di Michele Dotti
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/27/i-have-a-dream-il-partito-del-buon-senso/44603/
27 luglio 2010
I have a dream: il partito del buon senso
Ho fatto un sogno, è meraviglioso e non intendo più svegliarmi.
Ho sognato che un bel giorno, un giorno non lontano, stanchi di attendere e sperare in tempi migliori, i settori più attivi della società civile si riuniranno per organizzare tutti insieme il cambiamento politico nel nostro paese, creando un’alternativa credibile, seria, affidabile che tutti gli italiani potranno abbracciare al di là dei rispettivi percorsi politici di provenienza. Un nuovo soggetto politico, estraneo a tutte le vecchie logiche partitiche, né a destra né a sinistra, ma semplicemente “avanti”…
Un movimento fondato semplicemente sul “buonsenso”; quanto basta a capire che la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori, che il risparmio energetico e le rinnovabili sono le vere alternative alla follia del nucleare, che le grandi opere servono solo ai grandi affari mentre sono le “piccole opere” quelle che migliorano davvero la vita della gente!
Un movimento che sa dire si quando è il momento di dire si e no quando è il momento di dire no, in modo chiaro e comprensibile a tutti: si all’integrazione, al rispetto delle diversità, al pluralismo, alla libertà d’informazione, alla pace. No al razzismo, all’esclusione, al monopolio dell’informazione, alla censura, alla guerra e ad ogni forma di violenza.
Caro Allodi ti scrivo
(sulla notizia dell'avvicendamento del vicepresidente di Iren Andrea Allodi)
Caro Allodi ti scrivo
ora che la pensione è vicinissima
pensa al tuo passato
e prova a guardare al futuro
hai progettato con rigore la rovina del nostro territorio
ora te ne vai con il tuo gruzzolo mensile assicurato
a noi solo i fumi e le diossine
pensaci bene
è il momento di acquistare il tuo buen retiro
ci aspettiamo una scelta oculata
come hai ben detto a tutti noi in televisione
là all'ombra del camino
dove respirare è un toccasana
dove l'ambiente, anno dopo anno,
migliorerà sensibilmente
rispetto al critico centro città
noi ti aspettiamo
ti vediamo già là
rilassato, soddisfatto e felice
con quel sorriso beffardo
finalmente sedati gli scatti di ira
...dalle inebrianti volute di fumo
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 28 luglio 2010
-648 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, NOI lo possiamo fermare!
+58 giorni dalla richiesta a Enia del Piano Economico Finanziario del Pai di Parma
Enia è spettacolare, nel senso dello spettacolo. Ci consoliamo per la perdita delle comiche e ci accontentiamo delle moine dell'ex municipalizzata.
Rivediamo l'annosa vicenda del Piano Economico Finanziario.
In data 31 maggio mandiamo una posta elettronica a Selina Xerra, relazioni con il pubblico di Enia, dopo aver inutilmente chiesto al telefono di sapere dove fosse, sul sito Enia, il piano economico finanziario relativo all'inceneritore di Parma.
Facciamo presente che la delibera del consiglio comunale di Parma 45 del 31 marzo 2006 sottolinea la necessità di massima trasparenza sul Pai e la impone come parte dell'accordo: “L’Enìa Spa si obbliga a riconoscere ai cittadini, alle associazioni ambientaliste e a ogni altro soggetto il diritto di accesso secondo le norme della Legge n. 241 del 7/8/1990 relativamente a TUTTI gli atti riguardanti il termovalorizzatore.”
Ma Selina fa capire che sarà difficile ottenere il documento, materia delicata per una Spa quotata in borsa e amenità del genere.
In data 9 giugno Selina scrive in pompa magna la risposta che recita “a distanza di soli 9 giorni, nonostante la pratica sia evadibile in 30, siamo con la presente ad informarla...”.
Non è ovviamente la risposta alla nostra richiesta, ma semplicemente un pastrocchio, che recita che nel tal ufficio “sono consultabili i documenti...”. Sommessamente ci chiediamo “Non bastava dirlo al telefono il 31 maggio che dovevamo recarci in un ufficio?”
