo da
non presentare nessuna variazione significativa”.
Conclude l'esperto di non capire quale sia la via per cui un impianto di tal genere possa far male e
l'unica strada dei detrattatori è quella dell'occulto.
Fare un semplice e infantile parallelo tra una caldaia che brucia plastica e la formazione di fumi
irrespirabili è davvero uno sforzo eccessivo.
Abbiamo capito che tra Consonni e gli inceneritori ci sia un certo feeling.
Quindi inutile disturbare l'occulto per informarlo che a Montale (Pistoia) il latte materno di due
mamme sia stato avvelenato dalla diossina che esce dall'impianto di incenerimento (la ricerca
ovviamente è pubblica e disponibile) oppure che quello di Brescia nel 2008 ha provocato la
distruzione di partite di latte avvelenate da diossine dell'inceneritore.
Inutile dirlo perché se una cosa non esiste come fa a far male?
Ma oltre alle dichiarazioni per lo meno amene siamo andati a curiosare in rete per conoscere da
vicino questo ente di così raffinato pensiero e abbiamo finalmente capito a cosa faceva riferimento
quando parlava di questioni occulte.
La Leap è un consorzio costituito nel 2005 indovinate da chi?
A2A (inceneritore di Brescia), Enia, Groppalli (camini per caldaie), Unical (caldaie), Edipower
(Edison, Iride...).
Tra i suoi compiti lo “studio e modellazione di termoutilizzazione di rifiuti e
residui di processi industriali”. Nel consiglio direttivo Luciano Groppalli, Antonio Bonomo (A2A),
Maurizio Capelli (Enia). Sono ovviamente quella della Leap a misurare le particelle ultrafini
dell'inceneritore di Bologna della Hera.
Sono loro che a Brescia curano la valutazione dell'impianto di incenerimento finalizzato alla
“quantificazione dei benefici del sistema di teleriscaldamento della città di Brescia in termini di
risparmio di energia primaria e di riduzione delle emissioni inquinanti”.
Ma come diceva un amico giornalista, “i professori basta pagarli e ti scrivono quello che vuoi”.
• Parma, 22 febbraio 2010
.: Prosciutto: il Consorzio di tutela ha deciso di mettere le fette sugli occhi! :.
Se non fosse scritto da loro stessi sulla pagina di facebook si potrebbe pensare ad un'abile mossa della concorrenza.
Invece è un autogol realizzato in proprio.
Il consorzio di tutela del Prosciutto di Parma è subissato di messaggi di consumatori preoccupati. Temono per la qualità e salubrità del loro amato affettato, a causa dell'imminente costruzione dell'inceneritore di Ugozzolo.
Cosa rispondono le aziende produttrici?
Che non sono competenti in materia, ma le loro cosce sono buonissime e dolci!
Incompetenze e certezze: stanno insieme le due cose? Loro si occupano solo di sale e di stagionatura, di quello che capita attorno a loro non ne sanno e non ne vogliono sapere.
Ma non è dal territorio che arriva la materia prima? Il sale fa sparire anche l'inquinamento?
Il consorzio consiglia così di rivolgere ad altri le obiezioni sull'inceneritore: da parte loro si fidano ciecamente delle istituzioni preposte alle decisioni in merito, Comune e Provincia.
Quando si ritroveranno tra le mani una materia prima contaminata da diossina, chissà, forse solleveranno una timida domanda alle competenti autorità.
E noi che eravamo convinti che un consorzio avesse come prima finalità quella della tutela della qualità del loro prodotto e che di fronte ai rischi, fosse per lo meno doveroso approfondire l'argomento, come stanno invece facendo, con impegno, tantissimi cittadini "non competenti" perché allarmati dai rischi che stanno per correre.
Perché i cittadini si sentono spinti a informarsi per sapere sempre di più e un consorzio no? Cosa offre ai propri consorziati?
Immaginiamo che la nota postata sulla pagina di facebook sia stata preventivamente concordata con tutte le 164 aziende che producono il Parma... Immaginiamo che tutte e 164 siano state convocate per affrontare la questione e che tutte e 164 abbiamo concordato e ribadito la loro fiducia assoluta nelle istituzioni e deciso rimettere in mano loro tutto il loro comparto economico...
Una fiducia encomiabile, totale.
Che francamente ci lascia un po' dubbiosi.
Ecco allora il nuovo sistema di qualità: la certezza sulla qualità di un prodotto viene affidata non ad analisi e considerazioni scientifiche ma ad un atto di fiducia in una amministrazione.
