Il Movimento 5 Stelle dichiara dura opposizione all'entrata in vigore del decreto che facilita l'incenerimento dei rifiuti nei cementifici.
L'utilizzo del combustibile solido secondario è dannoso e superato.
Con le moderne tecnologie si possono riciclare tutti gli scarti plastici e cartacei.
Il futuro è rifiuti zero.
Già bocciato, e cacciato dalla porta, dalla commissione Ambiente della Camera o della scorsa legislatura, il decreto Clini sui cementifici rientra dalla finestra. E' stato infatti approvato a febbraio ed è entrato in vigore il giorno di venerdì Santo, ad opera di un governo dimissionario che dovrebbe occuparsi solo di questioni ordinarie.
Quindi il decreto su l'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS) nei cementifici è ora legge vigente.
La posizione del Movimento 5 Stelle è chiara. É inaccettabile bruciare rifiuti, è uno spreco di risorse ed un costo altissimo in termini ambientali e per la salute; è inaccettabile consentire ancora di inquinare, è inaccettabile contravvenire ancora alle disposizioni Europee sul recupero della materia che è prioritario nella gerarchia d'intervento, e violare ancora la Direttiva 96/62/CE, sulle polveri sottili fin anche dopo la condanna all'Italia della Corte di Giustizia del 19 dicembre scorso.
http://trevinellazio.wordpress.com/2012/12/14/biomasse-e-tumori-quale-relazione/
Secondo Giuseppe Serravezza, oncologo e presidente provinciale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, parlare ancora di centrali a biomasse non ha senso, anche perché l’Europa impone oggi degli standard, in materia di ambiente e salute, contrari all’idea delle biomasse stesse 
“Le centrali a biomasse oltraggiano l’intelligenza delle persone”. Così il presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Giuseppe Serravezza, chiosa su questo argomento di attualità. E sì che la Lilt da anni conduce campagne di sensibilizzazione e informazione su tutto ciò che potrebbe nuocere alla nostra salute, su tutto ciò che potrebbe provocare il cancro (in particolare ai polmoni), un male da cui sempre più raramente si guarisce nonostante i progressi della scienza medica.
Dottor Serravezza, quanto è più dannosa una grande centrale a biomasse (come erano i progetti di quella che dovevano essere realizzata a Lecce o Cavallino) rispetto a una piccola?
Le centrali a biomasse, sia grandi che piccole, comportano emissioni di gas inquinanti. Sappiamo che questi gas posseggono differenti sostanze cancerogene, come i più noti ossidi di carbonio e di azoto, ma anche idrocarburi aromatici, formaldeide e metalli pesanti. Naturalmente, più grande è l‘impianto, più forte è l’impatto sull’ambiente. Si tratta di nozioni acclarate, e che si parli ancora dell’eventualità di una centrale a biomasse mi amareggia, perché trovo sia una violenza alle persone, provocata da faccendieri che cercano di imporre impianti che loro dicono essere puliti, ma si tratta solo di furberie che oltraggiano l’intelligenza delle persone. La questione è anche grave dal punto di vista politico: il nostro territorio è già fortemente provato dall’inquinamento delle emissioni. Non è un caso se quotidianamente la Commissione Ambiente dall’Europa ci intima di ridurre le emissioni, e noi che facciamo? Ci inventiamo, invece, impianti che comporteranno nuove emissioni. Non c’è bisogno di grandi menti per comprendere un imbroglio che il Salento non può permettersi.
Nessun danno, ma la sorpresa arriva dalla viscere
Una lieve scossa di terremoto è stata rilevata nelle primo ore del mattino a nord di Parma.
Il movimento tellurico, di lieve entità, ha interessato in particolare il cantiere dell'inceneritore di Parma, ormai in via di ultimazione.
La scossa è stata sentita distintamente dagli addetti alla sorveglianza del cantiere, che hanno subito allertato le forze dell'ordine.
Forse a causa della notevole massa del Paip, alcune piccole fenditure si sono create attorno ai basamenti, con fuoriuscita di materiale dalle profondità del terreno.
Le forze dell'ordine, intervenute prontamente, hanno subito richiesto l'intervento della Sovrintendenza: davanti ai loro occhi infatti una specie di magma denso e rarefatto con in rilievo sagome indistinte.
Ora gli esperti sono al lavoro e le prime indiscrezioni confermano la particolarità del ritrovamento.
A Parma è di scena il mesozoico.
No fronde, no forno
Le immagini di Parmadaily sono evidenti anche ai non esperti in botanica.
http://www.parmadaily.it/Multimedia/Gallery_Det.aspx?pda=INF&pdi=970
Attorno all'inceneritore di Parma non c'è nessun boschetto mangiapolveri.
Al massimo si può parlare di una distesa di steli nudi e sottili, certamente lontani dall'assumere le sembianze di un bosco.
Non prendiamoci in giro davanti all'evidenza.
Il boschetto non c'è e le prescrizioni 29 e 30 parlano chiaro.
Le riportiamo per intero per dare modo a tutti di comprenderne il significato.
