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Inviato da caffagnini su 2/9/2010 10:02:00 (7 letture)


Inviato da alex_mallozzi su 11/5/2008 17:32:26 (1449 letture)

di Eleonora Santucci
GreenReport.it

Nonostante il Decreto legge che ha prorogato al 31 marzo 2008 il termine fino al quale gli impianti in attesa del rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) possono continuare a svolgere la propria attività in base al pregresso regime, un nuovo processo di infrazione nei confronti dell’Italia e di altri nove Stati Ue ha preso il via il 6 maggio scorso: l’esecutivo comunitario ha inviato la lettera di messa in mora alla Repubblica italiana per l’omesso rilascio di autorizzazioni nuove e l’omessa rivisitazione di quelle esistenti (in particolare per gli impianti in funzione dal 30 ottobre 1999). La violazione ipotizzata riguarda la direttiva 2008/1 una sorta di opera di codificazione e non una nuova disciplina perché armonizza in un unico testo la storica direttiva Ippc (96/61/Ce) e le numerose modifiche ed integrazioni apportate nel tempo. Dunque la normativa comunitaria continua a subordina l’attività di determinati impianti industriali a elevato potenziale di inquinamento (elencati negli allegati della direttiva tra cui le attività energetiche, quelle di produzione e trasformazione dei metalli, l’industria dei prodotti minerali, l’industria chimica, la gestione dei rifiuti, l’allevamento di animali) all’autorizzazione integrata: una particolare autorizzazione pubblica che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo, ma solo se vengono rispettate precise condizioni ambientali ossia l’utilizzo delle migliori tecniche disponibili (come quelle che permettono di produrre minori quantitativi di rifiuti, di utilizzare sostanze meno pericolose, eccetera); la prevenzione di gravi fenomeni di inquinamento; la prevenzione, riciclaggio o eliminazione dei rifiuti; l’efficace utilizzo dell’energia; la prevenzione degli incidenti e la limitazione delle conseguenze; la bonifica dei siti inquinati. In Italia è il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (così come modificato successivamente anche dal Dlgs 4/08) che ha recepito la direttiva del 96 e ha previsto la disciplina per l’Aia. Con successivi Dm poi sono state indicate le linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili per determinati settori. E con Dl 180/2007 pubblicato in gazzetta ufficiale del 31 ottobre 2007 (data di scadenza prevista dall’Ue per l’adeguamento) è stato differito il termine per il rilascio dell’Aia al 31 marzo 2008. Proroga giustificata dal fatto che le oltre 8 mila aziende che avevano l’obbligo di presentare la domanda di autorizzazione non hanno avuto risposta nei tempi previsti. Dunque un intervento normativo d’urgenza reso necessario non tanto da ritardi delle imprese - che invece avevano presentato le domande nei termini previsti - quanto per le inadempienze burocratiche di molte amministrazioni che non erano state (e forse non lo sono ancora) in grado di soddisfare tale impegno.


Inviato da alex_mallozzi su 26/2/2008 7:28:00 (226 letture)

Da Alicenonlosa.it

Intervista l’oncologa dott.ssa Patrizia Gentilini (Isde-Medici per l’Ambiente). “Si applichi il principio di precauzione di fronte a centinaia di studi che dimostrano la correlazione tra inceneritori e tumori”. Le alternative possibili e già sperimentate.

(alicenonlosa.it n.278 del 26/02/2008)

Patrizia Gentilini, oncologa dell’Isde-Medici per l’Ambiente, che insieme al professor Federico Valerio dell’Istituto Tumori di Genova ha recentemente partecipato ad un convegno organizzato dai Comitati Salute e Ambiente.

In queste settimane abbiamo sentito politici e opinionisti dire tutto e il contrario di tutto sugli inceneritori…

Gli inceneritori sono delle fabbriche di veleni inutili dei quali possiamo fare di certo a meno. Porre il problema dei rifiuti come scelta tra inceneritore e discarica è come costruire una casa cominciando dal tetto.

Perché?

La politica dei rifiuti prevede innanzitutto la riduzione, il riciclo ed il riuso. Il cosiddetto “recupero energetico” per l’Unione Europea non è la combustione di rifiuti indifferenziati. Il recupero energetico si può ottenere anche con trattamenti meccanico biologici senza combustione.

Inoltre, come ho visto io di persona in un centro riciclo del trevigiano, dalla parte non riciclabile dei rifiuti rimasta dopo le raccolte porta a porta con processi di estrusione e senza bruciare si possono ottenere materiali utili e riutilizzabili in edilizia.

Lei quindi condivide la proposta Rifiuti Zero già adottata da grandi realtà degli Stati Uniti come San Francisco in California o la stessa Fresno,“capitale” della industrialissima Silicon Valley?

Assolutamente sì. Se vogliamo uscire da questa finta emergenza, dobbiamo metterci in testa che i rifiuti non sono un problema ma sono una risorsa, una ricchezza sono materiali da non sprecare o distruggere. Solo ripensando bene l’ultima parte di questa catena malata possiamo pensare di uscire dal problema nel quale siamo immersi.

Torniamo sul piano degli effetti della salute. L’Ordine dei Medici dell’Emilia Romagna ha presentato un esposto ed un appello affinché in Regione non vengano più realizzati inceneritori facendo andare su tutte le furie il ministro Bersani. Centinaia di medici hanno firmato appelli sia in Romagna e recentemente anche a Piacenza.