Questa è acqua del torrente Baccatoio, inquinato dall'inceneritore del Pollino, in Toscana, sulla riviera della Versilia: diossine e metalli pesanti sono stati sversati per mesi, a 2 km dalla spiaggia di Marina di Pietrasanta.
Quello del Pollino era presentato come un inceneritore modello, aggiornato da pochissimo, nel 2008, dopo sforamenti nelle emissioni e un altro episodio di inquinamento delle acque. A gestirlo la Veolia, colosso multinazionale dei rifiuti.
Sono migliaia i parmigiani che passano le vacanze in Versilia, come del resto i piacentini, i reggiani, i modenesi: una vacanza s rischio?
Questa è la premessa che avremmo voluto portare a Vasco Errani, se si fosse presentato all'appuntamento. Avevamo infatti chiesto un incontro con il presidente della regione e quando siamo arrivati c'era l'assessore Freda. Spiegato l'equivoco l'abbiamo ringraziata, dicendo che avremmo tentato di fissare di nuovo un appuntamento per non farle perdere tempo
Una premessa consistente in una bottiglia riempita di acqua prelevata in Versilia, che forse è meglio non bere.
Questo è lo scenario tipico legato ad un territorio dove è in funzione un inceneritore: se non è l'acqua ad essere inquinata, è la terra, oppure l'aria, oppure tutte quante insieme.
Volevamo portare a Bologna la questione della gestione dei rifiuti di Parma, che per noi è fallimentare, una differenziata che stenta a superare il 50%, un porta a porta a macchia di leopardo, il centro città, come altre zone, ancora con i cassonetti stradali pieni di plastica e carta, recuperabili. L'organico, quando c'è, raccolto nei sacchetti di plastica. Le cassette di plastica, di cartone e di legno dei fruttivendoli, nuove di pacca, schiacciate tutte insieme con l'organico e bruciate nel grande falò.
Su tutto l'idea assurda di avere per ogni provincia un inceneritore, quando già a Piacenza hanno difficoltà a trovare rifiuti da bruciare.
Il torrente Baccatoio avvelenato dall'inceneritore (foto GCR)
Una serata sulle note degli Antonio Benassi Band, che hanno accompagnato a Vigheffio le gremita Festa Rifiuti Zero, organizzata dall'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse per abbracciare tutti i sostenitori della vertenza in atto contro la costruzione dell'inceneritore di Parma.
Già dalle prime ore della sera gli stand gastronomici messi a disposizione dalla cooperativa Avalon registravano l'ingrossarsi delle file.
L'associazione aveva preparato per l'occasione video, proiezioni, gadgets, riffe, informazione a 360 gradi sugli inceneritori e sull'alternativa proposta alle amministrazioni locali.
Grande riscontro ha avuto poi lo spazio gioco dedicato ai più piccoli che fino a tarda ora si sono divertiti tra salto con la corda, cacce al tesoro, tiro al birillo.
Grazie alla disponibilità di Riccardo Puglia, il tecnico Ignazio ha dato man forte agli impianti audio e luci e poter dare smalto all'esibizione dal vivo della band.
L'esibizione dell'Antonio Benassi Band (foto GCR-2010)
Come nel classico strano caso del dottor Jeckyl e del signor Hyde Enia mostra, a seconda dell'interlocutore, un volto differente.
Il nostro padano Giano bifronte si presenta all'opinione pubblica come esempio virtuoso di gestione corretta dei rifiuti, proponendosi con intere pagine sui giornali come attento e rispettoso fautore delle politiche di riciclo dettate dall'Europa.
Peccato che non sia così.
Scopriamo infatti, un pezzo alla volta, cosa c'è dietro l'apparente impegno di Enia: una semplice cura dei propri interessi, tutti a sostengo del costruendo inceneritore di Ugozzolo.