29) L’Autorità Competente ai sensi delle attuali normative per la forestazione, per le aree non ricadenti nei perimetri urbani, è l’Amministrazione P.le di Parma. Il progetto esecutivo, ai sensi di legge, dovrà essere approvato espressamente prima della gara d’appalto e successiva realizzazione. Nella fase esecutiva Enìa dovrà tenere presente che stante il carattere sperimentale dell’opera
“mangiapolveri” dovranno essere presentati indicatori e/o sistemi atti a dimostrare l’efficienza delle performance proposte e sottoposte alla valutazione della commissione tecnico amministrativa. Qualora Enìa non raggiunga il 90% del valore dichiarato di assorbimento di polveri sottili, dovrà realizzare opere mitigatrici e/o compensatrici di uguale resa territoriale da approvare a cura della
Provincia e degli altri Enti competenti. In base alle prescrizioni di VIA, la Soprintendenza ha disposto un’alberatura sempreverde a scopo di mitigazione visiva dell’impianto (altezza minima a dimora pari a 2,5 m). Inoltre allo scopo di avere un’efficienza ed efficacia volta a ridurre gli impatti, l’opera dovrà entrare in funzione almeno un anno prima dell’attivazione del termovalorizzatore
cogenerativo. L’altezza delle altre piante autoctone da porre a dimora sarà rapportata all’effettivo grado di assorbimento che si vuol raggiungere all’inizio della gestione (rendimento= 0.50..) operativa del forno. Tutti gli oneri saranno a carico di Enìa S.p.A.. Considerata l’elevata quantità di particolato fine assorbito, la parte arborea oggetto di cure periodiche (potature, ecc.) dovrà essere smaltita come rifiuto (speciale). Il progetto di forestazione è soggetto a procedura di VIA
per la normativa regionale. Si precisa che ogni variante sostanziale, sia eventualmente a seguito di gara d’appalto, sia successivamente, dovrà essere approvata dalla Provincia, sentiti gli altri Enti competenti e informati i Comuni coinvolti nella procedura di VIA.
Il nuovo piano rifiuti è senza incenerimento e costa un quarto del forno
Nella giornata di ieri la Giunta Provinciale ha deliberato la conclusione della prima fase per la progettazione dell'impianto di TMB. Rispetto al progetto depositato da IREN nell'estate 2012, attraverso l'attività della Scuola Agraria di Monza (incaricata dalla Provincia di proporre ulteriori innovazioni tecnologiche), sono emerse alcune significative novità. 
Sulla base dell'analisi dei primi positivi risultati del nuovo modello di porta a porta attivato a Poviglio e in altri quattro comuni della bassa reggiana, si è ridimensionato la capacità di trattamento da circa 130 mila tonn/annue di rifiuti urbani residui (progetto dell'estate 2012) a 113 mila tonn/annue, con la richiesta di "dimensionare l'impianto e le singole componenti in modo da evitare sovradimensionamenti della capacità di trattamento dei RUR e relativi costi aggiuntivi a carico dell'utenza."
Nonostante l'individuazione di una capacità massima di trattamento, "la progettazione definitiva dovrà garantire i necessari elementi di flessibilità dell'impianto in ordine ad uno scenario di evoluzione positiva della raccolta differenziata e di riduzione dei rifiuti urbani". In tal senso ci sarà un costante monitoraggio dell'andamento della raccolta differenziata.
Pochi giorni fa tecnici di Arpa e Carabinieri del Noe hanno effettuato diversi controlli presso la sede dello stabilimento Laterlite di Rubbiano.
In seguito ai rilevamenti, la Provincia di Parma ha dovuto diffidare l’azienda per la non corretta gestione di centinaia di metri cubi di sottoprodotti/rifiuti all’interno del perimetro dello stabilimento stesso.
Ovviamente noi non ci addentriamo nello specifico, gli organismi di controllo si occuperanno di verificare la situazione e di compiere ulteriori accertamenti, ma ciò che noi vogliamo rimarcare con forza è la necessità di una presenza puntuale e costante della politica e degli amministratori locali, nell’affrontare un tema importante e scottante, che riguarda l’ambiente, la salute e la tutela del territorio.
Siamo ancora in attesa che dalla Provincia, che ha provveduto con grande celerità a rinnovare l’autorizzazione all’azienda per il coincenerimento di rifiuti pericolosi, arrivi la pubblicazione dell’Aia (il documento di autorizzazione integrata ambientale) a tre mesi dalla conclusione della conferenza dei servizi, in pieno contrasto con la dichiarata trasparenza annunciata durante la pubblica assemblea di novembre a Rubbiano.
Ci aspettiamo del resto anche una forte presa di posizione da parte dei sindaci, che in qualità di responsabili del territorio e della salute dei cittadini dovrebbero insistere per avere dalla Provincia questo importante documento, che regola le attività di un’azienda dalle conclamate criticità ambientali.
Presa diretta sul caso di Brescia, una delle città più inquinate d'Italia
Brescia, la città dell'inceneritore gioiello, il più grande d'Europa, pluri-premiato da sè stesso, decantato dalla stampa, una città dove Asl ed Arpat sono costrette a distribuire volantini per proibire ai bambini di giocare nei prati, toccare l'erba e i fiori, perché inquinati dalla diossina, dove i cittadini hanno livelli ematici di diossina superiori a quelli registrati a Seveso ai suoi tempi e le stalle devono chiudere perché il latte è avvelenato.
Il velo inizia a squarciarsi
Raitre, Domenica 31 MARZO 2013 ore 21:15
di Riccardo Iacona e di Francesca Barzini
Presa Diretta accende le telecamere sul caso Brescia, l’inquinamento più grave di Italia, forse d’Europa, perché riguarda un pezzo intero di città, 4 milioni quadrati di territorio nella zona sud di Brescia dove vivono 25mila persone.