Abbiamo fatto solo il nostro dovere applicando, di fronte a centinaia di studi che dimostrano la correlazione tra inceneritori e malattie, il principio di precauzione. In queste settimane invece ho sentito da parte di politici ed opinionisti affermare cose senza alcun fondamento scientifico. Con politici e giornalisti tv che facevano i medici senza averne i titoli.

Vorrei ricordare che proprio qualche giorno fa anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Medici della Francia ha chiesto una moratoria sugli inceneritori. In più vorrei aggiungere un'altra cosa legata proprio al nostro territorio.

Cosa?

Viviamo nella Pianura Padana: siamo una delle aree più inquinate del pianeta. Abbiamo una riduzione della speranza di vita alla nascita causata dalle polveri sottili Pm 2.5 . Una riduzione che secondo i dati dell’Unione Europea è come minimo di due anni e mezzo con un danno maggiore per le donne.

Non possiamo permetterci di aggiungere altri veleni; dobbiamo ridurre il carico inquinante.

Ma è stato affermato che non esistono studi che provano la correlazione tra inceneritori e malattie.

Non è vero. Porto un esempio.

Un recente studio fatto a Coriano, ha mostrato un aumento del rischio di morte nelle donne che hanno risieduto almeno 5 anni nel raggio di 3 chilometri e mezzo dagli inceneritori di quella zona con un rischio anche di morte per alcuni tumori fino al 54%. Di studi così nel mondo ce ne sono moltissimi e vorrei ricordare una frase dell’oncologo professor Lorenzo Tomatis, già presidente dell’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro di Lione-Iarc e scomparso lo scorso settembre che da sempre denunciò i rischi dell’incenerimento proponendo alternative.

Cosa disse?

Il 25 novembre 2005 all’inizio dell’audizione in Comune a Forlì dichiarò: “Le generazioni a venire non ci perdoneranno il danno che noi stiamo loro facendo”.

Ma c’è chi afferma che gli inceneritori inquinano meno del traffico automobilistico.

Altro modo sbagliato ed assurdo sul piano sanitario di affrontare il problema.

La questione dell’inquinamento dei rifiuti si compara tra sistemi di smaltimento dei rifiuti quindi inceneritori contro raccolte differenziate porta a porta e trattamento meccanico biologico o altri sistemi e si deve scegliere il meno inquinante per la salute umana. Il traffico automobilistico va comparato con diversi modelli di mobilità e così via.

Se potesse lanciare un appello alla nostra società cosa direbbe sul tema?

Io ho lavorato per trent’anni in un reparto di oncologia.

Dobbiamo capire tutti che queste malattie terribili, malattie degenerative, oncologiche, neurodegenerative avvengono per l’esposizione sempre più massiccia della popolazione agli inquinanti ambientali e ai veleni degli inceneritori.

Possiamo farne assolutamente a meno dal momento in cui esistono le alternative con riduzione, raccolta differenziata porta a porta, riciclo, compostaggio e trattamento meccanico biologico.

Matteo Incerti


Inviato da Victor su 27/9/2006 12:15:23 (195 letture)

Anche il PRC di Colorno, sul proprio blog chiede a gran voce il dibattito serio che nessuna delle istituzioni di Parma vuole creare sull'incenerimento dei rifuti. A partire da Vignali che prima promette un confronto tra il consulente del Comune Giuseppe Viviano con Stefano Montanari, poi non si fa più sentire né ne vuole sapere. Perché ha tutto da perderci: non può nascondere la verità che l'incenerimento dei rifiuti è la pratica peggiore per lo smaltimento.


Inviato da hachreak su 15/7/2006 12:17:23 (201 letture)

12/07/2006

Da lunedì scorso è attivo un punto informativo del Comune di Parme ed Enìa cui i cittadini di Baganzola possono rivolgersi per avere informazioni ed esprimere suggerimenti sulla sperimentazione della raccolta "porta a porta" dei rifiuti.

Il chiosco informativo, che si aggiunge al numero verde 800.212607 e alle visite degli incaricati Enìa, è in piazza Salvarani (angolo via Rigoletto) e resterà aperto fino al 29 luglio dal lunedì al sabato dalle 9 alle 12,30 e dalle 16 alle 19,30.

continua a leggere


Inviato da hachreak su 15/7/2006 11:59:23 (204 letture)

Gli inceneritori: attraverso riutilizzo e riciclaggio si risparmia più energia di quanta se ne produca con l'incenerimento

Bruciare i rifiuti significa andare a prelevare nuove risorse (materiali, acqua ed energia elettrica) per realizzare nuovi prodotti.

L'incenerimento recupera solo l'energia dovuta al potere calorifico di un oggetto (il potere calorifico è il calore - misurato in calorie - che è possibile ottenere da un materiale durante un processo di combustione), ma non l'energia e le risorse necessari alla sua produzione.

In una ricerca effettuata dal prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) si è calcolato che il risparmio energetico possibile con il riutilizzo ed il riciclaggio è da 3 a 5 volte superiore al recupero energetico realizzabile con l’inceneritore.

Quando si parla di recupero energetico dall’incenerimento dei rifiuti si commette un grossolano errore sul piano scientifico.
È come se uno trovasse in strada un orologio d’oro e lo cedesse ad un passante a 10,00 euro, sostenendo di aver attenuto un vantaggio economico.

Non si può banalizzare il problema semplicemente valutando il calore prodotto dal processo di incenerimento che si riesce ad utilizzare ma è necessario fare una corretta analisi energetica.

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Inviato da hachreak su 29/6/2006 23:37:23 (2157 letture)

E' disponibile online la possibilita' di firmare contro l'inceneritore!
Per chi ha gia le idee chiare è un buon passo da fare!

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