In un paese come l'Italia in cui non è poi così ovvio che il criterio di scelta sia sempre quello del bene dei cittadini, specie se vi sono interessi economici in gioco.
Sarà interessante capire cosa ne pensano di questo atteggiamento non solo le 164 aziende consociate, ma anche i clienti esteri del prosciutto di Parma, quelli che hanno fatto il pelo e contropelo al consorzio prima di accettare il prosciutto sulle loro tavole, con una analisi maniacale degli standards qualitativi e delle modalità di produzione.
Sembra di assistere in continuazione a manovre pilatesche,
ad un passarsi di mano in mano la bollente patata, senza voler affrontare di petto la faccenda e trovare una soluzione che porti benessere per tutti.
• Parma, 11 febbraio 2010
.: Anche il Veneto sceglie un futuro senza inceneritori :.
La notizia è esplosiva: Rifondazione Comunista e Lega Nord stringono una perlomeno curiosa alleanza che ha come collante il loro netto no a nuovi inceneritori nel loro territorio.
A quanto pare tengono davvero al futuro dei loro amministrati.
E il rischio di danno all'ambiente e alle persone ha fatto superare per una volta il grande divario tra le due formazioni politiche, aprendo gli occhi davanti all'importante di una simile decisione.
Succede in Veneto, dove un emendamento alla Finanziaria 2010, primo firmatario Pietrangelo Pettenò, blocca di fatto i due progettati inceneritori di rifiuti speciali nel Trevigiano, a Silea e a Mogliano, contro i quali si sono mobilitati comitati di cittadini e le dieci amministrazioni comunali interessate i cui rappresentanti erano presenti con un sit-in nei pressi di palazzo Ferro-Fini, sede della Regione.
Analogamente viene bloccato anche il progetto di un impianto di smaltimento di rifiuti industriali di Pincara in Polesine.
Anche il Veneto quindi prende la strada delle alternative, chiudendo la porta in faccia all'ennesimo tentativo di affrontare un problema, quello dei rifiuti, introducendone uno peggiore, quello degli enormi danni ambientali e sanitari che questi impianti causano nei territori dove sono in funzione.
Sono danni che emergono sempre più frequentemente, come il caso del latte materno avvelenato da diossine a Pistoia, dove è in attività un impianto di incenerimento dell'ultima generazione, quella che dovrebbe fare uscire dal camino solo aria di montagna.
Anche a livello nazionale la Lega Nord si pone in contrasto assoluto ai progetti di costruzione di nuovi inceneritori, una tecnica ritenuta ormai obsoleta in tutto il mondo, tranne che nel nostro Paese.
A marzo di quest'anno scadono i 5 anni del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti di Parma e guardiamo con fiducia a questa scadenza, che potrebbe risultare utile a riaprire il discorso sull'opportunità di un impianto così impattante, quando ormai esistono soluzioni alternative e meno costose come un impianto di trattamento a freddo, che in pochi mesi potrebbe essere messe in opera, magari proprio nell'area dove si voleva costruire l'inceneritore.
Altri territori, come il Veneto, stanno percorrendo questa strada, a Parma ancora si guarda al passato e non si progetta il futuro del nostro territorio che rischia di essere irrimediabilmente colpito dalle forti emissioni del nuovo impianto mettendo a rischio la filiera della produzione agroalimentare di qualità.
Una Fuum Valley ci aspetta all'orizzonte,
• Parma, 2 febbraio 2010
.: Lo scandalo della scuola di Parma:
Enia Spa presentata come insegnante in temi ambientali :.
Ministero Pubblica Istruzione
Assessorato Regionale Pubblica Istruzione
Assessorato Provinciale Pubblica Istruzione
Assessorato alla Scuola Comune di Parma
Ufficio Scolastico Provinciale di Parma
Dirigenti e Insegnanti delle scuole di Parma
Ai Consigli di Istituto delle scuole di Parma
A tutti i genitori dei bambini e ragazzi delle scuole di Parma
A tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado di Parma
Sempre più insegnanti e genitori ci segnalano preoccupati e contrariati la presenza invadente nelle scuole di Parma di una azienda privata come Enia, che si è assunta, non è dato sapere a che titolo, il ruolo di educatore su temi ambientali come il trattamento dei rifiuti.
La facoltà che viene data a questa azienda di comunicare il proprio punto di vista sulla miglior gestione dei rifiuti, durante le ore scolastiche obbligatorie, genera negli allievi l’impressione di essere di fronte, non ad opinioni particolari, ma a dati certi provenienti dall’istituzione scolastica stessa.