Si tratta del Sito di Interesse Nazionale Caffaro, dal nome della fabbrica che per 50 anni ha buttato nelle acque della città 150 tonnellate di PCB, Policlorobifenile, allo stato puro, una sostanza la cui tossicità per il terreno e per l’uomo si misura in microgrammi.
Eppure in dieci anni non si è fatto nulla e le 25mila persone, donne, uomini e bambini vivono ancora a stretto contatto con il PCB.
E' stata depositata in Corte di Cassazione la Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero.
14 cittadini tra i rappresentanti delle realtà sociali promotrici e tra i coordinatori regionali della Campagna di raccolta firme hanno presenziato alla deposizione del progetto.
Per essere portata avanti la Legge di Iniziativa Popolare avrà bisogno di 50mila firme di cittadini italiani, i promotori mirano ad almeno il doppio, potendo contare su una rete già costituita in tutta Italia: sono già 14 i coordinamenti regionali già costituiti e 6 quelli in costituzione.
E centinaia sono le associazioni e i comitati locali che hanno condiviso la nascita del testo ed ora supporteranno tutte le fasi propositive.
La legge mira ad una riforma organica di tutto il sistema della raccolta e smaltimento rifiuti e si articola su 5 parole fondamentali enunciate già nel primo articolo: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro. Quest'ultimo punto – sottolineano i promotori – non è da sottovalutare: la diffusione della raccolta rifiuti porta a porta, che è uno degli obiettivi, sarebbe l'unica grande opera di cui il paese ha bisogno.
Con una mozione firmata dal consigliere Dall'Olio il Pd di Parma si smarca da Iren ed apre la strada a nuovi scenari di gestione nel campo dei materiali post utilizzo.
L'inaspettata sterzata giunge in giorni difficili per la multiutility targata Genova e Torino, che a Piacenza, Reggio e Parma ha in mano la gestione del ciclo integrato dei rifiuti ma che dovrà affrontare a breve una nuova gara dagli esiti incerti.
Non sono ore facili per Iren, indebitata con numeri pesanti, abbandonata da Torino come fornitore di energia, ai ferri corti a Piacenza per i mancati investimenti sull'acqua ed infine all'angolo per le indagini in corso della Procura di Parma che stanno segnando l'abbandono del fondo F2I, fino a ieri intenzionato a investire su Iren ambiente per le prospettive dei forni di Parma e Torino, in gestazione a dir poco problematica.
Sono infatti in crisi nera le cooperative impegnate dei rispettivi cantieri e che oggi stanno depositando i libri in tribunale, con inenarrabili conseguenze a catena sui subappaltatori che hanno operato e che operano nei due progetti.
A che punto sono i pagamenti? Come stanno i libri contabili e contributivi?
CASO INCENERITORE PARMA/ INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA DI 53 SENATORI DEL M5S DOPO L'ANNUNCIO DI RITIRO DA PARTE DI F2I CHE TEME SEQUESTRO O DEMOLIZIONE DELL'IMPIANTO A CAUSA DELLE INCHIESTE IN CORSO E RICORSO IN CASSAZIONE IL MOVIMENTO 5 STELLE PORTA IL CASO IN SENATO PRIMI FIRMATARI LE SENATRICI ED I SENATORI EMILIANI, PIEMONTESI E LIGURI "INCENERITORE DISECONOMICO E SUPERATO CI SONO ALTERNATIVE COME DIMOSTRANO LE RISPOSTE ARRIVATE AL COMUNE DI PARMA SU PIANI ALTERNATIVI" 
Dopo lo scoop de "Il Fatto Quotidiano" che ha pubblicato la lettera riservata dell'amministratore delegato di F2I Vito Gamberale che in data 22 febbraio 2013 annuncia al direttore
generale di Iren Spa Andrea Viero l'intenzione di ritirarsi dalla partecipazione economica dell'investimento per l'inceneritore Iren di Parma, evidenziando come non è da escludersi a causa delle inchieste in corso (c'è un ricorso della Procura di Parma in Corte di Cassazione) il sequestro o la demolizione dell'impianto in fase di realizzazione ad Uguzzolo (Parma), l'intero gruppo parlamentare al Senato del Movimento 5 Stelle con primi firmatari le senatrici emiliane Mussini, Bulgarelli, Montevecchi, Gambaro, i colleghi piemontesi Scibona, Airola, Martelli, e la senatrice ligure De Pietro ha portato l'argomento all'attenzione del governo italiano ed in particolare dei Ministri dell'Ambiente, dello Sviluppo Economico e delle Finanze.
Nell'interrogazione a risposta scritta, oltre a ricordare tutti i passaggi salienti della lettera dell'amministratore delegato di F2I a Iren Spa si ricorda che "il 25 febbraio 2013 il Comune di Parma, che si oppone alla realizzazione dell’impianto, ha chiuso il bando per la realizzazione di una “Fabbrica dei Materiali“, ricevendo 3 offerte.
Marco Travaglio ci ha tolto le parole di bocca.
Il merito di queste improvvise e inaspettate aperture a tagli, riduzioni, sobrietà reali della macchina statale, lo dobbiamo interamente al Movimento 5 Stelle, indicato dai cittadini come vero e proprio grimaldello per stanare da dentro i vecchi politicanti.
Non sono tutte rose e fiori.
Il movimento di Grillo è giovane, inesperto, imperbe.
Inciampa, cade, si rialza.
Ma ha permesso agli italiani di guardare finalmente in diretta quello che succede a Roma.