Leggendo i verbali del Comitato tecnico scientifico di alta sorveglianza sul Pai (CTS), organo consultivo guidato da Francesco Giusiano scopriamo che nel febbraio del 2008 vengono posti alcuni quesiti a Enia.
Uno fra tutti è molto interessante e fa riferimento al volume B del quadro di riferimento progettuale presentato da Enia, dove a pagina 77-78 si parla di intercettazione della plastica.
Qui viene fuori che nel 2012 Enia è intenzionata a intercettare solo il 17% della plastica.
Il documento del Comitato Tecnico Scientifico
Vale la pena ripercorrere la storia recente dell'inceneritore di Pietrasanta, posto sotto sequestro la settimana scorsa per l'avvelenamento di due torrenti, dove venivano sversate le acque provenienti dal raffreddamento delle ceneri. Quasi una abitudine per questo inceneritore, fornito di tutte le certificazioni del caso, ma sempre al centro di gravi situazioni di inquinamento ambientale.
Già nel febbraio 2008 l'acqua era stata inquinata da diossine e Veolia aveva sostituito il filtro a maniche con un intervento di 800 mila euro. Che non è bastato.
Infatti il 28 aprile 2009 l'Arpa Toscana comunica il superamento dei livelli limite di diossina e metalli pesanti nei sedimenti del torrente Baccatoio, a monte e a valle dello scarico della società Veolia.
Quindi è in aprile del 2009 che si colloca la notizia del reato, è questo il momento in cui si evidenzia il danno che l'impianto sta provocando all'ambiente e di conseguenza alle coltivazioni, agli animali, all'uomo.
L'inceneritore di Pietrasanta, con a fianco il torrente avvelenato (foto GCR 2010)
L'appuntamento con il GCR è per sabato 24 luglio
Sabato 24 luglio 2010 alla Fattoria di Vigheffio, pochi chilometri a Sud di Parma, si svolgerà la prima festa ufficiale dell'Associazione "Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma".
Sono anni che l'Associazione si batte per impedire la costruzione a Parma di un inceneritore di rifiuti da 130000 tonnellate e dal giugno scorso il coordinamento è diventato associazione per poter essere meglio riconoscibile e diventare un interlocutore credibile per amministrazioni locali e cittadini.
La locandina della festa di Vigheffio
Il maggior impatto di un impianto di incenerimento si registra nei pressi del camino e comunque entro un raggio di qualche chilometro. Ragione per cui appare scontato che vada posta molta attenzione a che cosa si fa proprio nei dintorni di un inceneritore, dove la ricadute di inquinanti sono massicce e pericolose. Diossine, furani, metalli pesanti, le dosi di inquinanti sono state più volte rilevate nei pressi degli impianti e spesso sono sfociate in vere e proprie denunce, sequestri, rinvii a giudizio.
Non la pensano così a Napoli, a quanto pare, dove, nei pressi dell'inceneritore di Acerra, o meglio proprio a ridosso, hanno pensato bene di coltivare cavoli ed altri ortaggi.
Cavoli e inceneritori
Sul fronte Ovest l'inceneritore di Parma aveva già fatto breccia, e Paul Connett ha portato la notizia addirittura oltre Oceano, alle Nazioni Unite, segnalando l'assurdo progetto.
Ma a Est ancora non si avevano riscontri di news parmigiane sui rifiuti.
Oggi è stata colmata la lacuna.
Sul sito di Liberacittadinanza, dove si raccolgono le adesioni contro l'inceneritore di Parma, http://www.liberacittadinanza.it/petizioni/nessun-inceneritore-a-parma , è apparsa qualche giorno fa la firma di Akemi Nishimura, giornalista, che lascia anche il suo messaggio: “Ho molto paura che inquina anche parmigiano reggiano e prosciutto di parma e curatello che entra anche in giappone.”
Un commento lapidario, cui fa seguito anche la pubblicazione su un blog giapponese di due articoli della giornalista dove si riassume la situazione parmigiana con tanto di immagini delle cartoline che stanno giungendo a centinaia in via Mantova, missive di famiglie seriamente preoccupate per i prodotti di eccellenza del made in Italy.