E ovviamente non esiste contraddittorio, che spiegherebbe invece loro che le pratiche di trattamento dei rifiuti sono varie e molto diversificate fra loro.
L’opuscolo che viene distribuito ad ogni studente, che in realtà è materiale pubblicitario ed autoreferenziale, suggerisce che l’incenerimento (rinominato termo-valorizzazione) sia l’esito naturale della raccolta differenziata, fornendo in tal modo una informazione falsa, parziale e fuorviante.
L'incenerimento sembra essere l'unico metodo per trattare l'indifferenziato residuo, mentre invece altre tecniche innovative stanno prendendo piede in Italia, tecniche che mettono da parte una volta per sempre gli inceneritori.
Qui invece si tenta maldestramente di far passare l'idea dell'innocuità dell'incenerimento, quando sappiamo bene i gravi danni che produce, come succede ad esempio a Pistoia, dove il latte materno è risultato essere inquinato da diossina prodotta da un inceneritore.
Riteniamo gravissimo che le Istituzioni Provinciali, Comunali e Scolastiche abdichino al loro diritto-dovere di educare con completezza e imparzialità i bambini e i ragazzi, a favore di un portatore di pesanti interessi privati.
E' un po' come se vedessimo, nelle nostre scuole, una proposta di educazione alimentare affidata senza controllo a Mc Donald's o a Coca Cola.
• Parma, 29 gennaio 2010
.: L'inceneritore avvelena il latte materno :.
Cosa stiamo aspettando?
Ci piacerebbe mettere di fronte tutti gli amministratori e i politici che abbiamo incontrato e ascoltato, ma che finora non hanno mosso un muscolo, con le mamme di Pistoia, il cui latte materno presenta elevati tassi di diossina.
Latte avvelenato, che passerà ai loro bambini e noi non osiamo nemmeno pensare alle conseguenze.
Vorremmo sentire da questi amministratori quale sia la loro giustificazione, quello che ancora si inventerebbero per difendere un inceneritore che mina uno dei più preziosi alimenti dell'umanità: il latte di una mamma.
Montale, provincia di Pistoia, dove è in funzione un modernissimo inceneritore, e nessun altro impianto che consenta di creare qualche alibi. I campioni di latte arrivano da mamme che abitano nella zona di ricaduta dell'impianto, quelle ricadute che per Enia praticamente non esistono e sono infinitesimamente minuscole.
L'inquinante è il tristemente noto policloroibifenile, un termine intricato con il quale faremo bene ad avere confidenza. I profili emissivi (che sono le "impronte digitali" delle sostanze inquinanti) sono identici a quelli che avevano già regalato al territorio i polli alla diossina, gli stessi indicati dal gestore come emissioni dell'impianto.
Eppure a Pistoia le istituzioni si esprimettero con affermazioni che oggi suonano in modo stridulo, come una campana a morte: “totale assenza di PCB nelle emissioni”.
Ma non le istituzioni hanno fatto emergere questo dramma.
No, sono stati i comitati locali di cittadini ad effettuare, a proprie spese, un'analisi volontaria presso un laboratorio accreditato. Inutili erano stati gli inviti e poi gli appelli alle maestranze affinché la salute dei cittadini fosse monitorata.
Un brivido ci corre nella schiena perché ci sembra di assistere in anteprima a situazioni del futuro di Parma, se l'inceneritore previsto a Ugozzolo sarà davvero portato a termine. Un filma già visto, con la solita e molto italiana sequela di “ve lo avevamo detto” quando tutto è già accaduto e il danno è ormai arrecato.
Viva l'Italia dei cittadini onesti.
• Parma, 28 gennaio 2010
.: Le amnesie di Vito Foà, qui lo dico e qui lo nego :.
Il Professor Vito Foà si è esibito qualche giorno fa in un ennesimo tentativo di sostenere l'incenerimento dei rifiuti come tecnica non invasiva e senza evidenti danni per la salute.
Gli inceneritori sono invece industrie classificate insalubri di classe 1,
le più pericolose, e sono in realtà evidentemente dannose per la salute della popolazione e per l'ambiente in cui vengono impiantate.
Foà ha cercato, senza riuscirvi, di difendersi dall'accusa di aver falsificato i dati di uno studio inglese che conferma il rischio di malattie per chi abita in prossimità di questi impianti.