L'aver ascoltato in tempo reale il dialogo Bersani – 5 Stelle ha un che di rivoluzionario, di epocale.
Chi avrebbe mai detto che fosse realizzabile, quando a Parma, fino a ieri, vietavano perfino la diretta del consiglio comunale!
Non c'è bisogno di attendere nessun cronista o conferenza stampa, nessun filtro di chicchessia.
Si è spalancata una enorme finestra sul Parlamento e la luce vivida infastidisce gli occhi di chi era accoccolato nella penombra. Scomoda sensazione di essere osservati.
Direte, che c'entra tutto ciò con l'inceneritore di Parma e il fattore I.?
La lettera che può portare allo stop
Pubblichiamo il documento del 22 febbraio "strettamente riservato e confidenziale" in cui Gamberale si dice pronto a sfilarsi dall'accordo con Iren Ambiente: "Dobbiamo tutelarci da eventuali rischi di confisca o demolizione dell'impianto derivanti da procedimenti penali in corso. Allo stato si ritiene opportuno sospendere l'investimento". Così l'accensione dell'impianto potrebbe tornare in discussione
di Mauro Meggiolaro
Il Fatto Quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/guai-dellinceneritore-di-parma-allontanano-f2i-ecco-lettera-che-puo-portare-allo/543379/
Una lettera di F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture), di cui è entrato in possesso in esclusiva ilfattoquotidiano.it, potrebbe far saltare il progetto per il contestato inceneritore di Parma. Il documento “strettamente riservato e confidenziale”, datato 22 febbraio 2013, è indirizzato a Iren Spa, la multiutility di Parma, ed è firmato da Vito Gamberale amministratore delegato di F2i, il fondo controllato da Cassa e Depositi e Prestiti. Lo stesso fondo che sarebbe pronto ad acquisire il 49% di Iren Ambiente – la società che gestisce gli impianti di smaltimento di rifiuti del Gruppo Iren – per circa 80 milioni di euro. Un’acquisizione condizionata – secondo quanto ha riportato l’agenzia Radiocor - dalle vicende dell’inceneritore di Parma e del PAI (Polo Ambientale Integrato), che “sarà uno dei punti di forza della joint venture tra il gruppo energetico e F2i”. Senza Parma rischia di non concretizzarsi l’accordo Iren Ambiente e F2i e con esso il previsto “abbattimento” dei debiti di Iren, che seguirebbe all’assegno milionario promesso da fondo per le infrastrutture. Un rischio che sembra farsi più concreto.
No all'inceneritore di carne e ossa
Al presidente del Consorzio del Prosciutto Paolo Tanara,
dopo la pessima figura fatta dal Consorzio alla trasmissione Report di qualche tempo fa la risposta all'invito del comitato di Cozzano ricalca quello stesso stile che dire confuso è dire poco.
Non tornerò sulla trasmissione Report sulla quale già scrissi al vostro indirizzo (anche se un accenno alla battuta comica della salatura come know how lo meriterebbe...), ma vorrei dire qualcosa sulle cose affermate dal consorzio.
1) Non si capisce in che senso la tutela della salute umana e dell'ambiente rappresenterebbe una vostra priorità visto che non mi sembra vi siate mai esposti (tutt'altro) in questo senso, sia quando c'è stato da combattere contro l'inceneritore di Ugozzolo che contro gli inceneritori di carne e ossa.
2) Quando non si hanno argomenti validi si accusano i cittadini di “avere delle ideologie”. Secondo me l'ideologia del denaro, unica vera ideologia che ahimè muove il mondo ce l'hanno quelli che vogliono fare i soldi con questo tipo d'impianti. I cittadini che vogliono preservare il proprio habitat sono forse ideologizzati dalla “salute”?
Venerdì scorso, all'assemblea contro l'inceneritore a grasso animale, lo stesso pienone dell'assemblea comunale di Langhirano.
Gente di montagna che ha capito le intenzioni solo speculative dei grossi prosciuttai a danno della salute di tutti e del territorio.
La presenza del sindaco di Langhirano Bovis è servita a rimarcare la decisione del comune di applicare una variante di carattere ambientale al Rue: non saranno consentiti all'interno del territorio comunale impianti di combustione di biomassa di qualunque tipo, ma solo energie rinnovabili da acqua, sole e vento e impianti a biogas, per le aziende agricole, di potenza non superiore ai 200 Kwe.
Grande soddisfazione per gli esponenti del comitato del Poggio presenti, finalmente un amministratore ha il coraggio di sposare la loro lotta contro Citterio, il contrario di ciò che ha fatto il sindaco di Felino Lori.
La presa di posizione di Bovis può costituire il precedente per mettere in discussione, dal punto di vista ambientale, anche l'autorizzazione urbanistica con cui il comune di Felino ha dato il via libera per l'inceneritore.
Applauditissima, poi, la presa di posizione del prosciuttificio Folzani di Felino che stigmatizza il comunicato con cui il presidente del Consorzio del prosciutto nega la sua partecipazione all'assemblea di Cozzano.
“Ci aspetta un cielo grigio come Milano?”
Al Consorzio del Prosciutto di Parma
Alla Unione Industriali di Parma
La mia famiglia produce prosciutto da 50 anni e mio nonno costruì il primo stabilimento, parecchi anni prima che esistesse il Consorzio del prosciutto di Parma.
Ho trovato fino ad ora subdolo il silenzio che il Consorzio del Prosciutto di Parma ha tenuto con riferimento alla vicenda del Cogeneratore ad olio animale di Citterio al Poggio; ma appare ancora più vergognosa la risposta data ufficialmente dalla direzione/presidenza del suddetto Consorzio al comitato degli abitanti del Poggio.