La pagina web del blog giapponese
Ancora gli inceneritori nell'occhio del ciclone. I Nas di Brescia hanno denunciato 21 autisti, dipendenti di una ditta di autotrasporti campana, per le gravi irregolarità nel trasporto di alimenti destinati agli animali.
L'azienda è di Maddaloni (Caserta) e avrebbero violato le norme igieniche sul trasporto di prodotti alimentari, utilizzando le stesse autocisterne per caricare rifiuti e poi mangimi per animali, senza provvedere ad una regolare bonifica.
L'indagine, partita lo scorso dicembre, è stata curata dal Nucleo Anti Sofisticazioni del Carabinieri e si è conclusa all'inizio di luglio con il sequestro di venti automezzi e la denuncia degli autisti.
Anche un dipendente di una stazione di lavaggio di Lonato (Brescia) è stato denunciato alle autorità competenti.
Un fantasma di nome Errani
Volevamo illustrare al presidente della regione Emilia Romagna l'analisi di fattibilità per la gestione dei rifiuti di Parma senza inceneritore.
L'analisi, costruita con l'apporto di ingegneri e chimici ambientali, mette in evidenza che non ci sono i numeri a Parma che giustifichino la costruzione di un inceneritore.
Il 18 giugno inviamo la richiesta alla segreteria della presidenza (vedi allegato 1)
Il 22 giugno telefoniamo alla segreteria, risponde Katia, che ci informa che il presidente Errani è a Roma e ci invita a ritelefonare il lunedì successivo (veli allegato 2).
Il 28 giugno giunge una posta elettronica in cui ci confermano l'appuntamento “nell'ufficio dell'assessore Freda” (vedi allegato 3).
Il 14 luglio ci rechiamo a Bologna, arriviamo all'ufficio e scopriamo che l'appuntamento è con l'assessore Freda, di Errani neanche l'ombra.
Siamo partiti da Parma in 3, spostando impegni di lavoro, facendoci sostituire, affidando bambini a baby-sitters: ci guardiamo negli occhi e vicendevolmente scopriamo delusione e frustrazione e una (leggera?) sensazione di essere presi per il naso.
Workshop, o meglio Desert-Shop, mercoledì scorso, al Campus Universitario. Si parlava di Sistemi di gestione dei rifiuti. Nell'aula deserta abbiamo sentito le motivazioni che spingono verso la realizzazione degli inceneritori.
Una occasione per darsi ragione da soli e la foto allegata la dice lunga senza tante parole. Forse erano più i relatori che il numero di coloro che stavano ascoltando.
Fra gli appunti raccolti al volo segnaliamo: “ci sono difficoltà di interpretazione dei dati e delle valutazioni delle metodologie applicate nei vari studi, se non si è accorti e scrupolosi possono uscire i risultati che vogliamo vedere. Per questo occorre mettere sempre in dubbio le valutazioni e le
conclusioni”, oppure “è complicato valutare le emissioni perché varia il combustibile”.
Tutto il resto è stato un presentare studi, dati e opinioni di ricercatori, studiosi, tecnici, addetti ai lavori, che sostengono come l'inceneritore di Parma sia il male minore, pur apportando 3,2 ton di polveri all'anno e 45 mg di diossine.
E sapete cosa significa questa apparente piccola quantità? Corrisponde a 45 miliardi di picogrammi, dosi per 1 milione di abitanti adulti.
La sala vuota dell'Università
A pagina 57 dello Studio di Impatto Ambientale sull'inceneritore di Parma commissionato da Enia allo Studio Oikos Progetti (presentato nell'agosto 2007) si legge "la maggior ricaduta emissiva è prevista solo nella zona limitrofa all'inceneritore che risulta a bassa densità abitativa"
Partiamo da questa dichiarazione per spiegarvi perché mercoledì 15 luglio dalle 17 alle 18.30 sotto un sole che spaccava le pietre, alcuni di noi si sono recati all'uscita dello stabilimento Barilla di Pedrignano per consegnare ai dipendenti una lettera che li esorta ad informarsi e discutere i pericoli che il costruendo inceneritore di Ugozzolo porterà alla loro salute e all'immagine dell'azienda conosciuta in tutto il mondo.