Nella traduzione era stato inserito con furbizia un “non” che capovolgeva il senso della frase.
Egli ricade nel vizietto di citare strategicamente solo mezza frase di uno studio, in tal modo omettendo di citare i dati che correlano significativamente l’aumento dell’incidenza dei principali tumori alla vicinanza all’inceneritore.
Conosciamo altre situazioni in cui il Professor Foà ha completamente cambiato opinione anche rispetto a studi da lui stesso eseguiti in contesti che riguardavano la produzione industriale e la salute della popolazione.
Basti citare la sua deposizione quale consulente Enichem al Processo di Porto Marghera sul disastro ambientale provocato dall'impianto.
La Procura della Repubblica di Venezia gli chiese di spiegare cosa lo aveva fatto cambiato opinione riguardo la pericolosità del cloruro di vinile monomero.
Foà aveva infatti sostenuto più volte anche con relazioni scientifiche l'assoluta pericolosità del CVM, sostanza ritenuta fortemente cancerogena anche dall'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). La risposta di Foà fu davvero perfetta: “Non so cosa rispondere”.
Cos'era cambiato? Che il professore era nel frattempo diventato consulente di Enichem!
Ecco quanto possono essere attendibili le affermazioni di Foà.
La letteratura medica segnala circa un centinaio di lavori scientifici a testimonianza dell’interesse che l’argomento inceneritore riveste.
Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a tali impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate ed i numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia neoplastici che non.
Dobbiamo continuare ancora a ribattere alle interviste e dichiarazioni di cosiddetti esperti che sono pronti a sconfessare i loro stessi risultati scientifici pur di compiacere le grandi industrie che li hanno finanziati?
Ci sono medici e scienziati
che offrono il loro sapere ai cittadini senza alcun guadagno
e questi ci dicono della pericolosità estrema
della pratica dell’incenerimento dei rifiuti.
Noi ci fidiamo dell’estremo rigore ed onestà di studiosi come la Dottoressa Patrizia Gentilini, e non di chi pare soffrire di un disturbo di personalità tale
che lo fa svegliare, a giorni alterni, pro o contro gli inceneritori!
•Parma, 25 gennaio 2010
.: La terza via all'inceneritore: un cambiamento culturale :.
La discussione in atto in questi mesi sulla costruzione dell'inceneritore a Parma ha portato l'opinione pubblica ad esprimere 3 risposte.
•
Chi è favorevole purché siano adottate tutte le tecnologie moderne, considerando che da qualche parte bisogna pur mettere i rifiuti e se si hanno rassicurazioni da tecnici e scienziati va bene.
• Chi è contrario a priori perché l'inceneritore è pericoloso per la salute e per le aziende della food valley. Ha poi senso farli vicino a Barilla e nel cuore del territorio di parmigiano e prosciutto? Fatelo da un altra parte non a casa mia! • Chi è contrario perché esiste un alternativa!
E' questa terza via che rappresenta la vera novità in un paese dove la discussione, di qualunque argomento si tratti, sportivo, politico, campanilistico, vede sempre le persone dividersi in due blocchi contrapposti.
La terza via rappresenta la vera novità perché prende coscienza del problema, lo analizza e trova la soluzione che meglio si adatta alla comunità di persone ed aziende che vivono nel territorio.
Per la terza via costruire l'inceneritore ora rappresenterebbe un punto di non ritorno che cristallizzerebbe per almeno 20 anni il modo di affrontare il problema rifiuti con un approccio già vecchio adesso.
Venti anni, in un mondo che continua a cambiare ed offrire nuove soluzioni ogni mese che passa, sono un eternità.
La terza via pensa che la strategia rifiuti zero rappresenti un'opportunità per le aziende della food valley, che si possono presentare al mercato con un argomento forte:
“i miei prodotti vengono da una terra che i rifiuti non li brucia”.
La terza via aderisce ad un modello di gestione rifiuti che “rifiuta” di parlare di “rifiuti” e che vuole considerare le “cose che non servono più” come materia, risorsa a cui donare nuova vita. Un cambiamento mentale epocale, se ci pensate.
Questo modo di pensare innescherebbe reazioni a catena,
un nuovo modello di sviluppo che porterebbe nuova occupazione, una migliore qualità della vita dei cittadini, un motivo in più per visitare la città di Verdi e del buon cibo.
Una rivoluzione verde.
Parma, città di 180.000 abitanti, modello in Italia ed in Europa per vivibilità, centro di eccellenza dell'agroalimentare.