La cogenerazione e il bruciare ossa niente ha a che fare con la “responsabilità sociale per la gestione dei rifiuti”: è solo un business speculativo di fronte ad incentivi, e poi vendere l'energia prodotta e riacquistarla a meno. L'ambiente si riempirà di polveri sottili inquinanti e se la combustione non avviene ad alte temperature data la presenza di materiale salato possono potenzialmente contenere anche diossina (e date le correnti scenderanno su Felino e quindi anche sulla mia testa) e tutto sarà ammorbato dal puzzo delle ossa bruciate.
Sapete cosa succede quando accendono il motore? Si alza una colonna di fumo scuro molto alta e compatta che poi inizia ad aprirsi e a diffondersi col vento.
Decine sono le famiglie che abitano accanto e che dovranno subire - non per loro scelta - una qualità di vita più bassa, un rischio per la salute e la perdita di valore delle loro abitazioni. E questo è il “particolarismo” che deve essere superato dalla “responsabilità sociale”?
Niente allarmismi
Con riferimento alla Vostra comunicazione di pari oggetto, ringraziamo per il cortese invito all’evento del prossimo 22 marzo.
Ovviamente, anche per il nostro Consorzio la tutela della salute umana e dell’ambiente rappresentano una priorità a cui da sempre dedichiamo una particolare attenzione. Con riferimento specifico agli impianti di cogenerazione, considerato la recente evoluzione delle soluzioni tecniche in questione, riteniamo opportuno che il lavoro di studio e approfondimento e il relativo dibattito vengano svolti a livello di comunità scientifica rispettando la razionalità e il metodo che un argomento vitale come quello della salute pubblica richiede sempre e necessariamente.
Ogni altra modalità di discussione o di denuncia, infatti, rischia di far prevalere l’emotività e le ideologie, favorendo più la contrapposizione che il dialogo e non offrendo così un autentico servizio pubblico.
È per questo motivo che preferiamo non aderire all’invito proposto.
Lo stato attuale della questione ci impone comunque di rilevare alcuni dati obiettivi. In particolare, non si può sottacere che la normativa comunitaria e nazionale considerano l’utilizzo di tale tecnologia, a determinate condizioni, come una prassi legittima e proficua dal punto di vista ambientale; la legislazione, anche di natura tecnica, prevede procedure di autorizzazione, verifiche e controlli e, nei casi già avviati nel nostro e in altri territori, le autorità pubbliche preposte alla tutela ambientale e alla salute pubblica non hanno mai espresso, a quanto ci risulta, perplessità di rilievo. In tutti i modi, pienamente fiduciosi della correttezza delle valutazioni espresse dalle autorità coinvolte negli iter decisionali, continueremo a prestare particolare attenzione a tutte le informazioni che la comunità scientifica e le stesse autorità diffonderanno sulla questione.
Prima di concludere, vorremmo evidenziare che casi specifici come quello della cogenerazione non possono prescindere dal contesto, e quindi da un’analisi più ampia e generale. Migliorare la gestione delle risorse energetiche e dei rifiuti è infatti una necessità globale, un interesse comune che coinvolge tutti.
http://www.ilmessaggero.it/marche/macerata_tumori_cosmari_malattie/notizie/259328.shtml
Al via la valutazione epidemiologica sui residenti nelle aree circostanti all'inceneritore del Cosmari.
L'incarico ad Arpam e Asur è stato assegnato formalmente oggi, presenti il presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari, i Comuni di Macerata, Corridonia, Pollenza, Tolentino e Urbisaglia, il presidente del Cosmari Daniele Sparvoli, il direttore dell'Arpam Gianni Corvatta, il direttore del Servizio igiene e sanità dell'Asur 3 e il direttore dell'Osservatorio epidemiologico ambientale Mauro Mariottini.
L'indagine riguarderà i Comuni che si trovano a ridosso dell'area interessata dai fumi del Cosmari. Il progetto, del costo di 50.000 euro, finanziato dal Cosmari e dai Comuni, andrà avanti per 18 mesi e riguarderà l'esame dei terreni e dell'aria ma soprattutto le cause di morte dal 2006 al 2010 (fino al 2005 si hanno i dati del Registro provinciale dei decessi per tumore) e i ricoveri ospedalieri dal 2006 al 2011 relativi alle cause che possano far riferimento all'esposizione delle emissioni da impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani.
Battaglia vinta, la lotta paga, l'unità delle comunità paga, la ferma opposizione dei sindaci paga. “Né qui né in alcun altro posto”
http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/03/la-lotta-paga-castiglion-fibochi-ha.html
Il Comitato di Castiglion Fibocchi comunica con esultanza che la società proponente il progetto di una biogas da 999kW ha ufficialmente ritirato il progetto
Il Coordinamento Terre Nostre si rallegra del successo frutto di un impegno e di una mobilitazione straordinarie che ha visto una comunità fare muro con il suo sindaco e mettere in campo tutte le risorse disponibili.
Si augura altresì che l'esperienza maturata in questi mesi dal Comitato possa essere messa a disposizione di altre comunità nel malaugurato caso che la stessa società o altri biogasisti intendano aggredire le splendide terre ai piedi del Pratomagno o altre della provincia di Arezzo e della Toscana.