La bassa densità abitativa non prende in considerazione infatti che nei pressi dell'inceneritore sorgono o sorgeranno aziende che danno lavoro a migliaia di dipendenti.
Gente che passa 8-10 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, per 48 settimane all'anno, una consistente parte della propria vita, all'ombra di un camino che emette 3,2 tonnellate di PM10, diossine e metalli pesanti.
E' un estate molto calda per gli italiani ma ancor di più per le ex municipalizzate ora quotate in borsa e per le multinazionali che gestiscono il lucroso affare dei rifiuti.
Negli ultimi giorni due contestatissimi impianti di incenerimento sono stati chiusi dalle autorità giudiziarie per superamento dei livelli di diossina e posti sotto sequestro.
Il primo, quello di Pietrasanta (targato Veolia), perché sversava nel torrente Baccatoio l'acqua utilizzata per raffreddare le ceneri (metodo che sarò utilizzato anche a Parma) con livelli di diossine 17 volte superiori ai limiti di legge.
Un bel regalo per i bagnanti (molti dei quali parmigiani) che affollano le spiagge di Forte dei Marmi e Viareggio, rispettivamente a 5 e 4 km di distanza dalla foce del Baccatoio.
Il secondo, di cui abbiamo avuto da poco notizia, situato alle porte di Lecce, bruciava rifiuti sanitari e speciali (gli stessi che vogliono bruciare anche a Parma) battendo orgoglioso il record di Pietrasanta, superando di ben 130 volte le emissioni di diossina consentite.
Domani al Campus l'Università di Parma organizza un workshop sui rifiuti. Nonostante i disastri che leggiamo ogni giorno sulla stampa, di pochi giorni il sequestro dell'inceneritore di Pietrasanta, che avvelenava le acque del torrente Baccatoio (2 km dalla spiaggia), il mondo accademico si riunisce per darsi ragione da sé, senza alcun contraddittorio, senza alcuna voce che faccia da controcanto.
Nonostante si dia per scontato ormai che gli inceneritori siano, oltre che dannosi per l'ambiente, anti economici per le amministrazioni che li adottano, vincono ancora in Italia le lobbies dell'incenerimento, contro tutti e contro tutto, buonsenso incluso. Di certo sostenute da una certa parte del mondo accademico.
Leggiamo gli interventi previsti ed è davvero tutto un programma. Saluta l'assessore comunale Sassi, di cui ricordiamo la felice espressione: “un barbecue inquina più dell'inceneritore”. Apre Agostino Gambarotta: “gli inceneritori inquinano meno delle caldaie”, segue l'intervento di Stefano Consonni: ricerche finanziate da Aem Milano ed Ansaldo, consulente per Asm Brescia (che ha il più grande inceneritore d’Italia), Ansaldo, Italcementi, Snam, Frano Tosi, consigliere della municipalizzata allora chiamata Asm Piacenza e dal 1996 al 1998 presidente della Tecnoborgo Spa, società pubblico privata preposta alla costruzione dell’impianto d’incenerimento rifiuti di Piacenza.
Ecco poi Angelo Montenero, che vuole usare le ceneri ricche di diossine e metalli pesanti per produrre vetro; Pierangelo Carbone e Giacomo Cerri, dell'assessorato all'ambiente di Piacenza, il cui inceneritore ha bruciato perfino il petrolio del Lambro.
Per Enia la trasparenza semplicemente non esiste
Caro Sindaco Vignali,
come volevasi dimostrare, la trasparenza di Enia è solo una facciata cadente e dietro si intravede il nulla. Avevamo chiesto ad Enia il piano economico finanziario dell'inceneritore, e il consiglio comunale di Parma si era espresso chiaramente in tal senso.