Parma che aderisce alla Strategia Rifiuti Zero darebbe una scossa a un sistema di consumo che ci sta portando all'autodistruzione.
Una città che anziché bruciare i rifiuti investe in energie alternative, promuove il risparmio energetico, incentiva la mobilità sostenibile, adotta pratiche corrette di sviluppo sarebbe da esempio per tanti altri comuni che sono affacciati alla finestra ad aspettare qualcuno che indichi loro la strada da percorrere.
Vogliamo dunque restare nella memoria delle future generazioni come quelli che non hanno avuto il coraggio di osare preferendo la conservativa ed obsoleta tecnica dell'incenerimento? Se scegliamo l'inceneritore oggi, imbocchiamo una strada da cui non si torna più indietro.
• Parma, 25 gennaio 2010
.:
Workshop a Capannori (LU): Preoccupazione per l'inceneritore di Parma :.
Sabato scorso, 23 gennaio, si è svolto a Capannori (Lucca), primo comune in Italia a deliberare la strategia rifiuti zero, un workshop internazionale sulle più innovative tecniche di gestione dei rifiuti, organizzato dalla “Zero Waste International Alliance”.
Il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti di Parma ha partecipato con una propria rappresentanza e nel corso della giornata è emersa con forza la preoccupazione sulla possibile costruzione dell’inceneritore di Parma.
La nostra città è conosciuta in tutto il mondo come centro della food valley, sede di 7500 aziende agricole e 1500 aziende alimentari. Alcune di queste aziende sono leader mondiali nel loro settore come Barilla per la pasta, Parmalat per il latte, la filiera del Prosciutto di Parma e del Parmigiano Reggiano.
E’ stato evidenziato come il problema delle ricadute ambientali, economiche e di immagine per tutto il nostro territorio non sia solo ristretto nell’ambito locale, ma potrebbe divenire un problema nazionale, vista l’importanza che queste aziende e Parma rivestono nel settore agroalimentare italiano.
Come reagirà un consumatore o un importatore straniero alla notizia che un nuovo inceneritore inquina il territorio e fa calare la qualità dei prodotti?
Al primo caso di latte alla diossina, come già è successo a Brescia, verranno bloccati per precauzione tutti gli acquisti di prodotti alimentari della nostra zona.
Vale la pena mettere a rischio un intero sistema economico, semplicemente perché non si vuole prendere in considerazione le alternative che si sono già dimostrate efficaci e vincenti nella soluzione del problema dei rifiuti?
Durante la giornata di Capannori il CGR ha portato avanti l'idea di un coordinamento regionale dell'Emilia Romagna che metta in relazione tutti i comitati sorti contro i 9 impianti che purtroppo sono tuttora in attività e stanno inquinando i rispettivi territori. Un coordinamento che dovrebbe mirare al loro spegnimento, un risultato non impossibile se guardiamo a Sud.
La Sicilia è oggi un esempio di come l'azione congiunta dei cittadini possa dare dei risultati eclatanti: la regione ha infatti bloccato la costruzione di 4 nuovi inceneritori già previsti e ci si avvia alla gestione dei rifiuti con un sistema a freddo come quello proposto a Parma dal CGR.
• Parma, 24 gennaio 2010
.:
San Francisco chiama Parma: risponde Roma :.
La lettera del sindaco di San Francisco Newsom era arrivata prima di Natale al sindaco di Parma Vignali. Un appello ed un invito: ripensare il progetto inceneritore, recarsi a San Francisco per vedere di persona come stanno affrontando il problema senza ricorrere a soluzioni inquinanti.
A sostenere la proposta era addirittura giunto dagli Stati Uniti anche Paul Connett, docente di chimica ambientale a New York, candidato al Nobel nel 2008, ideatore della strategia “Rifiuti Zero”: “Parma è l'ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore” aveva detto durante l'affollata serata a Teatro Due, evidenziando l'incompatibilità di un simile impianto con un territorio ricco di prodotti d'eccellenza come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma e luogo di produzione della pasta più famosa del mondo, la Barilla.
Ma finora non si ha notizia di alcun ripensamento.
Il sindaco di Roma Alemanno invece sembra aver preso sul serio l'esempio di San Francisco, al punto da organizzare un viaggio in California e intanto ricevere Paul Connett per focalizzare i problemi della gestione dei rifiuti.
E' lo stesso Alemanno che ha stretto i rapporti con Vignali affinché il progetto “Quoziente Parma” diventi legge nazionale. Chissà che non si possano ampliare gli argomenti di conversazione...