Lunedì sera il pubblico ha gremito la sala consiliare del municipio, per sentire cosa si decideva sul progetto di centrale a biomassa di Cozzano.
Il sindaco ha proposto una variante al Rue (regolamento edilizio-urbanistico) in cui la cogenerazione di scarti di lavorazione del prosciutto non sia consentita all'interno del territorio comunale, almeno fino a che non sia predisposto un piano delle energie rinnovabili che dimostri la loro sostenibilità.
Bovis quindi ha sospeso l'iter in corso per il cogeneratore di Cozzano, richiesto da Gualerzi e Beretta, facendo dire al suo assessore che nel territorio si preferisce sviluppare le rinnovabili tramite il sole, l'acqua, il vento.
L'energia da biomasse non convince, confligge con la vocazione agroalimentare e turistica del territorio.
http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/fassino-stacca-la-spina-a-iren-9575.html
Il Comune di Torino risolve il contratto con la sua multiutility per la fornitura dell'energia elettrica. Un paradosso reso possibile (e vantaggioso) dal decreto spending review.
E c'è chi paventa rapporti tesi con gli altri soci anche per il forte indebitamento.
Il Comune di Torino spegne l’interruttore a Iren.
Dal 1° marzo Palazzo Civico non compra più l’energia elettrica dalla multiservizi di cui è proprietario per una quota di poco superiore al 24% e con la quale ha contratto negli anni un debito superiore ai 300 milioni di euro, abbattuto di circa la metà in occasione della cessione dell’80% dell’inceneritore del Gerbido. La notizia clamorosa è rimbalzata in rete da LaPresse, autrice di un report dettagliato, confermato anche dal Comune. Il nuovo fornitore è Gala Spa, società privata naturalmente in concorrenza con Iren.
Il paradosso, come spiega LaPresse, nasce dal decreto legge 95/2012, meglio noto come spending review. Convertito e modificato con la legge 7 agosto 2012 n. 135, all'articolo 1 comma 7, prevede “specifici obblighi per le amministrazioni pubbliche, compresi gli enti locali, relativamente alla fornitura di alcune categorie merceologiche, tra le quali energia elettrica, gas, carburanti”.
In particolare si stabilisce che per tali generi “gli enti siano tenuti, in alternativa a procedure di evidenza pubblica direttamente gestite, ad approvvigionarsi attraverso gli strumenti messi a disposizione di Consip S.p.A e delle centrali di committenza regionali”.
Da circa due settimane L’Amministrazione Comunale di Parma, come precedentemente annunciato, ha avviato i controlli finalizzati a verificare che le utenze del centro storico di Parma effettuino correttamente la separazione dei propri rifiuti, rispettando le semplici regole che l’Amministrazione ha ampiamente comunicato negli scorsi mesi, durante l’avvio del servizio raccolta differenziata “porta a porta”.
Rispettare le regole comunicate dall’Amministrazione Comunale comporta il rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente in materia e, pertanto, chi viola tali regole è sanzionabile dagli organi deputati al controllo, tra cui gli agenti di polizia municipale e gli agenti ambientali. L’importo delle sanzioni varia da un minimo di 30 euro a un massimo di 500 euro in base al tipo e al numero di infrazioni commesse. In particolare gli Organi di Vigilanza controllano e controlleranno che le utenze utilizzino per il conferimento dei propri rifiuti solo ed esclusivamente le dotazioni fornite dal Comune (sacchi e contenitori). Inoltre particolare attenzione sarà posta al fatto che gli utenti espongano i sacchi e/o i contenitori solo nei giorni e agli orari previsti per la via ove sono collocate; ma anche che differenzino correttamente tutte le tipologie di rifiuti.
Tia, azione legale della Federconsumatori per la restituzione del 10% dell’Iva: "Strada in discesa dopo i pronunciamenti di Corte Costituzionale e Cassazione"
http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2013/03/16/news/parte-la-causa-collettiva-cento-reggiani-contro-iren-1.6714594
Sono oltre mille le diffide raccolte in questi mesi dalla Federconsumatori di Reggio Emilia, che punta ora a presentare una causa per ottenere la restituzione del 10% dell’Iva applicata sulla Tia, la tariffa di igiene ambientale. Un carico fiscale recentemente giudicato illegittimo da due pronunciamenti della Corte Costituzionale e della Cassazione, che hanno quindi spianato la strada per i ricorsi.
Secondo i giudici non è possibile infatti applicare una tassa su un’altra tassa. Lo Stato italiano ci avrebbe però provato ben due volte. E in entrambi i casi, prima la Corte Costituzionale, poi la Cassazione, hanno dato ragione agli utenti stabilendo che, al di là di come la si voglia chiamare, la tariffa sui rifiuti è un tributo e come tale non può essere assoggettato al prelievo dell’Iva al 10%. «Partiremo intanto con una causa pilota promossa in favore di cento reggiani - spiega Lucia Lusenti di Federconsumatori - nel giro di otto mesi pensiamo di poter giungere a una sentenza che, viste le premesse, pensiamo possa andare in nostro favore. La causa verrà promossa a breve nei confronti di Iren, anche se resta da capire a chi sia andato realmente quel 10% di Iva in più. Probabilmente, tramite una partita di giro, è finita nelle casse del Comune. Sarà comunque il procedimento a stabilire gli estremi. Sulla base delle prima sentenza decideremo se dare corso alle altre diffide».
Livelli di diossina 12 volte superiori al consentito
E’ di nuovo allarme tumori per le ricadute ambientali e sanitarie derivanti dall’attività di trattamento di fanghi industriali dell’inceneritore di Baciacavallo, provincia di Prato, (gli stessi fanghi che si vogliono bruciare a Parma).