Addirittura lei era intervenuto per dire che da Enia si aspetta assoluta disponibilità e collaborazione. Noi ci siamo recati alla sede dell'ex municipalizzata come ci avevano indicato di fare, esattamente il martedì mattino, dalle 9,30 alle 12, che grande disponibilità Enia!
Là scopriamo che il documento non è presente insieme a tutta la documentazione dell'inceneritore, tutta si fa per dire, naturalmente.
Ci hanno chiesto una nuova domanda, da presentare e sottoscrivere e con l'impegno a risponderci entro 30 giorni.
Oggi doccia fredda, con una sibillina risposta non risposta che ci nega il documento richiesto a firma dell'amministratore delegato Andrea Viero. Enia non scuce niente altro che non sia all'interno dell'armadione, dove però quello che interessa non c'è.
La gente è stufa di brutte notizie e, soprattutto in estate, vuole staccare la spina e dedicarsi al dolce far niente. Si leggono più quotidiani sportivi, riviste di gossip e ci si dedica alla famiglia ed allo svago. Anche noi del GCR andiamo in vacanza e per un po' lasciamo a Parma i pensieri nefasti su PM10, furani e diossine.
Per molti di noi l'attività d'informazione sulla pericolosità degli inceneritori e sulle possibilità di pratiche alternative nella gestione dei rifiuti è diventato come un secondo lavoro ed il tempo libero è completamente dedicato a cercare di sensibilizzare opinione pubblica, cittadini e aziende, per cui passare intere giornate senza mail, incontri, appuntamenti, e stare per un po' con la mente vuota è un'autentica boccata di ossigeno.
Chi vi scrive porta la famiglia al mare in Versilia nei mesi estivi e come molti parmigiani nella fine settimana raggiunge moglie e figli per un sano e meritato relax.
Il Movimento Difesa del Cittadino di Piacenza, dopo l'inutile appello a Enia, ha inviato un esposto all'Antitrust, ravvisando nelle condizioni di fornitura del servizio di teleriscaldamento, profili di ingannevolezza, tali da fuorviare le scelte economiche degli utenti.
La notizia trapela oggi e la dice lunga sull'impostazione che anche a Parma Enia impone per la partita teleriscaldamento, presentata come la panacea di tutti i mali ma che, come al solito a giochi fatti e contratti firmati, si rivela l'ennesima fregatura per gli utenti.
Michele Saldina non la fa tanto lunga e afferma: “I contratti sono stati sottoscritti poiché il gestore prometteva di ragguagliare il prezzo finale al costo complessivo sostenuto per produrre calore da gas metano. Ora invece, tanti vorrebbero staccarsi dal nuovo impianto, ritenendo più conveniente installare una caldaia a condensazione, solo che non è così facile”.
L'italianità è salva. In arrivo in città Tir greci carichi di pasta, ma basterà una breve sosta vicino all'inceneritore di Ugozzolo per dare un tocco di italianità, per mettere le cose al loro posto.
Coldiretti sta presidiando l'italica frontiera e non fa passare neanche una briciola, senza prima fargli l'analisi del Dna, e se ne scoprono delle belle.
Come cosce di maiale direttamente indirizzate in quel di Valparma, oppure altre prelibatezze made in Italy che invece di “uscire” dai confini inaspettatamente “rientrano”.
Effetti della globalizzazione, sacrosanta per carità, libero mercato, due parole che ingrassano i corridoi delle Borse, rimpinguano i forzieri, ma che non si presentano mai ai margini delle telecamere, quando i registi e gli attori di turno inquadrano campi dorati e maturi.
Spighe generosamente italiane, famiglie felici che abitano in giusti angoli di paradiso, e si svegliano felici di inzuppare il biscotto, condire la pasta al dente, assaporare un buon rosso.
Cosa succederà del nostro patrimonio agroalimentare? E' ancora presentabile? A chi credere, nonostante gli spot ripetuti della pubblicità patinata.
