Roma ci sta pensando. Parma invece sembra indifferente, nonostante il Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti abbia proposto non solo il no all'inceneritore ma anche un progetto alternativo che parte dalla riorganizzazione della raccolta differenziata e finisce con un impianto di estrusione che trasforma il residuo indifferenziabile in sabbia sintetica.
Un progetto che costa 10 milioni contro i 180 dell'inceneritore, che può essere reso operativo in 6 mesi e che altri territori, come Tergu, Colleferro, Vedelago, hanno realizzato evitando la costruzione di nuovi inceneritori.
Nonostante la recente campagna pubblicitaria di Enia è ormai evidente che un inceneritore è in diretta concorrenza con la raccolta differenziata e che alzando le percentuali di quest'ultima si toglie carburante all'impianto, che, particolare non indifferente, è stato calibrato sul doppio dei rifiuti urbani indifferenziati previsti al 2012, anno di avvio del mostro di Ugozzolo.
• Parma, 22 gennaio 2010
.: No inceneritore sventola sulla via Emilia :.
Un nuovo benvenuto per gli automobilisti che provengono da Reggio Emilia percorrendo la via Emilia. Alla rotonda con la tangenziale sventola il vessillo NO INCENERITORE.
Sbarca sulle strade la protesta dei contrari all'impianto di Ugozzolo, una protesta che sta letteralmente invadendo le strade, il web, che si fa strada tra i cittadini, le scuole, le associazioni, i gruppi di impegno civile,
i gruppi di acquisto solidale.
La fantasia al potere. La mancanza di informazione su un tema così importante è stata in questi mesi colmata dal Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti che con una serie di iniziative ha polarizzato l'attenzione dell'opinione pubblica.
Un coloratissimo corteo il 17 ottobre, una fiaccolata evocativa il 12 dicembre, una serata informativa e affollatissima il 14 dicembre a Teatro Due, poi incontri con le scuole, pagine sui giornali, bandiereesposte alle finestre di mezza città, innumerevoli comunicati stampa e la potenza del web stanno sgretolando pezzo del pezzo quel muro del silenzio che avvolgeva compatto il progetto Enia sull'inceneritore, un progetto viziato anche da diversi obblighi di legge non rispettati.
Il 2010 il GCR lo vede senza fumo all'orizzonte, convinto com'è di essere dalla parte della ragione nel tentativo di bloccare un'iniziativa che va contro tutti gli interessi del nostro territorio.
Un progetto negativo dal punto di visto economico, sanitario, di immagine.
Un problema, quello dei rifiuti, che in una diversa organizzazione può essere affrontato senza inceneritore.
Una alternativa già presentata sia in Comune di Parma che in Provincia ma ancora non presa in considerazione.
L'auspicio del Coordinamento è quello che in questo inizio d'anno sia possibile un confronto aperto e pubblico su tutte le possibili modalità di gestione dei nostri rifiuti, per poter fare una scelta corretta alla luce di tutti gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni, ma anche delle ripercussioni che una scelta rispetto ad un'altra può comportare.
• Parma, 7 gennaio 2010
.: 1 gennaio 2010 :.
Spettabili amministratori di Parma e Provincia,
nell'augurarvi Buon Anno volevo sottoporvi questo rapporto che valuta le ricadute negative che potrebbero verificarsi sull'immagine del territorio "food valley" in seguito alla costruzione di un inceneritore.
Conseguenze che diventerebbero estremamente positive se, invece di bruciare i rifiuti, si adottasse una strategia Rifiuti Zero abbinandola ad un forte marketing territoriale. http://issuu.com/rifiutizeroparma/docs/parmalbivio
Dal 10 al 12 marzo Parma ospiterà la conferenza mondiale su Ambiente e Salute sponsorizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità con la presenza di capi di stato e ministri da tutto il mondo.
Provate a immaginare che effetto farebbe annunciare in quella sede l'adesione di Parma e Provincia alla strategia Rifiuti Zero!
Le aziende e i prodotti alimentari di Parma, ora sofferenti per la crisi economica, riceverebbero una spinta enorme in avanti.>
La città, la provincia e i loro amministratori verrebbero presi a modello nel Mondo come esempio da seguire.
L'opzione Rifiuti Zero è un opportunità fantastica per lo sviluppo del nostro territorio; procedere con la costruzione dell'inceneritore non porterebbe nessun beneficio: mi piacerebbe conoscere la vostra posizione personale in merito.