Un nuovo studio commissionato ad un pool di esperti universitari di Mestre, promosso dall’associazione Vita, ambiente e Salute onlus, ha rilevato nel raggio di due chilometri intorno all’impianto di Baciacavallo, livelli di diossina superiori fino a 12 volte rispetto a quanto consentito dalla legge.
In particolare l’analisi è stata svolta su tre campioni, due polli ed una anatra, allevati nell’area di ricaduta di Baciacavallo.
Tutti e tre i campioni sono risultati gravemente contaminati per la presenza di diossine e Pcb (Policlorobifenili). Sostanze quest’ultime messe al bando dalla convenzione di Stoccolma del 2001 che aveva lo scopo di proteggere la salute umana da queste molecole.
Dalle varie analisi effettuate in tutta Italia è emerso che nel raggio di 10 chilometri da questi impianti aumenta il rischio malformazioni, mentre nel raggio di tre chilometri aumentano le probabilità di essere colpiti da tumori allo stomaco, al fegato o da linfomi.
La via italiana prende piede in Europa
Il commissario Ue all'Ambiente, Janez Potocnick, sulla gestione dei rifiuti in Italia: “Non ci saranno più soldi per le discariche, ma saremo più che felici di cofinanziare strutture per il riciclo, che aiuteranno ad andare nella direzione che stiamo promuovendo oggi”.
“Saremo più che felici di cofinanziare impianti per il riciclo” in Italia. Questo il messaggio lanciato oggi a Bruxelles dal commissario Ue all'Ambiente, Janez Potocnik, in occasione della pubblicazione del Libro verde per promuovere il recupero, il riuso e il riciclo dei rifiuti plastici in Europa.
Potocnik, che ieri è stato informato brevemente dal ministro italiano dell'Ambiente, Corrado Clini, “sugli ultimi sviluppi anche connessi alla gestione dei rifiuti a Roma”, ha sottolineato come anche nel Sud Italia ci siano esperienze locali di successo nel campo del riciclo dei rifiuti.
Un convegno con dati allarmanti
di Manuel Venturi da Bresciaoggi
Brescia capitale mondiale delle diossine.
La drammatica rivelazione riguarda la concentrazione di diossine e Pcb nel sangue dei bresciani: se la concentrazione media a livello mondiale è di 13,2 picogrammi per grammo di grasso, nel sangue di chi risiede in città il valore sale a 54, quattro volte la media mondiale.
E il dato è ancora più preoccupante se si guarda a chi vive o ha vissuto nell´area Caffaro: coloro che sono stati esposti all´inquinamento della zona hanno un valore di 82 picogrammi, mentre per chi ha consumato i generi alimentari che venivano prodotti nelle fattorie della Caffaro schizza a 419.
Questi dati sono stati presentati nel corso del convegno «Brutta storia: i tumori aumentano», organizzato dal Comitato per l´ambiente Brescia sud nella sala della circoscrizione di via Livorno. Al dibattito hanno preso parte Fulvio Porta, primario dell´Unità di oncoematologia pediatrica dell'Ospedale dei bambini di Brescia e Marino Ruzzenenti, studioso di storia industriale e ambientale.
Il comitato Santa Donna contro il parco eolico
Apprendiamo che la nostra recente lettera informativa inviata ai consiglieri è stata colta come "intimidatoria" e non come voleva essere un semplice "pro-memoria" sul fatto che diversi cittadini si stanno ovviamente attivando con forza per la tutela della propria salute, del territorio in cui vivono e dei propri investimenti economici.
Segnalare che dei cittadini reagiscono a quello che considerano uno scempio sproporzionato e immotivato, che si sentono "moralmente autorizzati a contestare pacificamente", ci sembra democraticamente normale quando si stanno prendendo delle decisioni così impattanti sulla vita delle persone.
All'amo della paura del dissenso ha indiscutibilmente abboccato una politica sempre più spaventata dal confronto non di facciata con la gente.
Abboccano quindi amministratori sempre più barricati nell'estrema difesa di se' stessi e degli interessi di parte, ormai avulsi dalle reali problematiche della gente?
Certo questo ci allarma perché ci chiediamo come mai sembrino mostrare di avere così tanto la coda di paglia.
L'assalto alla food valley, il silenzio dei consorzi di tutela
Un'altra richiesta di centrale a biomassa nella food valley.
Questa volta è Langhirano al centro degli interessi e dei profitti a spese dei cittadini.
Il comune risponde con una proposta di modifica del Rue, in discussione il 18 marzo.
Ci chiediamo, i consorzi di tutela dei famosi marchi delle nostre terre sono ciechi o sono sordi?
Non sono “a tutela” dei prodotti di eccellenza del made in Italy e del made in Parma?
L'assessore Contini di Langhirano si è espresso così nella pagina facebook del comune.
Vogliamo trasformare la food valley in un grande forno a cielo aperto?
Il dibattito è aperto.
Buongiorno a tutti sono Marco Contini assessore all’urbanistica e all’ambiente del comune di Langhirano.
Vorrei cercare di fornire alcuni dati certi sull’argomento dell’impianto di cogenerazione di Cozzano.
Innanzitutto l’amministrazione comunale di Langhirano non ha mai approvato alcun progetto riguardante una centrale di combustione a Cozzano, questo per togliere qualsiasi dubbio in proposito.
Investimenti Iren sulla rete idrica, il comune chiede chiarimenti a Atersir
Dopo la notizia di ieri, Piacenza porterà Iren in tribunale per i mancati investimenti sulla rete idrica, ora anche Parma chiede spiegazioni ad Atersir, prefigurando possibili iniziative similari.
A sollevare a questione è l'assessore all'ambiente del comune di Parma Gabriele Folli, che ha scritto al presidente di Atesir (Agenzia Territoriale dell'Emilia Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti) Virginio Merola (che è anche Sindaco di Bologna), al direttore dell'Agenzia Vito Belladonna, al presidente in sede locale Roberto Bianchi (sindaco di Medesano) e al coordinatore locale Giancarlo Castellani (assessore Provinciale) per chiedere informazioni dettagliate in ordine agli investimenti previsti, ed eventualmente non realizzati da Iren, sulla rete idrica di Parma.
“Gentile Presidente - scrive Folli - in considerazione delle notizie apparse sulla stampa locale di Piacenza che riferiscono del mandato conferito dall’Assemblea di Atersir al Presidente della Provincia, Massimo Trespidi, di avviare un’azione legale nei confronti di Iren, per recuperare 13 milioni di euro di investimenti mancati nel servizio idrico, chiedo conto della situazione esistente nell’ambito di Parma, anche in relazione all’ultimo consiglio locale di Parma, in cui diversi rappresentanti dei comuni hanno lamentato analoga situazione. In particolare - conclude l'assessore comunale - vorrei avere un ordine di grandezza, se non fosse possibile avere un dettaglio, degli investimenti programmati nel piano quinquennale ma non effettuati dal gestore, investimenti che dovrebbero essere già remunerati dalla tariffa”.
Trespidi, Provincia, Elefanti si dimetta
http://www.liberta.it/2013/03/14/acqua-bene-pubblico-sindaci-e-comitati-si-incontrano/
L’assemblea di Atersir ha dato mandato al presidente della Provincia, Massimo Trespidi, di avviare un’azione legale nei confronti di Iren, per recuperare 13 milioni di euro di investimenti mancati. Tutti d’accordo, ad eccezione del Comune di Piacenza, socio della multiutility. “Quello di Iren è un atteggiamento ingiustificabile, insopportabile, non più tollerabile -ha detto Trespidi -. Quando Atersir formalizzerà l’azione legale, la posizione dei rappresentanti piacentini in Iren, mi riferisco al dottor Marco Elefanti, sarà da mettere in discussione, ne chiediamo le dimissioni”. L’assemblea prosegue inoltre nella valutazione per la gestione, sul modello reggiano, di una gestione autonoma del servizio idrico. Contattato dalla nostra redazione per una replica, Elefanti afferma di non voler rilasciare nessuna dichiarazione e ricorda che il suo mandato scadrà comunque a breve.
AGGIORNAMENTO DELLE 11.35 – I sindaci hanno votato sì per dar corso al percorso che porti all’azione legale contro Iren per i mancati investimenti. Tutti a favore, eccetto il comune di Piacenza che si astiene. Il primo cittadino Paolo Dosi motiva la scelta con queste parole: “Non aderiremo all’azione legale in quanto siamo soci di Iren e l’azione legale sarebbe contro noi stessi”. Dosi ha anche annunciato un imminente discussione sulla presenza in seno al consiglio di amministrazione di Iren.
Nove tesi che smontano il progetto, coscia per coscia
A Poggio Sant'Ilario il cogeneratore di Citterio per bruciare grassi animali. La cittadinanza è contraria, l'amministrazione nicchia. Un'analisi punto per punto.
di Giuliano Serioli
L'iter di approvazione
E' durato neanche 5 mesi.
La presentazione del progetto di Citterio allo sportello unico di Traversetolo è avvenuta il 30/06/2012, la concessione dell'autorizzazione da parte della Provincia nella conferenza dei servizi è del 19/11/2012.
L'amministrazione comunale ha dato subito il suo benestare urbanistico, anche se la normativa prevede una distanza minima di 500 metri dalle abitazioni, che al Poggio sono a 100 metri dallo stabilimento. Il sindaco Lori motiva la concessione in deroga alla normativa perché l'area in questione è definita industriale e quindi bastano 100 metri per gli impianti dalle abitazioni.
A chi le chiede perché abbia informato la cittadinanza solo il 4 ottobre, il sindaco risponde che il titolare di Citterio, in quanto privato cittadino, ha diritto alla privacy come chiunque altro.
Come se il diritto di una parte potesse travolgere quello di tutti gli altri, che hanno diritto di essere informati su un tema che riguarda direttamente la loro salute.
In questi 5 mesi si tengono ben 3 conferenze dei servizi, presso la sede della Provincia di Parma.
Ma la rapidità dell'iter è la conseguenza della sudditanza delle amministrazioni all'aspettativa di Citterio di non perdere il finanziamento europeo, che scadeva il 31/12/2012.
Il sindaco Lori presenta il progetto alla cittadinanza il 4 ottobre, assieme alla dirigenza di Citterio, dopo che il 29 settembre la Regione si era espressa a favore e i giochi ormai erano fatti. Il 19 novembre si tiene la 3a conferenza dei servizi che da l'autorizzazione, dopo ben 2 conferenze andate a vuoto in estate perché la Regione non aveva ancora espresso parere.



















