Cordiali saluti e buon anno • Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti
P.S.: Ricevono questo messaggio 289 politici del territorio parmense i cui indirizzi sono stati ricavati dai siti web dei comuni e della provincia. Tra loro il sindaco di Parma e il Presidente della Provincia di Parma, consiglieri comunali, assessori e consiglieri provinciali.
.: Buzzi, un cuore in pace :.
Il vicesindaco Paolo Buzzi
ha ribadito in consiglio comunale l'ineluttabilità dell'inceneritore di Parma, alzando spallucce alla protesta dei cittadini.
I cittadini di Parma non possono mettersi il "cuore in pace", perché sono sempre più consci del gravissimo danno che questa scelta creerà al territorio e alla salute.
Lo stesso vicesindaco ammette, implicitamente, che la scelta fatta sia pericolosa, augurandosi che "la tecnologia futura possa offrire soluzioni più compatibili".
Riteniamo queste parole gravi; esse dimostrano la volontà delle amministrazioni, che dovrebbero avere a cuore la salute delle persone e la salvaguardia dell'economia locale, di confermare una scelta per loro stessa ammissione rischiosa, dimostrando ancora una volta l'incapacità di aprirsi alla proposta sostenibile che gli è stata suggerita.
In particolare siamo stupiti che le massime autorità cittadine non siano intervenute ad una serata di scienza come quella promossa dal nostro Coordinamento al Teatro Due lunedì scorso, dove avrebbero potuto ascoltare da scienziati di fama mondiale i rischi cui andiamo incontro.
Buzzi dice di "mettersi il cuore in pace"... di fronte a un inceneritore che demolirà la qualità e l'immagine dei nostri prodotti tipici a livello nazionale e internazionale...
cosa rispondono i nostri agricoltori e le aziende che saranno danneggiate?
Buzzi dice di "mettersi il cuore in pace"... di fronte alle diossine che, una volta emesse, si depositano nel corpo di una donna per poi concentrarsi tutte nel feto rischiando malattie e malformazioni...cosa rispondono le donne di Parma?
Buzzi dice di "mettersi il cuore in pace"... di fronte a un impianto i cui filtri non sono in grado di bloccare l'innalzamento dei tumori ormai accertati da diversi studi...
cosa rispondono i medici di Parma?
Buzzi dice di "mettersi il cuore in pace"...di fronte ad un sistema che per funzionare brucerà parte della differenziata...cosa rispondono i cittadini che ogni giorno differenziano, portano fuori i bidoncini nel giorno giusto, li ritirano, li lavano, trovano loro un posto, e nonostante ciò la bolletta aumenta?
Buzzi dice di "mettersi il cuore in pace"... di fronte ad una soluzione che crea un solo posto di lavoro mentre l'alternativa ne crea 15... cosa ne pensano i nostri disoccupati?
Buzzi ha un modo ben curioso di mettersi il cuore in pace.
Si citano le amministrazioni straniere (Szeged – Ungheria) quando fa comodo,
si ignorano (San Francisco – Usa) quando sono scomode.
E cosa c'è di più scomodo di un americano che ha l'impudenza di scriverti che stai sbagliando?
• Parma, 17 dicembre 2009
.: Parma nella classifica di Legambiente :.
Con il presente comunicato il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti
vorrebbe fare alcune riflessioni in merito alla situazione ambientale della nostra città.
In questi giorni abbiamo assistito a proclami trionfalistici, conseguenti alla
posizione di Parma nella classifica di Legambiente.
Innanzitutto bisogna precisare che la classifica “Legambiente ecosistema urbano” viene stilata da Legambiente nazionale, sulla base di ciò che viene inviato dalle diverse amministrazioni, relativamente ai soli parametri richiesti. In realtà esistono altri indicatori che andrebbero presi in considerazione per stabilire la qualità ambientale di una città, primo fa tutti la qualità dell’aria, che invece che non è stata presa in considerazione, ma ci sembra un elemento dal quale non si possa prescindere in una classifica volta a premiare i comuni virtuosi dal punto di vista ambientale. Per fare alcuni esempi Parma è:
al 57esimo posto per valori medi annui di polveri sottili (dietro Taranto e Palermo);
al 44esimo per le emissioni di biossido di azoto tra i capoluoghi di provincia;
al 50esimo per il rischio ozono (media del numero dei giorni di sforamento);
al 33esimo posto per auto: in città circolano 60 auto ogni 100 abitanti;
al 33esimo (su un totale di 103) per l'estensione di verde fruibile procapite in area urbana in metri quadrati;
al 24esimo per produzione annua procapite di rifiuto: 568,6 chili per abitante
al 18esimo per le politiche energetiche (risparmio e fonti rinnovabili) dietro Modena, Bologna, Piacenza e Ferrara (per restare in regione).
Sarebbe lungo riportare tutta la bibliografia degli studi epidemiologici che in questi anni hanno confermato il legame fra inquinamento e malattie dell’uomo, specie dei bambini.
Basta pensare al dato impressionante fornito dall’OMS qualche tempo fa: solamente negli anni 2002-2004
il numero dei morti imputabili all’inquinamento da traffico veicolare si è aggirato sugli 8.000! La situazione della nostra città relativamente alle polveri sottili e al biossido di azoto è preoccupante.
Il nostro pensiero non può non andare al 2012, quando sarà operativo l’inceneritore da 130.000 ton, che, come si legge nella valutazione di impatto ambientale di Enìa stessa, redatto in occasione della Conferenza dei Servizi, aumenterà la quantità di polveri sottili emesse in atmosfera.
Non si può paragonare il nostro inceneritore a quello che già sta funzionando a Thun, perché non è la nostra situazione ambientale paragonabile alla loro. Il nostro termovalorizzatore non sorgerà certo fra cime montuose, prati verdeggianti ed aria tersa adatta a lenire l’asma.
• Parma, 29 ottobre 2009
.: La Fiaccolata di Santa Lucia :.
Sabato 12 dicembre alle ore 16,30 in piazzale Santa Croce prenderà avvio la fiaccolata di Santa Lucia, organizzata dal Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti per riportare l'attenzione sul problema dell'inceneritore che si vuole costruire a Ugozzolo, 4 km dal centro città.
La fiaccolata è solo uno degli appuntamenti di una quattro giorni dedicata ai temi della sostenibilità ambientale, proprio mentre a Copenaghen si riuniscono i governi per tentare di ridurre i gas serra.
Gli inceneritori sono una delle cause dell'innalzamento della temperatura del globo e sono fra i responsabili della grave emergenza ambientale, che vede crescere tutti gli indici delle malattie legate alla qualità del clima e dell'aria in particolare.
L'incenerimento dei rifiuti domestici è un metodo di trattamento dei rifiuti condannato dalle autorità scientifiche internazionali.
Data per scontata l'insensatezza di un progetto vecchio come quello di costruire un nuovo forno inceneritore, si vuole ora passare a spiegare le alternative, anche perché oggi ci sono e funzionano.
Il progetto per Parma è quello di un Centro di Recupero che, combinato con una raccolta differenziata spinta porta a porta, può raggiungere il 98% di materia recuperata, costando solo 10 milioni di euro (l'inceneritore ne costerà 180 di milioni) e senza alcuna emissione di sostanze tossiche in atmosfera. Un'alternativa che può essere operativa in 6 mesi.
Sistemi di questo tipo sono già in funzione a Vedelago (Treviso), Tergu (Sassari), Colleferro (Roma).
Oltre alla fiaccolata del 12, avremo una lunga serie di appuntamenti a cui non mancare.
• Venerdì sera al Fuori Orario il Prof. Paul Connett cenerà con gli amici interessati e rivolgerà al pubblico un invito alla partecipazione alla fiaccolata di sabato.
• Sabato mattina Connett incontrerà i ragazzi delle scuole di Parma.
• Sabato pomeriggio il popolo del no-logo sbarcherà in piazzale Santa Croce per muovere verso piazza Garibaldi con tante piccole luci. Qui parlerà alla città il chimico americano.
Ospiti eccezionali di questo lungo fine settimana saranno diversi esperti a livello mondiale.
Paul Connett, candidato al Nobel per la Chimica nel 2008, ideatore della strategia rifiuti zero, porterà testimonianza e sostegno oltre che ad incontrare le scuole e il pubblico.
• Lunedì 14 dicembre al Teatro Due incontro pubblico sul tema “Rifiuti Zero: sogno idealistico o goal realizzabile?” Interverranno oltre che a Paul Connett, Gianni Tamino, biologo e ricercatore dell'Università di Padova, Luigi Campanella, presidente della Società Italiana di Chimica, l'Ordine dei Chimici di Parma, rappresentanti dell'Associazione Comuni Virtuosi, Sindaco e Amministrazione di San Francisco.